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Il successo del parka Benetton: esiste una formula magica per lanciare un “it product”, oltre che una “it bag”?

Nei giorni scorsi sono andata a caccia del parka Benetton, quello da 59,95 euro apparso su tutti i giornali, con una pubblicità tutto sommato discreta, tradizionale, senza testimonial né modelli o modelle improponibili per aspetto o postura, una pubblicità in cui si vede molto bene il prodotto e certamente è molto molto estesa. E' su tutti i quotidiani, settimanali, mensili, non si può non notare…

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Amo da sempre i parka e sono anni che metto solo capispalla a mezza gamba, quindi il parka "low cost" di Benetton mi sembrava il capo perfetto da regalarmi per festeggiare l'arrivo della primavera. Credo che il primo rifornimento nei negozi sia praticamente esaurito. O meglio, nella maggior parte dei negozi "United Colors of Benetton" mancano già le taglie e i colori: nelle mie peregrinazioni tra Vercelli, dove mi trovavo domenica, e ieri, a Milano, non ho trovato il 42 nel colore che volevo, ad esempio. Alla fine l'ho comprato in altri due colori, presa da una specie di raptus per avere quello che secondo me sarà il best seller di stagione. Un motivo è il prezzo, sicuramente. Ma c'è di più, quando un prodotto colpisce così in fretta il pubblico. Non esiste (magari esistesse!) una formula per mettere a punto un "it product", come non esiste una formula per una "it bag" (mi ero occupata di Celine e delle famose borse con le orecchie, che è un po' una variazione sul tema, nel post La Trapeze di Céline e le sue tante, tante sorelle).

Nel caso del parka Benetton c'è un misto di: giusto prezzo (lo ripeto, ma di questi tempi mi sembra importantissimo), giusti colori (quelli classici, tipo verde militare e kaki, ma anche giallino appena appena fluo e rosa antico), giusta forma (niente di esagerato, tutto minimale, sembra l'abbia disegnato un nordico…), giusti abbinamenti possibili con giacchine, pantaloni, magliette dello stesso colore, giusta pubblicità, giuste vetrine.

Ho sentito tante considerazioni sull'attuale posizionamento di Benetton nel panorama delle catene di abbigliamento e si è parlato, ad esempio, dell'arrivo di un nuovo ad. Io penso che concentrarsi sul prodotto sia la prima cosa e che Benetton possa ancora giocarsela con Zara, H&M e tutti gli altri. La rete di negozi c'è, come ho constatato nelle mie peregrinazioni. Bisogna trovare il mix tra un prodotto che attiri l'attenzione, su cui magari concentrare gli sforzi di comunicazione, con campagne pubblicitarie che non hanno più bisogno di scandalizzare o stupire. E nei negozi deve esserci molto altro. Erano molti anni che non compravo più da Benetton, ora sarò felice di tornarci.

 

  • Giulia |

    @Ovel
    Lei è troppo gentile a citarmi con sua figlia… Sul parka Benetton le saprò dire, oggi ho indossato il mio ma presto gli darò una prima lavata e metteremo alla prova la qualità! devo dire però che ieri ad esempio sono entrata in un altro negozio Benetton a Roma e ho visto un bancone di camicie a 19,99 che mi sembravano allegre, carine, anche loro con un buon rapporto qualità-prezzo
    che memoria su “20 feet from stardom”! sì, sono felice che abbia preso l’Oscar. Ogni tanto ripenso ad alcuni personaggi e mi rendo conto di quanto bene siano stati raccontati e di quanto “bisogno” ci fosse di raccontarli. anche se poi temo che in pochi abbiamo visto il documentario!

  • O v e l |

    Oggi mia sorella ha comprato al mercato un parka verde kaki. Costo: 40 euro. L’etichetta recita: “Confezionato in Italia, Prato, 100% cotone” (chissà se fatto dai cinesi!). Quando mi ha chiesto se aveva fatto un buon acquisto, mi è venuta subito in mente Lei, infatti ho risposto: “Ma perché non hai preso quello Benetton?”. E lei: “Ma tu cosa ne sai che la Benetton non ti è mai piaciuta!”. E io: “Ne ha parlato un gran bene la Crivelli” E lei: “Ma chi è sta Crivelli?”. E io: “Facciamo che te lo spiego un’altra volta. Comunque non son sicuro che hai fatto un ottimo acquisto”.
    Ps: ha visto poi che “20 feet from stardom” ha vinto l’Oscar come miglior documentario? Ne aveva parlato molto bene se non ricordo male.

  • SaintPreux |

    Il low cost di Benetton viene dal Bangladesh, come tristemente dovremmo ricordare, e di ‘italiano’ non ha praticamente nulla; un marchio impolverato e stantio che ha da anni disperato bisogno di una forte scossa di stile e immagine.

  • LUCATRAMIL |

    Finalmente una rèclame sul prodotto e non astratta. E’ l’unico modo vincente per battere il low cost cinese (che si trova anche nelle catene spagnole) e far vedere perchè ed in cosa consiste il plus del prodotto italiano.

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