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Gatti molto speciali (tutti!) e… Choupette

Oggi devo proprio parlare di gatti, la mia passione. Sarà un post molto leggero… o forse no! Ieri in aereo, tornando da New York dopo l’evento Max Mara, ho cercato di stare sveglia godendomi i privilegi della business class, che comprendono un incredibile numero di film e telefilm e documentari. Ho visto The Drop (in italiano “Chi è senza colpa”, solito esempio di traduzione insulsa), bel thriller con Tom Hardy, e poi The secret life of cats, tratto da una serie, credo, della Bbc, molto più lunga, e un altro documentario sui “gatti celeb”, resi famosi in particolare grazie a internet.

The secret life of cats mi ha insegnato tante cose che non sapevo: ad esempio che i gatti da vicino non ci vedono molto bene. Ed ecco spiegato perché a volte metto un pezzetto del grasso del prosciutto davanti alle zampine della Verde, la mia gatta più giovane (che in realtà è grigia, una “finta” certosina)  a volte non lo mangia, proprio come se non lo vedesse. Devo prima farglielo annusare e ridepositarlo dov’era. Allora lo aspira, letteralmente, perché ne è ghiottissima. Adesso ho capito come mai.

Ma le parti più interessanti del documentario sono quelle sulla pet therapy (mi piacerebbe tanto studiarla seriamente e forse anche praticarla): c’è ad esempio un bambino con una forma di autismo leggera ma comunque invalidante e terrorizzante per i genitori. Il bambino non parla quasi, anche se va alle elementari e rischia di chiudersi sempre di più in se stesso. Poi però in casa arriva un gatto e lui inizia a parlargli, senza paura. E il gatto lo ascolta, si avvicina a lui ogni volta che apre la bocca, fa le fusa. In pochi mesi il bambino inizia a parlare di più anche a scuola e in casa e tiene persino una piccola “lezione” ai compagni sul rapporto tra lui e il suo gatto.

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Il documentario sui gatti (e cani) celeb mi ha divertito ma forse anche un po’ rattristato. Le due star principali sono Grumpy Cat (lo vedete qui di fianco) e Bronte, una gattina grigia tipo scottish fold, credo. Entrambe le padrone sono partite con delle foto sui social e hanno fatto delle loro gatte delle macchine da soldi: sponsorizzano cibo per gatti, abbigliamento e accessori per gatti (!), partecipano a fiere ed eventi. Le due gatte e le loro padrone hanno persino un agente e un avvocato. Grumpy è americana, Bronte inglese, ma non cambia molto.

C’è qualcosa di esagerato, di nevroticamente umano, nello “sfruttare” così un gatto e nell’adorarlo in questo modo. Non giudico, per carità, le padrone facciano come credano e i fan pure. Ma, come ho detto, all’inizio, alla fine del documentario avevo un po’ di tristezza addosso. L’amore e la passione per i gatti per me è molto diverso. Molto privato, sostanzialmente. E cerco di non ammorbare sconosciuti né amici con i racconti della bellezza e dei prodigi delle mie gatte. bè… a volte qualche foto su twitter la metto, non resisto, ma cerco di contenermi…

Veniamo così a Choupette, la gattina di Karl Lagerfeld. Mi piace, ovviamente, e trovo divertente tutto quello che il Kaiser ha costruito, per amore e forse anche un po’ per calcolo, intorno a lei. Così quando oggi, in Oxford Street, accompagnando i miei nipoti da Hamley’s, quando passati davanti al monomarca Karl Lagerfeld, non ho resistito. In vetrina c’era la collezione disegnata da Tiffany Copper… sneaker, borse, t-shirt, felpe con protagonisti Karl e Choupette. Siamo entrati e ho comprato la cosa che costava meno, una shopper in tela. Le speaker, bianche con tutti i disegnini della gatta, di Karl, di piccoli oggetti vari, erano fantastiche, ma per 245 sterline… no, grazie.

Però ho comprato il libro che mi mancava: “Choupette, the private life of a high-fashion cat” (Thames&Hudson). Tornando a casa sulla metro i miei nipoti si sono molto divertiti a sfogliarlo, ma continuavano a chiedermi se quello che c’era scritto era vero… io ho detto che sì, penso di sì, sconvolgendoli ancora di più. Mio nipote Otto (che ha otto anni) ha detto che Choupette è ancora più viziata della più viziatissima delle sue compagne di scuola.

Ecco alcuni dei “fun facts” su Choupette, che è nata il 15 agosto 2011

– Non va da nessuna parte senza una delle sue “dame di compagnia”, Francoise e Marjorie
– Ha una guardia del corpo, Sebastien
– Ha un medico “di corte”, la dottoressa Yola Horn
– Non viaggia mai senza i bauli disegnati su misura per lei da Vuitton e Goyard
– Mangia sul tavolo accanto a Karl in ciotole d’argento Goyard
– Gioca con il suo personale iPad
– Ha un cuoco personale e per ogni pasto può scegliere tra cinque portate. Ogni tanto c’è anche il caviale, ma con moderazione, perché la dottoressa Horn dice che è troppo salato e in dosi esagerate può fare male
– Il suo passatempo preferito è sedersi sulla scrivania di Karl e far cadere per terra le sue matite (finalmente una cosa che fanno tutti i gatti!)

Nel libro ci sono anche tante ricette del cuoco… non le proverò mai sulle mie gatte, ovviamente.

E’ un volume molto divertente, comunque, tutte le foto sono fatte da Karl che conclude: “I never thought that I would fall in love like this with a cat”. E di Choupette: “She’s a woman, spoiled to death”. Ma forse la mia pagina preferita è quella dove gli autori (Jean-Christophe Napias e Patrick Mauries) scrivono, ricordando Dorothy Parker, altra grande cat lover:

Like Karl, Dorothy Parker lived in her books.
Like Karl, Dorothy Parker adored her cat.
Like Dorothy Parker, Karl could say:

“The first thing I do in the morning
is brush my teeth
and sharpen my tongue”

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  • Paola Saluzzi |

    Brava Giulia. Divertente e bello e giusto quello che ci racconti. Brava.

  • Giulia Crivelli |

    @007

    ah, adesso ho capito
    certo, correggo sneaker (questi correttori ortografici sanno essere tremendi!)
    quando alla viziata Sara, non so. Credo che viziare un figlio sia uno degli errori più gravi che possa fare un genitore. ma forse hai ragione anche tu, chi sono io per giudicare, visto che tra l’altro non ho figli. so per certo di non essere stata viziata e ne sono grata ai miei genitori, questo sì

  • 007 |

    Scusami Giulia se sono stato breve, mi riferivo a “speaker”, credo tu volessi scrivere sneaker… giusto?

    Mentre per Sara, non vorrei che ci rimanesse male a leggersi descritta come viziata…

    Forse esagero con la penna rossa e il complicato politically correct, ma solitamente non ho mai notato ineleganze di questo genere nei tuoi racconti che amo davvero, erano solo un paio di suggerimenti che puoi tranquillamente cancellare.
    Ciao!

  • Giulia Crivelli |

    @007
    speaker e Sara? Non ho la minima idea di che cosa tu stia parlando
    quanto agli scivoloni, capitano a tutti e forse fanno anche bene
    ma non so proprio a cosa tu ti riferisca

  • 007 |

    speaker e Sara: attenta agli scivoloni Giulia, non te li meriti.

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