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Siamo pronti per la moda eco-solidale?

Di EDUN, il progetto di Bono Vox, leader degli U2, e di sua moglie Ali Hewson (nella foto), all’estero si è già parlato molto. Il Pitti, che si è aperto oggi a Firenze, è l’occasione per presentarlo anche in Italia. Si tratta di una collezione di abbigliamento e accessori "equo solidale".

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Il progetto è ambizioso: portare nel mondo del fashion un concetto rivoluzionario, realizzando "collezioni secondo uno schema produttivo rispettoso dell’ ambiente e delle persone, in una logica del mercato non speculativa, ma di supporto ai paesi dove il progetto prende vita".  La filiera parte dall’insegnamento su come coltivare la materia prima (l’ unico cotone non-geneticamente modificato è prodotto in Africa), su come usare i macchinari per la tessitura, fino alla confezione del prodotto finale: anche per le stampe si usano colori vegetali. «Ho quattro figli – ha detto Ali Hewson, oggi a Firenze per il lancio di Edun – e quando li vesto desidero essere sicura, come molti di noi ormai, che i loro capi non siano il risultato dello sfruttamento di altri bambini o di qualsiasi forma di prevaricazione. Edun non è beneficenza, ma un progetto di sviluppo sociale rivolto soprattutto all’Africa dove abita il 12% della popolazione mondiale, ma dove nel 1980 si produceva il 6% di share del commercio mondiale, che invece di aumentare va gradualmente diminuendo».

Il progetto è bellissimo. Mi chiedo però se noi consumatori occidentali – magari anche una sola piccola parte di noi – siamo pronti ad abbracciare, condividere, sostenere, progetti così. Cosa conta davvero quando scegliamo un abito, un paio di scarpe, una borsa? Pensiamo davvero a come l’acquisto possa influenzare qualcun altro o siamo completamente presi da cosa proviamo noi in quel momento? Edun – o altri marchi simili – può darci la gratificazione di altri marchi, proprio perché il valore di ciò che acquistiamo va oltre l’aspetto del prodotto? Non ho risposta ovviamente. Anche perché convivo con un gigantesco senso di colpa pensando alle tante borse e scarpe di cuoio che possiedo. Mi proclamo paladina dei diritti degli animali, ma quando compro una borsa fatta con la loro pelle stranamente me ne dimentico completamente. Ma forse sono vecchia (37), forse le cose stanno cambiando, forse ai più giovani piacerà Edun. Wishful thinking?

  • melagatta |

    so di non poterci riuscire. almeno per un altro po’. ma ogni tanto ci penso. grazie lupo di avermelo ricordato

  • lupo |

    smetti di comprare

  • melagatta |

    Bono è un personaggio strano: da una parte investe in grandi gruppi internazionali (l’ultimo credo sia forbes, o fortune), dall’altra si dedica, apparentemente con sincero impegno, a sensibilizzare il pubblico, non solo il suo, sui problemi dell’Afirca e su altre ingiustizie globali. Un po’ mi esalto ancora, come quando avevo 18 anni e militavo in greenpeace, pensando che forse si può davvero cambiare il mondo, nel nostro piccolo. adesso vado sul sito di edun e mi compro qualcosa (ammesso che spediscano in italia, davvero. è un bel problema per chi vuole comprare su internet, tanti marchi “snobbano” i mercati europei e sorpatttutto quello italiano)

  • Fabio Turel |

    La mia prima reazione alla lettura è stata: bella l’iniziativa, visti però i promotori si tratterà di un prodotto virtuoso ma costoso, destinato a pochi e quindi ininfluente. Ripensandoci invece devo ammettere che potrebbe rivelarsi un ottimo esempio che aiuterà a spostare la sensibilità collettiva sull’argomento: fornire un riferimento “alto” per un discorso che esiste già, ma non ha la capacità di far volare l’immaginazione (se non per i pochi già sensibili). In effetti, al di là della curiosità suscitata dal logo “con le due manine”, il mio ostentato sfoggio di una collezione di polo “solidal” della Coop non ha mai fatto di me un trendsetter…

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