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Un borseggio, il piacere dell’onestà, la gentilezza inaspettata in un commissariato e da H&M

Ieri a Milano ha piovuto ininterrottamente dalla mattina alle sei di sera e forse anche oltre. Una pioggia battente, non una pioggerellina. Il bilancio della giornata per me è stato: un ombrello dimenticato sul tram (ho perso il conto degli ombrelli che ho perso o dimenticato nella mia vita), un portafoglio rubato e ritrovato, svuotato ovviamente dei soldi che conteneva ma quasi integro per quanto riguarda tutto il resto, un'umidità penetrata nelle ossa fino al profondo. Questa è la parte negativa. Ma c'è anche una parte positiva: gli incontri che ho fatto in commissariato, quello con la persona che ha ritrovato il mio portafoglio e quello con una commessa di H&M che, nel caos di un pomeriggio di pioggia, ha trovato il tempo di occuparsi di me con una gentilezza affatto scontata.

Quando piove a Milano sui mezzi pubblici bisogna fare extra attenzione ai borseggiatori. Nel tempo ho imparato a prendere qualche precauzione: cerco di avere la borsa davanti a me e non di fianco, specie se, come quella che avevo ieri, non si chiude con una cerniera ma resta sempre parzialmente aperta. Devo poi a mia zia Josel, che non c'è più dal maggio del 2011, il prezioso consiglio di non tenere soldi e tutti i documenti nello stesso portafoglio. Comunque ieri sono salita sul tram 27 vicino al Duomo, sono scesa una decina di fermate dopo, in corso XXII Marzo, con l'intenzione di passare dal fruttivendolo e scoprendo che dalla borsa mancava il portafoglio. Non riesco a cambiare il mio atteggiamento quando subisco un piccolo furto. Mi sento profondamente ferita, in un modo forse un po' infantile. E' come se una parte di me dicesse: perché a me? io sono una persona per bene, in fondo. Perché infliggermi questo disagio per pochi soldi? Anche ieri ho immaginato di fare queste domande al ladro/ladra. Ancora peggio sto quando mi rubano la bicicletta o qualche parte di essa: mi è capitato, anche di recente, di non ritrovare il campanello, la sella, la ruota che non era agganciata direttamente a una catena… 

Per la bicicletta – anche se negli anni, a Milano, me ne hanno rubate una ventina, non esagero – non ho mai fatto una denuncia di furto. Tranne una volta, perché mi ero lasciata convincere a inserire un chip inventato dalla Provincia di Milano che avrebbe dovuto permettere di localizzare le bici rubate. Dopo la solite ore di coda per la denuncia e poi al comando centrale dei vigili per attivare la localizzazione, quella volta scoprii che i chip, per un problema di competenze e di fondi del Comune e della Provincia, non erano mai stati attivati, quindi erano inservibili (anche se ovviamente per installarli avevo dovuto pagare, come tanti altri, mi sembra 20 o 30 euro o forse anche di più. Soldi buttati).

Ma con il portafoglio è diverso: il mio conteneva contanti (avevo appena fatto un Bancomat, tanto per essere completamente fantozziana), il badge aziendale, l'abbonamento annuale all'ATM, la carta di credito (che è anche Bancomat), l'American Express, la carta Fidaty Oro dell'Esselunga, che è di fatto una carta di credito, la carta Multipiù della Feltrinelli appena rinnovata e piena di preziosi punti-sconto, ricette mediche per me molto preziose, fotografie altrettanto preziose, bollini per i peluche dell'Esselunga, decine di francobolli e decine di carte fedeltà di vario tipo (adoro le raccolte punti). Ho un portafoglio molto capiente, lo so. Infatti mi sono subita riproposta di usarne d'ora in poi, uno più piccolo, andrò a comprarlo oggi, perché così sarò costretta a riempirlo meno. Sono passata un attimo da casa e poi sono andata al Commissariato più vicino, in via Poma. All'entrata c'è un numero da ritirare per mettersi in coda per le denunce. Erano circa le 13, io avevo il numero 51 e il contatore segnava 46. Cinque persone davanti a me, meno peggio del previsto. Solo che non succedeva niente, sembrava che la coda fosse ferma, che nessuno quindi stesse raccogliendo le denunce. Ovviamente ho iniziato a innervosirmi. Io e le altre persone arrivate dopo di me abbiamo cominciato a fomentarci a vicenda e a commentare a voce alta. Qui nessuno sta lavorando, tutti chiacchierano, siamo alle solite, in Italia non siamo cittadini ma ostaggi dello Stato, non abbiamo tutto il giorno da perdere, dobbiamo tornare al lavoro, perché noi sì che lavoriamo ecc ecc ecc. Alla fine un giovane poliziotto è sbucato da uno degli uffici e ci ha spiegato che A) alle due c'era il "cambio turno" e che questo rallentava le operazioni (?) e B) non riuscivano a riavviare i computer. Spiegazioni che ci hanno fatto ulteriormente innervosire, ovviamente

Alle 14.30 circa è arrivato il mio turno. Nella stanzetta c'era grande nervosismo, i poliziotti non avevano granché gradito le mie esternazioni nella sala d'attesa né quelle degli altri. Però sono stati molto professionali e direi veloci, mezzi tecnologici a loro disposizione permettendo. Perché non smetto mai di stupirmi, purtroppo, della scarsità di mezzi e della infima qualità di questi mezzi con cui i poliziotti, ad esempio, sono costretti a lavorare. E della tristezza e trascuratezza dei loro ambienti di lavoro. Pc vecchi, stampanti che non funzionano, penne senza inchiostro, muri scrostati, vetri sporchi… Io impazzirei a lavorare in posti così. Quindi mi sono sentita pazzescamente in colpa, persino guardando le loro divise, in quell'orribile poliestere che non indosserei nemmeno sotto tortura. Con dei tagli inadatti, credo, a qualsiasi fisico (ma chi le disegna? chi le produce? chi le confeziona?). Mi sono sentita in colpa osservando quei giovani poliziotti che hanno comunque una probabilità molto più alta della mia di essere feriti o addirittura uccisi sul lavoro, ma che guadagnano pochissimo. Ho guardato il loro orologi, due simil Casio che mi ricordavano gli anni 80. Non siamo un Paese civile, ho pensato per l'ennesima volta. 

Dopo aver firmato la denuncia si è presentato un altro poliziotto, credo fosse uno molto più alto in grado di quelli che avevo di fronte. Uno che quindi quasi certamente si era sentito anche più offeso dalle rimostranze che avevamo fatto io e gli altri nella sala d'attesa. Mi è venuto da scusarmi, davanti a tutti: "Perdonate il mio sfogo di prima, quando ti rubano il portafoglio perdi lucidità… Non intendevo offendervi inutilmente, vi ringrazio per il vostro tempo". Il poliziotto anziano è stato l'unico a sorridere e a parlare (gli altri due erano, in effetti, ancora un po' incazzati con me): "Non si preoccupi signorina, non è successo niente, mi racconti piuttosto se sul tram ha visto qualcosa, perché nella zona abbiamo individuato un po' di borseggiatori e borseggiatici e magari prima di Natale riusciamo a prenderli, ma ci servono delle conferme". Così abbiamo parlato un po' e in effetti ho ricordato che davanti e dietro a me sul tram c'erano delle donne che probabilmente hanno "agito in coppia" e mi hanno rubato il portafoglio. Non so se le prenderanno, poco importa in fondo. La cosa bella è stata trovare un po' di umanità e gentilezza affatto scontata in quel triste commissariato.

Tempo di arrivare alla fermata dell'autobus e squilla il cellulare. Dal centralino del Sole 24 Ore chiedevano di passarmi una persona che diceva di aver ritrovato il mio portafoglio. Non ci credevo… La signora che aveva ritrovato il mio portafoglio aveva una voce gentilissima e mi ha descritto tutto quello che c'era dentro. ogni cosa tranne le carte di credito e i soldi. C'era tutto, Fidaty Oro e punti dell'Esselunga compresi. Ma non ero arrabbiata, per aver perso due ore a fare la denuncia quasi inutile a questo punto. Ero così grata e sollevata e rasserenata. Ci siamo messe d'accordo per incontrarci nell'ufficio dove lavora la signora, a mezz'oretta di distanza di autobus da dove mi trovavo quando ho ricevuto la telefonata. Avevo con me una torta, che avrei dovuto consegnare a un'amica che dovevo incontrare più tardi, una cheesecake fatta con le mie mani. Ho pensato di dargliela, la mia amica avrebbe capito. La gentilissima signora che ha ritrovato il mio portafoglio non l'ha voluta, mi ha sorriso e quasi abbracciata per ringraziarmi ma ha detto "sono a dieta"… Non che ne avesse bisogno, secondo me, di stare a dieta, ma si sa, noi donne non siamo mai contente del nostro fisico…

Ecco il secondo tocco di umanità della giornata. In fondo quella signora avrebbe potuto tenersi tutto ciò che ancora di valore c'era nel portafoglio, comprese le varie carte sconto in tantissimi negozi del centro. Invece no, ha cercato il numero del Sole 24 Ore, mi ha persino cercata su Facebook (mi ha mandato anche un messaggio, che ho visto solo molto dopo) e poi mi ha fatta cercare dal centralino. Così, gratis. IL PIACERE DELL'ONESTA', come scriveva il mitico Pirandello.

Stremata – perché queste piccole disavventure metropolitane mi stremano – sono andata a fare l'ultima commissione della giornata, dovevo ritirare una cosa da H&M, un vestito che mi era stato messo da parte della collezione disegnata da Isabel Marant. Per gentile intercessione dell'ufficio stampa di H&M, perché nel giorno in cui la collezione è stata messa in vendita, giovedì scorso mi sembra, io ero ancora a Hong Kong. Il vestito non si trovava, in quel labirinto che è il negozio H&M di piazza San Babila. C'è voluta la pazienza e l'interessamento di una giovane commessa per scovarlo. E' riuscita persino a trovarmi una della borse in tela create ad hoc in cui venivano messi i capi invece che nei normale sacchetti. Uso l'imperfetto perché in pochi giorni è andato tutto esaurito. Ed ecco quindi il terzo episodio di umanità gentile della giornata. A quel punto sono andata verso casa, era il mio giorno libero e avevo in programma di partecipare all'inaugurazione di una mostra. Ma le energie erano finite. A casa ho trovato le mie gatte, alle quali purtroppo non ho potuto raccontare l'accaduto. Ma sono sicura che avevano intuito il mio disagio e le mie disavventure perché – così mi è sembrato – sono state più affettuose del solito. Umanità felina.

  • artemis |

    Mi ritengo fortunata, le poche volte che ho smarrito documenti me li hanno riportati senza volere nulla in cambio.
    In questi giorni sto cercando di capire come far tornare alla sua proprietaria un frontalino autoradio e una trousse trovati in un parcheggio, che sicuramente erano all’interno di una borsa (che però non ho trovato): avete suggerimenti? Sembra che l’unico metodo sia portare il tutto in via Friuli e sperare che siano stati inseriti nella denuncia…
    Commentino ulteriore: nelle caserme non solo non hanno un sistema centralizzato per l’inserimento delle denunce, ma a mia esperienza ogni addetto modifica un suo file word (e bisogna quindi verificare che non rimangano dati del precedente sventurato).

  • Luca |

    ma anche in wikipedia

  • lola |

    Enjoyamoci deve entrare nella Treccani.

  • Luca |

    “ENJOYAMOCI” ogni giorno …

  • lola |

    Enjoyamoci 🙂

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