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Volersi bene finché se ne ha il tempo

Lunedì scorso ho scritto della morte di Ferrè confessando il mio moto d’egoismo: mi dispiace non averlo conosciuto perché tutti mi dicono fosse una persona straordinaria.

Settimana scorsa è morto anche il papà di un mio amico, che ora soffre molto. Non so se anche il mio amico ora abbia l’impressione di non aver avuto il tempo di dire e ascoltare tutto quello che avrebbe voluto.

Se morisse mio padre (o mia madre) senz’altro mi sentirei così. Perché tra noi ci sono abissi scavati da anni di malintesi, liti e diversità di vedute. Mi ha preso una malinconia tremenda e mi è venuta in mente una poesia di Philip Larkin, forse una delle più belle che io abbia mai letto. Si chiama La falciatrice. Eccola:

La falciatrice si inceppò, due volte. Chinandomi, trovai

un riccio, schiacciato tra le lame.

L’avevo ucciso. Mentre se ne stava nell’erba alta.

L’avevo già visto, gli avevo dato da mangiare, una volta.

Ero entrato da distruttore nel suo mondo innocuo.

Non potevo rimediare. Seppellirlo non mi fu di alcun aiuto.

Quando mi svegliai il mattino dopo, il dolore era ancora lì, identico.

Il primo giorno dopo una morte, con la sua nuova assenza

è sempre la stessa sensazione.

Dovremmo avere cura 

gli uni degli altri, e volerci bene

finché ne abbiamo ancora il tempo

  • matteo tassinari |

    E’ semplicemente vero. Profondamente autentico. Purtroppo non ci riesce, alcune volte e questo è davvero un gran dolore. Ciao e grazie della bella poesia. Matteo.

  • Cristina Tagliabue |

    non la conoscevo. splendida.

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