Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

A Londra c’è il menù per i cultori del “chilometro zero”. A quando i listini per i cultori dell’abbigliamento “a chilometro zero”?

Sono a Londra solo per poche ore, ma è sempre interessante. Fa freddo, più freddo che a Milano, però il cielo a tratti è azzurro, anche se ci sono già stati un paio di acquazzoni. Stasera Furla inaugura ufficialmente il flagshipstore di Regent Street, una sorta di Corso Vittorio Emanuele londinese (mentre New Bond Street, a pochi isolati, assomiglia molto di più a Via Monte Napoleone). Sono stata a pranzo con l'amministratore delegato di Furla, un'azienda con oltre 90 anni storia (è nata a Bologna nel 1927) e se vorrete potrete leggere il mio pezzo domani su Moda24. Dell'incontro voglio raccontarvi però un'altra cosa e riguarda il menù del ristorante in cui abbiamo mangiato. La prima pagina (me lo sono fatto regalare e lo sto rileggendo, non ricorderei tutto a memoria) è intitolata "British grown seasonal produce" ed è un elenco di materie prime utilizzate per le varie portate con accanto il numero di miglia necessarie per farle arrivare alla cucina del ristorante. Chi ha viaggiato meno è il granchio del Colchester (55 miglia), seguito, per brevità del percorso dal "coltivatore-agricoltore-pescatore" al cliente del ristorante, dal burro del Gloucestershire (106 miglia), dal monkfish (non so che pesce sia in italiano) del Dorset (109 miglia) e dal fegato di capra dello Staffordshire (142 miglia). Ma c'è anche chi ha percorso ben 669 miglia (quasi mille chilometri!), come l'aragosta dello Scrabster, seguite dagli scampi delle Orkney Island (710 miglia) o le vongole della Isle of Barra (595 miglia). Non so se ci siano clienti che scelgono in base a quanto hanno viaggiato gli ingredienti dei loro piatti, però l'idea del menù per i cultori del "chilometro zero", o meglio, del "miglio zero" mi sembra divertente e intelligente.

E mi fa pensare che forse un giorno vorremo i brand a "chilometro zero"… Qui a Regent Street ha appena aperto il primo monomarca britannico e forse il primo in Europa, di JCrew, brand super americano che potremmo definire premium. Casualwear, ma per niente accessibile. Quando vivevo negli Stati Uniti ogni tanto ci andavo, anche se all'epoca ero molto giovane e squattrinata, quindi non potevo permettermi granché. Ma ho ancora nei cassetti delle t-shirt e dei vestitini estivi JCrew (che tra l'altro è uno dei marchi preferiti da Michelle Obama). Sui giornali inglesi sono usciti parecchi articoli sul fatto che i prezzi di JCrew a Londra siano molto più alti che negli Stati Uniti. Non è tanto questione di cambio, ma di strategia di composizione dei listini. Per semplificare, sembra quasi che se una maglietta a New York costa 50 dollari, qui la vendano a 50 sterline. Il contrario di quello che fa, ad esempio Cos (gruppo H&M), che ha un megastore proprio di fronte a Furla. Sul cartellino, che è identico a Londra, Milano, New York o Stoccolma, è indicato il prezzo in euro, sterline, dollari e corone. Sono prezzi diversi e non sono proprio aggiornati ai cambi del momento, ma riflettono chiaramente le differenze valutarie. Un atteggiamento più onesto, trovo, di quello di JCrew, che in un certo senso fa pagare ai londinesi il trasporto dei suoi prodotti fino a qui… Detto questo, prima di ripartire andrò a farmi un giro, da JCrew. E forse comprerò. Perché sono una inguaribile cicala che nella maggior parte dei casi acquista d'impulso, senza fare troppi ragionamenti su cosa mi convenga fare per risparmiare un po'…

  • Giulia Crivelli |

    @maria
    sono ripassata ieri da viale monte nero, il negozio è al 61 e si chiama MARK UP, KILOMETRO ZERO
    purtroppo era chiuso ma uno di questi giorni entro!

  • Giulia Crivelli |

    @maria
    sai che venerdì ero in viale monte nero, purtroppo di fretta come sempre, e sono passata davanti a un negozietto con l’insegna “vestiti a chilometro zero”? ti ho subito pensata e mi sono ripromessa di tornarci uno dei prossimi giorni!

  • Maria |

    @Giulia: tranquilla, Giulia, non era una critica nei tuoi confronti la mia :-). In ogni caso, ti consiglio davvero di andare a Fa’ la cosa giusta. E’ una bella fiera. I produttori, però, cambiano spesso.

  • lola |

    @giulia Buon riposissimo con le gatte 🙂 (io invece i week end lavoro nel negozio di mia figlia, perché corrisponde a suoi giorni di riposo, in settimana invece in studio a dipingere, purtroppo senza accumulare miles, mi piacerebbe viaggiare 🙂

  • Giulia Crivelli |

    @Maria
    sono almeno un paio di anni che mi ripropongo di viisitare la fiera Fa’ la cosa giusta o di approfondire questo tema. Poi, come dice lei, si pensa solo alle grandi marche. Prometto che rimedierò!
    @lola
    troppe miles! alle 5.45 ho il pick up, alle 7.30 l’aereo, alle 10.35 sarò a milano, pomeriggio di “mezzo lavoro” (ho un piccolo impegno alla radio) e poi RIPOSISSIMO fino a lunedì!
    buon week end a entrambe!

  Post Precedente
Post Successivo