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Perché a Milano non abbiamo il nostro “Met Ball”?

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A New York il conto alla rovescia è iniziato da settimane, se non da mesi. Questa sera ci sarà il Met Gala, meglio noto forse come Met Ball (anche se il suo nome originario era Costume Institute Gala), un grande evento di beneficienza associato alla mostra più importante dell’anno del Costume Institute del Metropolitan Museum, la parte del grande museo newyochese dedicata alla storia della moda e del costume: la collezione permanente comprende 35mila abiti e accessori proveniente dai 5 continenti e che coprono sette secoli (nella foto a destra, il famoso vestito creato da Yves Saint Laurent nel 1965 ispirandosi ai quadri più noti di Piet Mondrian, donato al Costume Institute nel 1969).

Quest’anno sarà speciale, perché il Costume Institute è stato da qualche mese intitolato ad Anna Wintour (ne avevo scritto in un post in gennaio, “Il Met premia Anna Wintour, fund raiser da 125 milioni: ora il Costume Institute porta il suo nome“, ora si chiama Anna Wintour Costume Center) e perché la mostra (“Charles James: Beyond Fashion“, che aprirà al pubblico mercoledì) è dedicata a uno stilista americano, poco conosciuto in Europa, ma che la direttrice di Vogue America vuole far conoscere. Garantito che ci riuscirà. Un biglietto per il Met Gala (cena inclusa) costa 25mila dollari (circa 18mila euro, con un bell’aumento rispetto ai 10mila del 2013) e all’evento partecipano stilisti, imprenditori, modelle, star di Hollywood, musicisti, giornalisti, politici locali e non, cantanti ecc. Credo si possa dire che il Met Gala è l’evento di moda più importante dell’anno, a New York. Sufficientemente lontano dalle fashion week (che si tengono in febbraio e settembre) e da altri grandi eventi mondano-sociali come gli Oscar e gli altri premi cinematografici, il Gala mette tutti d’accordo, soprattutto gli stilisti e i creativi.

Davvero viene da chiedersi: perché non organizzare un evento simile a Milano, capitale italiana e mondiale del pret-a-porter? Si dirà che è perché non abbiamo un museo simile al Costume Institute. Vero, però si potrebbe pensare a una location alternativa. Mi viene in mente la Triennale, che alla moda ha sempre dedicato molta attenzione e che si presterebbe anche per il crescente legame che sembra esserci tra moda e design (come si è visto durante il Salone del mobile nello scorso aprile). Ma si potrebbe anche aguzzare fantasia e ingegno e organizzare il “Milan Gala” al museo di storia naturale, che ha spazi grandi e spettacolari ed è centralissimo (corso Venezia). Oppure nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale. O ancora, in piazza dei Mercanti, dove alcuni anni fa Dolce&Gabbana avevano allestito una bellissima mostra fotografica. I fondi raccolti potrebbero essere destinati o alla costruzione del tanto atteso museo della moda di Milano o a progetti per i giovani o per la promozione dell’artigianato italiano nel mondo. C’è veramente solo l’imbarazzo della scelta. Intravedo un problema, che ha dell’inspiegabile eppure so che esisterebbe. Le rivalità che gli stilisti italiani mettono da parte quando vanno a New York, accorrendo in massa da ogni parte del mondo si trovino in quel momento, per salutare Anna Wintour e presenziare all’evento dell’anno, ebbene, quelle stesse rivalità forse in Italia ci sarebbero ed impedirebbero il successo dell’evento. Un “Milan Gala” forse farebbe fatica a decollare. Immagino ad esempio farraginose discussioni su chi siede a quale tavolo ecc ecc. Forse sbaglio, forse basterebbe qualcuno che si impegnasse a fondo nell’organizzazione di un evento così e ci si riuscirebbre. Non mi candido, ovviamente. Perché non sono una brava organizzatrice. Ma forse qualcuno lo farà e smentirà i miei dubbi. Dico solo che sarebbe bello avere un Milan Gala. Nella moda, non abbiamo poi molto da invidiare a New York.

  • Maria |

    Ho appena letto anche del Manhattan Cocktail Classic alla Biblioteca Pubblica newyorchese. Purtroppo sembra più che altro un evento per promuovere l’alcolismo da parte dei produttori di alcolici. Ma mi piace l’idea dell’aperitivo anche fra i libri. Chi sa che non sia positivo anche per promuovere la lettura.

    Forse oltre alla moda si potrebbe chiedere anche a Campari, Masi o Baladin di sponsorizzare un aperitivo nella Biblioteca Nazionale Braidense.

  • lola |

    Il Met Ball mi sembra una gran farsa, eccessiva e volgare. L’autocompiacimento dei così detti “happy few” è diventata insopportabile.

  • paola bottelli |

    Perché qui non si usano gli abiti da ballo?!?

  • Danijela R. |

    Troppe prime donne? Mancanza di leadership? Eccessivo affidamento sullo status quo? O semplice assenza di sistema/visione strategica?
    Il Met Gala non è solo una raccolta fondi, ma è sopratutto un potentissimo STRUMENTO di “win-win marketing”…

  • Anita Pezzotta |

    Bellissima idea! Nella moda non abbiamo nulla da invidiare a nessuno e credo che, in un momento come quello attuale, celebrare le eccellenze del nostro Paese sia fondamentale. Una celebrazione che, però, non deve essere fine a se stessa, bensì prospettica, utile a prefigurarsi qualcosa che stimoli la riscoperta culturale e valoriale propria dell’Italia. Sono un’organizzatrice di eventi e adoro la moda italiana intesa come cultura, scrigno di storia e istanze sociali: la sua proposta, pertanto, mi pare favolosa. Mi auguro che venga colta dai soggetti preposti alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione di un settore strategico come quello della moda nonché dai soggetti protagonisti come gli stilisti: mai come ora è fondamentale mettersi in rete, ossia coniugare competenze, abilità e peculiarità per generare una forza esponenziale verso l’estero. Stando ciascuno nel proprio guscio, non daremo molto lontano.

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