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I film su Yves Saint Laurent, Enrico Berlinguer e l’importanza della memoria

Yves-Saint-Laurent-film-640Settimana scorsa ho visto il film su Yves Saint Laurent di Jalil Lespert con Pierre Niney, ieri invece quello su Enrico Berlinguer di Walter Veltroni. Due biografie appassionate, diversissime ovviamente. Ma in comune hanno una cosa: l’importanza di ricordare, di non lasciare che la memoria di persone e avvenimenti che, in un modo o nell’altro, hanno segnato epoche, vadano perduti. Il film su Saint Laurent poi mi ha colpita anche come racconto di una storia d’amore eccezionale, in cui c’è un salvatore, almeno in apparenza, Pierre Bergé, compagno di vita dello stilista per 50 anni, e un salvato, Yves. Salvato suo malgrado, forse. Come dice lo stesso Bergé in un’intervista uscita oggi su Repubblica, dove parla della sua “eutanasia programmata” (non lo linko perché sul sito è a pagamento). Ricordare la vita di Saint Laurent, per chi, come me, si occupa di moda, è importante: primo perché tante delle invenzioni dello stilista francese hanno influenzato decine di stilisti dopo di lui. Secondo, perché il mondo della moda in cui è cresciuto Saint Laurent è completamente diverso da quello di oggi, sia per modalità di comunicazione (all’inizio del film si vedono i defile di alta moda dell’epoca e persino di quando era ancora in vita Dior…) sia per tutto il resto: oggi esistono i grandi gruppi del lusso, nelle maison francesi e in alcune di quelle italiane è avvenuto o è in atto un ricambio generazionale. Poi c’è la comunicazione, l’importanza dei negozi… tutte cose che sono cambiate nel tempo, che forse cambieranno ancora. Bene ricordarlo. Meglio ancora sarebbe studiare il tutto, leggere il libro da cui è tratto il film. Ma si sa, non c’è mai tempo. Specie per studiare, purtroppo.

enrico
Quando c’era Berlinguer si apre con le risposte di alcuni liceali di Roma e Sassari alla domanda “sai chi è Enrico Berlinguer?”. Solo uno dei ragazzi interrogati (almeno 10) riesce a rispondere. Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, nell’editoriale di questo numero della rivista, intitolato “Scontato” ha notato la cosa ma dice, sostanzialmente, che è normale, che ogni generazione ha diritto, per così dire, ad avere i suoi ricordi e i suoi personaggi storici da memorizzare. Scrive De Mauro:

“Quei ragazzi però non vanno giudicati. Intanto perché, anche se non sanno chi era Berlinguer, sicuramente sanno tante altre cose, probabilmente molte di più di quelle che sapevano i ragazzi che avevano la loro età trent’anni fa. Hanno più strumenti, e questo conta più della quantità di informazioni accumulate. Ma soprattutto quei ragazzi insegnano che nessuno dovrebbe dare mai nulla per scontato, neanche quello che sembra ovvio.”

Sono d’accordo, specie per quanto riguarda Berlinguer: riascoltarlo oggi fa capire quanto fosse avanti rispetto al suo tempo, che occasione persa sia stata la rivoluzione interrotta dalla sua morte. E quanto importante sarebbe, per ragazzi che devono ancora, su molte cose, formarsi un’opinione, sapere come ragionava l’uomo Berlinguer e il politico Berlinguer. Personalmente poi ho versato molte lacrime durante il film, di fronte a quel volto così dolce nel senso di compassionevole, dolce e fermo insieme. Sono del 1969, avevo 15 anni quando Berlinguer è morto, so chi è ma è anche merito dei miei genitori, che su molte cose sono stati ottimi custodi della memoria di cose che non ho vissuto.

Berlinguer ha lasciato un ricordo splendido, come persona, in tutti quelli che lo hanno conosciuto (non credo si possa dire la stessa cosa di Saint Laurent, tutto genio e sregolatezza, passione e delirio, amore e odio, irrazionalità e depressione autodistruttiva). E ha lasciato molti, troppi, orfani delle speranze di cambiamento che aveva fatto nascere. Ho scoperto di recente che in giapponese esistono due traduzioni della parola nostalgia. Una è simile al significato che diamo noi alla parola: una sensazione di rimpianto misto a tristezza per qualcosa che non c’è più. Un desiderio impossibile di rivivere qualcosa che non tornerà. Poi però c’è una seconda traduzione, che suona come “nostalgia felice”. Si pensa a qualcosa che è stato ma senza il velo della tristezza, perché il ricordo è bello, sereno. Vorrei provare questo secondo tipo di nostalgia per i tempi in cui Berlinguer parlava ai cuori degli italiani, non solo quelli del suo partito. Il desiderio è talmente forte che ieri notte ho sognato Berlinguer. Ma svegliandomi la sensazione non era di una “nostalgia felice”. Perché non vedo nessuno all’orizzonte che possa anche solo lontanamente ridarmi fiducia in un uomo politico di sinistra e nella sua buona fede (lo stesso vale a destra, ovviamente). Come dice Renzi, l’alternativa a me è il Mago Otelma. Appunto.

  • Lucy |

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