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Dopo i “karlismi”, ecco una selezione di “giorgismi”

Qualche mese fa (nel novembre 2013, per la precisione) scrissi un paio di post in cui riportavo alcuni “karlismi”, cioè citazioni tratte dal libro “Il mondo secondo Karl” (Rizzoli), in cui due giornalisti francesi (Jean-Christophe Napias e Sandrine Glbenkian) e un illustratore (Patrick Mauriès) hanno cercato di raccontare Karl Lagerfeld, raccogliendo i suoi “aforismi”. Il titolo di uno dei post era “Duecento pagine di karlismi, ma Lagerfeld resta un mistero“, perché per quanto divertenti e, appunto, citabili, le frasi, i giudizi, le opinioni espresse dallo stilista negli anni tracciavano, secondo me, un ritratto molto contradditorio. Qualche settimana fa mi è arrivato invece “I cretini non sono mai eleganti. Giorgio Armani in parole sue” (Rizzoli-Etas), un libro curato da Paola Pollo (@PpolloPaola) che raccoglie centinaia di “giorgismi”. Qui la sensazione è opposta, di una coerenza esemplare, con qualche umanissima uscita dal seminato, fatta quasi con “scuse annesse”. Come se Armani, nelle rare volte in cui si contraddice, ci dicesse anche: capita anche a me, ma mi sento quasi in colpa quando succede…

Inutile dire che – fatto salvo il genio di entrambi gli stilisti – ammiro infinitamente di più la coerenza di Armani, che forse “vale” ancora di più in un settore come quello della moda, che ama autoassolvere le proprie contraddizioni adducendo come giustificazione il fatto che la moda è di per sé in perenne cambiamento e mutamento e che tradisce sempre se stessa. Come ho sempre ammirato di più del resto Ivan Lendl rispetto a John McEnroe o Pirmin Zurbriggen rispetto ad Alberto Tomba. Dalle parole di Armani si intuisce la “fatica” di essere Armani ma anche il piacere di essere così coerente e autodisciplinato. E le sue insicurezze, nascoste con pudore ma a volte anche rivelate con estrema sincerità. Una sorta di Kant, un uomo che sembra davvero “avere la legge morale dentro di sé”.

Ieri ho riletto il libro, segnando i giorgismi che mi sono piaciuti di più. Ne trascrivo un po’ (tra parentesi, come riportato da Paola Pollo, che ha fatto un lavoro davvero certosino, il nome del giornalista e la testata a cui Armani aveva rilasciato la dichiarazione, con relativo anno). Le citazioni sono nell’ordine in cui le ho trovate nel libro, con date molto diverse. Ma è proprio questo zig zag nei decenni (dagli anni 70 a oggi) a farci capire la coerenze di Armani (e brava Paola anche per questa scelta di editing non scontata!)

– I valori dei ventenni non sono i miei, ma mi rasserenano e poi mi fanno capire cosa pensa, cosa vuole la gioventù, anche in fatto di moda. E io cerco di offrirgliela anche se mi rendo conto che rendendo frenetico il mercato, noi produttori di merce siamo diventati corruttori (Natalia Aspesi, La Repubblica, 2004)

– In tutta la mia vita ho avuto bisogno di qualcuno che mi dicesse: forza, devi farlo, vedrai che ci riesci! (Angelo Todini, Cosmopolitan, 1977)

– A una certa età ti mettono da parte. Nessuno mi chiama per propormi di andare al cinema. Non lo crederete, ma mi trovo a volte la sera solo a casa con il mio gatto a guardare la televisione o a leggere (Florentin Collomp, Le Figaro, 2010)

– Disegnare fino a 85 anni mi sembra assurdo. Spero solo che Armani possa continuare a esistere senza Armani (Rafa Rodriguez, El Mundo, 2012)

– La mia natura è così pessimista che mai ho neppure sognato di essere un giorno qualcuno. Io non credo alle mie facoltà e tutto quello che ottengo per me è una sorpresa (Caterina Zaina, Domenica del Corriere, 1980)

– Mi trovo a disagio, non trovo più la buona fede né il sentimento vero della politica. Non provo sicurezza per le mani cui siamo affidati. Troppa improvvisazione, troppi giovani impreparati. Non che difenda i vecchi baroni, ma bisogna aver almeno studiato (Gabriele Romagnoli, GQ, 2013)

– Resto un rompiballe. Con un esapserato senso dell’estetica non solo fisica, ma anche mentale che mi porta a non dire mai “che bello” fino in fondo, a non essere mai del tutto contento. Devo dire che la malattia mi ha portato a vedere con più lucidità questo mio atteggiamento, a ripensare all’eccessiva severità nei miei confronti e nei riguardi degli altri. Ma non è facile cambiare (Antonella Matarrese, Panorama, 2010)

– Questo è un lavoro che il successo, se ce l’hai, non te lo puoi godere (Lucia Sollazzo, La Stampa, 1978)

– La valigia è intelligente proporzionalmente alla sicurezza in sé di chi la prepara. Chiunque sappia in che panni si trova a suo agio, fa valigie perfettamente in cinque minuti (Teodora Pavoni, Bella, 1997)

– Un’organizzazione così precisa potrebbe benissimo sopravvivermi, fatti i debiti scongiuri, naturalmente! Insomma posso gestire questa fase con tranquillità perché ho sempre mantenuto saldamente in mano non soltanto lo stile, ma anche la gestione della proprietà (Paola Bottelli, Il Sole 24 Ore, 2008)

– Ora sono il manager del mio business. Trovo molto divertente giudicare da me il mio lavoro. Il manager è molto severo con lo stilista! (Jane Furnival, The European, 1990)

– La cosa più difficile è mantenersi. Costruire si fa senza pensare. Però mantenersi implica controllare molti elementi: commerciale, stampa, pubblico, creatività (Anabel Zamora, Elle Spagna, 2000)

– A un’analisi superficiale può sembrare che la produzione all’estero sia più conveniente per quanto riguarda il fattore costi. Ma non è sempre così. Oltre alla minor quialità, ci si scopre con difetti, capi da rendere, necessità di maggior organizzazione, difficoltà nei controlli della programmazione, che deve essere anticipata con il rischio di rimanenze nei tessuti e prodotti. Alla fine, insomma, nell’economia generale dell’impresa non è detto che sia interessante (Paola Bottelli, Il Sole 24 Ore, 1997)

Chiudo con questa citazione (ma forse farò un secondo post, avevo segnato anche altri “giorgismi”!) perché trovo incredibile che già nel 1997 Armani facesse queste considerazioni, non a caso sollecitato da Paola, sulla delocalizzazione. Oggi si parla molto di “reshoring”. E lo si fa usando, di fatto, gli stessi argomenti che Armani usava DICIASSETTE anni fa!

 

  • Paola Bottelli |

    @giulietta, noi dobbiamo essere per forza a favore del reshoring: è una delle poche speranze per il futuro dell’economia italiana!! Buon lavoro!

  • Ovel |

    Aspettavo questo post e attendo con curiosità la seconda parte!

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