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L’orgoglio (inatteso) di essere italiani a Londra

Sono a Londra per l’inaugurazione di Pradasphere, un progetto studiato in partnership con Harrod’s che prevede una mostra al quarto piano del department store, 40 vetrine dedicate, il debutto del concept “Pasticceria Marchesi by Prada” (l’azienda guidata da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli ha comprato la storia pasticceria milanese poco più di un mese fa) e un temporary store all’entrata dello stesso Harrod’s dove sono in vendita alcuni prodotti creati apposta per l’evento (in programma fino al 29 maggio). I dettagli, per chi vorrà, si potranno leggere in un articolo che scriverò per l’edizione cartacea del Sole 24 Ore e che uscirà probabilmente lunedì prossimo, il 5 maggio. Nel frattempo posso raccontare alcune delle sensazioni che ho provato ieri e oggi, passeggiando e guardandomi intorno.

Ieri ho fatto una camminata lungo Bond Street e poi Oxford e Regent Street, per avere un’idea delle novità, delle nuove aperture ecc. Tutto è in perenne cambiamento, nelle strade del lusso, a Londra e non solo ed è sempre divertente cercare di restare aggiornati. In aereo avevo pensato che io e gli altri giornalisti italiani qui a Londra saremmo stati bersagliati, come è accaduto innumerevoli volte negli anni passati, dalle domande sullo stato del nostro Paese e sulle più recenti uscite (gaffe?) di Berlusconi. La reazione sconclusionata che l’ex premier ha avuto dopo la frase che ha detto sui tedeschi (che “negherebbero l’esistenza dei lager”) mi aveva fatto temere il peggio. Premessa: sono tedesca per metà, posso dire che la Shoah è una specie di ombra che pesa sulle menti e i cuori dei tedeschi anche nel più luminoso e soleggiato dei giorni. Non ci abbandona mai. Il negazionismo in Germania è un reato penale. Negazionisti ce ne saranno pure, ma non tra le persone “normali”. E purtroppo di negazionisti ce ne sono dappertutto (anche in Italia, vedi il caso del matematico Odifreddi). Per fortuna finora nessuno mi ha chiesto di Berlusconi. O di Renzi.

In compenso Bond Street e New Bond Street sono un susseguirsi di insegne italiane, di stile italiano, di buon gusto italiano. Le vetrine dei marchi italiani sono le più belle, lo dico con un pizzico di orgoglio nazionalista che forse non guasta. E lo dico anche se non sono nazionalista, di natura. Non difenderò mai a priori né l’Italia né la Germania, ma quando si è a Londra (come mi era capitato del resto a Los Angeles), vedere questa “colonializzazione del gusto” fa molto piacere.

Mi ha fatto piacere anche notare che il maitre del ristorante dove abbiamo cenato ieri sera era un italiano. Giovane e pieno di energie. Parlava perfettamente inglese, ovviamente, e non ho avuto tempo di farmi raccontare la sua storia di emigrato. Ma deve essere stato per merito, energia e voglia di fare che è arrivato al ristorante di Grosvenor Park dove Prada ci ha offerto la cena.

Domani si torna a Milano, mi spiace non aver avuto più tempo per girare per Londra. Mi serve per fare scorta di ottimismo, indispensabile back home, per continuare a sperare che il nostro Paese – e non i suoi cervelli in fuga, che in un certo senso hanno già svoltato – sia vicino a una svolta.

  • Lucy |

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  • Luca |

    Giulia è sempre un piacere leggerti … mi porti virtualmente con te … Brava ! Buona Giornata

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