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Dopo i “karlismi”, ecco una selezione di “giorgismi” / Parte seconda

Come promesso, proseguo la trascrizione dei “giorgismi” che mi hanno colpita di più tra quelli selezionati da Paola Pollo nel suo libro “I cretini non sono mai eleganti” (si veda il post di ieri). Aggiungo, visto che ho fatto il confronto con il libro di aforismi di Karl Lagerfeld, che in quel caso la provenienza e la data del “presunto” karlismo non sono mai segnati e resta quindi il dubbio che il kaiser quelle parole le abbia davvero pronunciate. Paola ha fatto bene, secondo me, a essere così precisa nel citare le fonti. E, come ho scritto ieri, è molto interessante andare avanti e indietro nel tempo. Oltre a rigustare la scrittura di persone che non ci sono più, come Guido Vergani, citato più volte nel libro, uno che Armani (e la moda) li conosceva e raccontava benissimo.

– Con la donna siamo molto meno severi. Vuole rinnovarsi più velocemente. Ma anche lei è stata coinvolta in spinte  poco realistiche.. Per sei mesi guerriera, per sei mesi raccoglitrice di riso in Cambogia, per sei mesi romantica. Questi ritmi di cambiamento sono insostenibili (Marco Sorteni, Domenica del Corriere, 1983)

– Gli evergreen? La ti-shirt e jeans di James Dean, il giubbotto di pelle nera di Marlon Brando, l’eskimo dei sessantottini, padre putativo di tutti i parka. La borsa Kelly. Lo zainetto. La bigiotteria Chanel. I gioielli indiani degli hippy. Il bikini e l’olimpionico. E tra le scarpe? Il sandalo di Chanel. Le Nike. Le Timberland. In chiusura di secolo: i sandali d’inverno e gli stivali d’estate (Enrico Arosio e Jacaranda Falck, L’Espresso, 1999)

– Al giorno d’oggi imporre una moda, quale che sia, in maniera drastica è come dare degll’imbecille a uomini e donne (Adriana Mulassano, Annabella, 1984)

– Nei momenti difficili la gente che ha soldi cerca di non farlo vedere troppo e la gente povera cerca di non sembrare troppo povera. Comunque sono convinto che il lavoro degli stilisti è molto più ricco, migliore, perché si vedono obbligati a curare di più i dettagli, eliminare il superfluo, produrre capi di qualità e che durino di più nel tempo (Adriana Segura, La Vanguardia, 1993)

– Quando ho finito una sfilata, subito cominica l’angoscia e il pensiero della prossima. Il primo impulso è di fare tutto diverso, poi per mille motivi torno sempre sul “luogo del delitto” e la collezione dopo diventa l’evoluzione della collezione precedente. Mai fare salti troppo lunghi (Donna, 1990)

– Da quando ho cominicato a lavorare ho sempre avuto il pallino della comunicazione. Che cosa vuol dire fare moda sensa comunicare? Nulla. Quale migliore mezzo, quale veicolo più efficace di un grandissimo muro nel cuore della città da dipingere, reinventandolo, a ogni cambio di stagione? (Giovanni Iozzia, Class, 1998)

– Sì, c’è un uso della parola lusso che supera il ridicolo. Un oggetto di lusso è qualcosa che ha un valore intrinseco forte. Adesso sotto la parola lusso passa di tutto: la borsa fatta di cartone perrò rivestita dalla griffe, il vestito finito, ma fatto malissimo, impossibile da portare se non da quattro giornaliste che non sono nemmeno benfatte e questo passa per lusso… Il lusso è ancora la borsa di Hermès, la Kelly fatta con certi requisiti in certi materiali non distribuita ovunque. Il lusso è ricerca, attenzione, non può essere diffuso a tappeto (Michele Lupi, GQ, 2008)

– Ho un solo quadro appeso in casa. E’ un piccolo ritratto di donna firmato Matisse. Me l’ha regalato Eric Clapton. E’ splendido, ma sono contrario a relegare l’arte tra le pareti domestiche. Trovo “perverso” ed egoista chi colleziona opere per tenerle solo per sé. I capolavori sono destinati a tutti (Paola Pisa, Il Messaggero, 1996)

– Terribili, sono momenti terribili quelli della sfilata: 20 minuti che non finiscono mai, lunghi con uno spazio troppo vasto, quasi insopportabile (Natalia Aspesi, Amica, 1984)

– Le sfilate non sono finite, né finiranno mai. Il loro compito è raccontare la tua storia, le tue idee (Il Giorno, 1987)

– Sono l’unico designer al mondo che ha cinque brand diversi e la cui fascia di prezzo oscilla dai 30mila ai 20 dollari. Vesto tutte le donne, povere e ricche (Alessandra Farkas, Corriere della Sera, 2004)

– I cretini non sono mai eleganti. Gli intelligenti, invece, anche con due stracci addosso, sono vestiti logicamente, quindi sono sempre eleganti.

Ecco, concludo con il giorgismo che dà il titolo al libro (ma confesso che qualche intelligente NON elegante, almeno per come concepisco io l’eleganza, l’ho incontrato. Cretini eleganti, in effetti, no). I giorgismi del libro sono centinaia, la mia è solo una selezione personale. Quindi compratevi il libro, lo dico da “luddista” della carta e perché penso che siano soldi ben spesi, specie se si sta partendo per le vacanze e si ha tempo di oziare tra le pagine, aprendole e chiudendole a piacere. o riempendole di post it e piccole note, come ho fatto io.

In ogni caso, buone vacanze a tutti quelli che sono in partenza. Io sarò a Milano quasi tutto agosto e lavorerò. Ma non mi pesa affato: adoro la città in questo periodo!