Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Un invito alla gentilezza (anche su internet)

Da qualche mattina faccio la rassegna stampa su Radio24, cercando di dare una panoramica dei quotidiani italiani dalle 7.15 alle 7.55 circa. Mi diverto molto e soprattutto mi piace l’interazione con gli ascoltatori, che mandano molti messaggi sms, anche assai critici verso quello che dico o come lo dico. Per un giornalista abituato soprattutto alla carta, come me, è un’esperienza importantissima. C’è il blog, questo, certo, dove si possono postare commenti. E anche i miei articoli che finiscono su internet possono essere commentati. C’è poi twitter (@giulia_crivelli). Vero. Però da una parte purtroppo il blog riesco ad aggiornarlo poco, dall’altra manca quell’immediatezza, quel filo diretto che danno gli sms ricevuti in radio mentre si è ancora in diretta. Aggiungo però che gli smi critici a volte feriscono, se sono troppo duri (faccio molta autocritica, ma a volte certi commenti mi sembrano, appunto, troppo duri), sconfinano in quel malcostume diffuso anche su internet, non solo nell’etere, di usare toni sopra le righe. Le critiche pacate, credo, sono alla fine le più efficaci. Parlare di critiche gentili può sembrare sciocco o paradossale, ma credo invece (e lo dico a me stessa in primis per tutte le situazioni in cui sono io a farle) che sia l’unico mondo per farle diventare costruttive.

Per questo incollo qui estratti dal libro di George Saunders “L’egoismo è inutile. Elogio della gentilezza” (minimum fax), che è la trascrizione del discorso tenuto dallo scrittore agli studenti freschi di graduation della Syracuse University nel 2013.

Ecco una cosa che credo fermamente essere vera, anche se è un po’ sdolcinata e non so esattamente come comportarmi adesso che so di saperla: ciò che rimpiango maggiormente nella vita sono stati i momenti di scarsa gentilezza. quei momenti in cui un altro essere umano stava proprio lì, di fronte a me, in sofferenza e io ho reagito… con freddezza, distacco, indifferenza.

(…)

Esistono modi per evitare i momenti che adesso rimpiango. Lo sapete anche voi, perché ciascuno di noi ha attraversato periodi in cui era molto gentile con tutti e periodi in cui era poco gentile con tutti. Sappiamo cosa ci ha spinto verso un tipo di comportamento o verso l’altro. E’ un’idea eccitante: siccome sappiamo che la nostra capacità di essere gentili varia, possiamo concludere con una certa sicurezza che possiamo migliorare questa capacità. Ci devono essere, in altre parole, approcci e modi di comportarsi che possono davvero aumentare il livello di gentilezza che mostriamo.

(…)

Il raggiungimento dei propri obiettivi è, in una parola, un percorso inaffidabile. Avere successo, qualunque cosa significhi questo per voi, è difficile e il bisogno di continuare ad avere successo continua a rinnovarsi: il successo è come una montagna che cresce di fronte e sopra di te mentre la scali. C’è un autentico rischio che “avere successo” sarà l’occupazione della vostra intera vita, mentre trascurerete le grandi domande della vita.

(…)

Se guardo indietro, vedo che ho passato la maggior parte della mia vita in una nuvola di cose che hanno spinto l’esigenza di essere gentile in un angolo. Cose come: l’ansia. La paura. L’insicurezza. L’ambizione. La falsa convinzione che un sufficiente grado di successo mi avrebbe liberato da ansia, paura, insicurezza e ambizione. La falsa convinzione che se solo avessi raggiunto abbastanza – abbastanza successo, soldi, fama – le mie nevrosi sarebbero sparite. Sono stato al centro di questa nuvola, di questa nebbia fin dal giorno della laurea, forse anche da prima. Nel corso degli anni ho pensato alla necessità di essere gentile, certo. Prima però lasciatemi finire questo anno accademico, lasciatemi prendere questo master, lasciate che abbia successo nel mio lavoro del momento, per potermi permettere questa casa, far crescere tre figli e poi, quando finalmente tutto questo sarà raggiunto, mi dedicherò alla gentilezza. Solo che niente è finalmente raggiunto per sempre… sono cicli che possono andare avanti…per sempre.

(…)

Quindi, velocemente, ecco il mio consiglio alla fine del discorso. Poiché, secondo me, le vostre vite saranno un graduale percorso per diventare più gentili e amorevoli, accelerate su questa via. velocizzate il processo. Iniziate ora. C’è qualcosa che ingenera grande confusione in ciascuno di noi, è una malattia, in realtà, si chiama egoismo. Ma esiste una cura.

(…)

Siate un paziente coscienzioso, pro-attivo in modo quasi disperato per quel che vi riguarda e riguarda l’egoismo. Cercate le medicine più efficaci contro l’egoismo. Fatelo in modo energico, per il resto della vostra vita. Scoprite cosa vi rende più gentili, cosa vi fa aprire verso l’esterno e fa emergere la parte più amorevole e generosa e mai spaventata di voi. Una volta fatta questa scoperta, perseverate come se niente altro importasse. Perché, di fatto, niente altro importa.

(…)

Dedicatevi anche a tutto il resto, certo, le ambizioni – viaggiare, arricchirsi, diventare famosi, innovare, essere dei leader, innamorarvi, fare fortuna o perdere tutto, nuotare in un fiume della foresta amazzonica -. Ma mentre vi dedicate a tutto questo, nella misura in cui riuscite, guardate e spostatevi nella direzione della gentilezza. Fate quelle cose che vi portano verso le grandi domande della vita, evitate le scorciatoie o le risposte facili.

  • Silvio |

    Vedo solo ora che il blog sera dello scorso anno… Comunque vale anche per quest’anno!

  • Silvio |

    Ho gradito la trasmissione condotta da Giulia mai come prima d’ora. Secondo me Giulia è una professionista seria capace eccezionalmente radiofonica e purtroppo da qualcuno non capita. Ma non si può piacere a tutti! Anzi non piacere ad alcuni è una Grande lusinga

  • Danila Sabella |

    Commento tardivo, cara Giulia, ma che meraviglia leggere un invito al rispetto e alla gentilezza!
    Un attitudine che nulla ha a che fare con la tutela dell’insicurezza altrui, quanto piuttosto con un modo più civile, e perché no, anche più amorevole di confrontarsi con gli altri.

  • Andrea |

    Giulia, lei fa la radio come pochi. Legge con quella passione suadente e quel timbro di voce così femminile, appassionato e dolce. Parole ‘felpate’ sospinte dal maestrale.

  • Roberto Carelli |

    L’insicurezza a volte è un po la ricerca della parola migliore che non sempre arriva subito in una diretta. Ti posso dire che per un radioascoltatore anche la tua prima parola nel 99% dei casi rende appieno l’idea e potresti benissimo tenere quella. Quando ne cerchi un’altra invece nel radioascoltatore si genera una micro-ansia perché sei così brava e appassionata che la Tua sicurezza diventa per lui importante come la notizia. La verità è che la passione pura come la tua non dovrebbe aver bisogno di parole ma in questo mestiere è inevitabile. Per mediare a questa contraddizione un modo c’è… Lascia la Notizia in primo piano e le parole dopo. Le cose per le quali sono stato più apprezzato anche da me stesso sono sempre state quelle più spontanee. Buona la prima!

  Post Precedente
Post Successivo