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L’anoressia sconfitta per legge? Magari fosse possibile

Ieri e oggi ho letto molti articoli sulla proposta della deputata del Pd Michela Marzano di prevedere il carcere per chi crea o gestisce siti “pro-Ana”. Non so quanti di voi li conoscano, questi siti. Alcuni tra l’altro non sono facili da trovare e consultare (temo siano in quel “deep web” dove alberga di tutto, all’insaputa della maggior parte degli utenti). Ho letto moltissimo su anoressia e disturbi alimentari, ma non voglio dare giudizi né ricette né interpretazioni né tantomeno suggerimenti per arginare il problema. Di fatto, non ne ho.

Quando l’anoressia e gli altri disturbi alimentari si impadroniscono della mente, del cuore e del corpo di una persona, inizia un incubo, un inferno per chi lo vive in prima persona e per tutte le persone che stanno intorno e vogliono bene alla malata/malato. Questo penso di poterlo dire.

Incollo quindi qui sotto l’Amaca di oggi di Michele Serra, apparsa come sempre su Repubblica. Mi sembra offra spunti interessanti, mi piacererebbe sapere cosa ne pensano i frequentatori di questo blog. Subito sotto c’è la breve intervista apparsa ieri su Repubblica a Michela Marzano e ancora sotto un intervento di Mariapia Valadiano, scrittrice e insegnante. Anche lei, trovo, dà una lettura interessante.

L’Amaca del 08/08/2014  di Michele Serra

Ma che curiosa idea, pensare di sconfiggere l’anoressia per vie legali, perseguendo i suoi “fautori”. E allora perché non la bulimia (in galera i produttori di cibo ipercalorico!), la ludopatia, le mille patologie e dipendenze ciascuna delle quali ha chi ci lucra attorno, chi la promuove e la diffonde. Vale di più, contro l’anoressia, il gesto di uno stilista che si ribelli, finalmente, alla dittatura della taglia 40, e liberi quelle ragazze-attaccapanni dall’incombenza di esserlo. In quel mondo così libero (eppure zeppo di atteggiamenti coatti) che è la società dei consumi, un divieto incide meno di una battaglia culturale vincente. Lo si aggira, il divieto (vedi l’antiproibizionismo in tema di stupefacenti: mai visti in giro tanti drogati e tanta droga). Mentre le idee, se sono buone e riescono ad attecchire almeno quanto le idee cattive, è più difficile estirparle, fanno il loro lavoro lento e silenzioso, cambiano le persone dall’interno.
Circolo spesso in un quartiere di Milano che pullula di modelle, inverosimili scheletri ondeggianti sormontati da visi di struggente bellezza, una specie di “memento mori” ambulante. Zero eros, a meno di associarlo a thanatos. Carne! Ridateci la carne! Qualcuno lo gridi alle sfilate. Farà molto più effetto di un avviso di garanzia. Mentre le idee, se sono buone e riescono ad attecchire almeno quanto le idee cattive, è più difficile estirparle, fanno il loro lavoro lento e silenzioso, cambiano le persone dall’interno. Circolo spesso in un quartiere di Milano che pullula di modelle, inverosimili scheletri ondeggianti sormontati da visi di struggente bellezza, una specie di “memento mori” ambulante. Zero eros, a meno di associarlo a thanatos. Carne! Ridateci la carne! Qualcuno lo gridi alle sfilate. Farà molto più effetto di un avviso di garanzia

 

La minaccia del carcere per chi incita all’anoressia di Mariapia Valadiano

Fa discutere molto la proposta di legge che prevede il carcere per chi istiga all’anoressia. Ma il problema vero sarà trovare qualcosa intorno a noi che non rientri in questo reato. In senso neanche troppo lato e sfumato c’è un vero corteggiamento culturale intorno al corpo leggero. Coinvolge il cibo, che più è “senza” (zuccheri, calorie, grassi) più è “sano” (e più è costoso, ma questo è altra questione). Imperversa sui vestiti, vecchia e attuale questione delle modelle, sia quelle vere delle sfilate, che a dispetto dei codici etici ritualmente proclamati dagli stilisti continuano a misurare le passerelle nella loro taglia quaranta scarsa, sia quelle di eco plastica che si offrono filomorfe dalle vetrine. E il corpo leggero leggerissimo è anche quello delle piccole protagoniste dei fumetti per bambini, dei cartoni, dei videogiochi. Gli insegnanti fanno corsi per poter riconoscere subito i sintomi dei disturbi alimentari. Hanno imparato. Il panino che qualcuno da casa ha infilato in cartella e trovato poi nel cestino dell’aula fa scattare l’attenzione. E conoscono questi siti dai nomi un po’ carbonari in cui ragazzi e ragazze che hanno imparato la dolorosa dissennata disciplina del corpo che si assottiglia e la insegnano ad altri. Comunità di pratica impensabili. Gruppi di mutua dissoluzione che sono sicuramente “male”, ma è un male che nasce dall’essere malati, i disturbi alimentari sono malattie, ed è difficile pensare di curare una malattia con una pena. E poi questi siti bisogna cercarli, non ci vengono addosso come la pubblicità. E si può anche pensare che chi li cerca in qualche modo un poco il problema lo senta già. E proprio per questo allora, vien da dire, sarebbe bene che chi li cerca non trovasse chi gli rende facile scivolare giù in un’alleanza dannata. Ma allora ci si può domandare se quel confuso percorso che porta a sentirsi sporco, brutto, pesante e cattivo e a voler diventare angeli per sottrazione del corpo nostro può davvero essere arrestato o accelerato da un elenco triste di consigli “pratici”. Forse sì, esistono la seduzione, l’influenza del gruppo, l’imitazione. Forse no, la distruzione di sé è qualcosa di troppo profondo e segreto. Ma in fondo in questi gruppi c’è una vera istigazione al suicidio, c’è chi di anoressia muore. E si potrebbe continuare e ancora continuare ad allineare ragioni e obiezioni intorno a un problema che come altri della nostra modernità non si lascia afferrare per un capo solo, quello del reato, ma chiede un allargar lo sguardo alla nostra cultura. Difficile dire che cosa potrebbe fare una legge per arginare il male impressionante, per numeri e conseguenze, dell’anoressia. Non si può di sicuro mettere in carcere il pubblicitario che sceglie una modella a una dimensione per il suo prodotto, ma ancora meno lo si può fare con una ragazza o un ragazzo malati che dispensano consigli malati. Ma è un gran bene la riflessione nata intorno a questa proposta di legge, perché i disturbi alimentari rappresentano un problema paradossale del nostro mondo occidentale che ha sconfitto la fame e che idolatra l’età giovane. Eppure.

Intervista a Michela Marzano di Maria Novella De Luca

Alla sua lunga battaglia contro l’anoressia Michela Marzano ha dedicato un libro sincero e coraggioso, “Volevo essere una farfalla”. E oggi non nasconde che la sua proposta nasce da quella esperienza, e dalle migliaia di lettere e appelli ricevuti da medici, associazioni, familiari di giovanissimi in lotta contro i disturbi alimentari. “Mi chiedevano di sensibilizzare la politica…”.

E lei ha cominciato con misure estreme: carcere per chi gestisce i siti pro-anoressia.
“Sì, ritengo che abbiano una responsabilità enorme nell’influenzare le ragazzine. Indirizzandole verso una magrezza assurda, convincendole che sia normale vomitare, digiunare. Spalleggiate dal gruppo diventano sempre più difficili da curare”.

Lei sa però che è quasi impossibile mettere il bavaglio ad Internet. Serve allora invocare il carcere?
“Molte leggi hanno una valenza simbolica. Quasi nessuno va in galera per istigazione al suicidio. Ma deve essere chiaro che spingere un’adolescente a non mangiare più, è una istigazione alla morte. E infatti in Francia dal 2008 esiste una legge simile e Spagna e Inghilterra ne stanno discutendo”.

Nel suo testo si parla anche di prevenzione e cura. Ma non cita invece il ruolo negativo delle pubblicità, delle modelle taglia zero…
“Credo che nella diffusione dei disturbi alimentari abbiano un ruolo secondario. Non si diventa anoressiche per assomigliare alle modelle ma per volontà di perfezione, per dimostrare al mondo che si è più forti della propria fame”.

C’è sensibilità su questi temi in Parlamento?
“Pochissima… A parte i firmatari della legge. Non esistono linee guida, non esistono iniziative. Speriamo anzi che il ministro della sanità Lorenzin decida di occuparsene”.

 

  • Giulia |

    segnalo a tutti un bellissimo pezzo uscito ieri su La Lettura del Corriere, “Così abbiamo fatto pace con il cibo” di Evelina e Dario Voltolini, sulla battaglia congiunta di un padre e di sua figlia contro l’anoressia
    http://lettura.corriere.it/

  • Giulia |

    @francesca
    segnalo anche un problema con le taglie, che negli ultimi anni si sono modificate. la 44 di qualche anno fa è spesso la 42 di oggi, col risultato che uan ragazza/donna deve scegliere, magari, la 46, provando disagio gratuito e inutile
    per non parlare della folle idea di Abercrombie&Fitch di introdurre le taglie XXS e XXXS, abbandonata dopo le proteste
    (http://www.ilmessaggero.it/moda/stilisti/francia_crociata_contro_la_taglia_xxxs_di_abercrombie_fitch/notizie/790937.shtml)

    @maria
    hai ragione, i magri non vanno demonizzati. si può essere magri per scelta, costituzione, volontà e, come dicevo, non ho ricette né soluzione, tanto meno quella di imporre modelle meno magre di quelle che a volte si vedono. forse fa più danni angelina jolie o altre ragazze/donne supermagre ed emaciate che mille sfilate. ma, ripeto, non ho purtroppo una “parola certa” sulla questione

  • Maria |

    Non sono così convinta che le ragazzine abbiamo come punto di riferimento le modelle che sfilano per Marni o Agnona. Credo che i veri “modelli” siano le celebrità cinematografiche e televisive.

    In ogni caso, non sono neppure d’accordo con il demonizzare le magre e i magri.

  • francesca |

    “qualcuno lo gridi alle sfilate”, dice Serra. E io sono pienamente d’accordo con lui perchè – nonostante mi renda conto che l’anoressia sia un problema che nasce nel profondo dell’anima – credo che la moda abbia molte colpe. L’immagine che ci viene proposta alle sfilate, sui giornali, in tv, al cinema è di donne senza un filo di grasso. E chi indossa una 44 finisce per sentirsi brutta, grassa, diversa.

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