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La moda non è un lusso (Sarah Jessica Parker dixit)

La mitica Cathy Horyn del New York Times ha intervistato Sarah Jessica Parker, ex prima donna di Sex and the City, novella stilista per il suo marchio Bitten (morsicata, anzi, meglio: punta). E introduce così la chiaccherata fatta a New York con l’attrice: "Fino a pochi anni ci sentivamo di  snobbare qualsiasi tentativo fatto dagli attori di mettere il loro nome su qualsiasi cosa che non fosse un film o un programma televisivo (con le uniche lodevoli eccezioni di Paul Newman con le sue salse e di Elizabeth Taylor per i profumi).

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Ora i ruoli sono stati shakerati, se non proprio invertiti: l’uomo della strada può diventare un divo (grazie all’Isola dei famosi), musicisti diventano uomini di Stato (come Bono), gli stilisti artisti, come nel caso di Hedi Slimane, i bloggers decidono cosa va di moda e gli attori disegnano jeans. Per gli attori in particolare non è facile ottenere successo come stilisti. Comunque sia, questa è la cultura ibrida in cui viviamo. Non sono sicura che abbattere le barriere tra moda e preformance porti a nuove possibilità di espressione stilistica e artistica (come è successo per il surrealismo), ma non credo che la pratica sia censurabile".

Poi Cathy riporta la conversazione con Sarah Jessica Parker, la cui tesi principale è che "la moda non deve essere un lusso". In ogni senso: quindi i suoi vestiti costano poco e arrivano fino alla taglia 50. L’attrice dice di essersi commossa (sic) vedendo che le prime clienti dei suoi vestiti sono state donne non particolarmente magre oppure donne ispaniche o afro-americane. I prezzi della collezione Bitten sono in effetti molto bassi (per la produzione e distribuzione Sarah Jessica Parker si è affidata alla catena Steve&Barry’s, che si rivolge a un pubblico giovane o comunque con disponibilità economiche non illimitate). L’attrice sembra molto convinta dei suoi propositi. Forse però dovrebbe riguardarsi uno qualsiasi degli episodi di Sex and the City, la serie che l’ha resa famosa e (come dice lei stessa) le ha dato la possibilità di cimentarsi come stilista. Lì la moda era un lusso eccome. E tutte volevano essere magre e avere tante carte di credito.

Sarà interessante vedere se Bitten avrà successo, negli Stati Uniti e non solo. Non ci ha mai convinto fino in fondo il modello Zara e H&M. Nel senso che le centinaia di modelli disponibili, ogni settimana diversi, nei negozi delle due grandi catene – che sono considerate il regno della moda a basso costo – si ispirano, per usare un eufemismo, alle creazioni degli stilisti, quelle che sfilano in passerella e che a basso costo, nei negozi, non saranno mai. In altre parole, queste grandi catene non sembrano autosufficienti dal punto di vista creativo. E le collaborazioni di H&M con Karl Lagerfeld oppure (è notizia di ieri) con Roberto Cavalli sono episodi spot, che non si inseriscono nel normale modello di business: con queste operazioni H&M va in pari, nella migliore delle ipotesi.

Può esistere quindi la moda a basso costo? Sarah Jessica Parker non sembra aver copiato da nessuno. E le collezioni sono andate a ruba. Se durerà, forse è vero che la moda può non essere un lusso.

  • Marta |

    allora. sai che scrivendo di SJP mi colpisci al cuore (il film! stanno girando il film!). certo è che S&TC era l’inno al glamour e allo spendaccionismo. ma anche grazie a S&TC e alla nascita delle catene che non nomineremo (una è veramente troppo cheap, l’altra la odio perché fa vestiti per donne senza tette, ma le altre ancora sono ok) abbiamo imparato che possiamo fare quella cosa meravigliosa che (sì!!! voglio infilarci un’altra espressione anglosassone!) è il mash-up. così il mio nuovo Cartier e le scarpe di Miu Miu mi motivano adeguatamente il vestito di Promod (che però è esattamente così come dev’essere nell’estate 2007) e la borsa di paglia che rappresenta i dodici euro meglio spesi del mese. per dire.

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