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Zona disagio

Oggi in treno ho finito un libro bellissimo, Zona disagio di Jonathan Franzen. Qualcuno di voi forse avrà letto il romanzo che lo ha reso famoso, Le correzioni. Io no: confesso che quando sento invocare unanimente al capolavoro, divento scettica. Ora ovviamente andrò a comprarmelo, perché c’è il caso che sia davvero un capolavoro.

Ma veniamo a Zona disagio.

Franzen_2
E’ un’autobiografia e Franzen rievoca soprattutto episodi della sua infanzia. C’è un passaggio in cui ricorda una visita a Disney World.

"Nella camera di albergo di Orlando supplicai mia madre di lasciarmi indossare un paio di jeans tagliati e una maglietta, ma ebbi la peggio e arrivai a Disney World in calzoncini con la piega e camicia sportiva alla Bing Crosby. Vestito in quel modo, infelice e imbarazzato, mi muovevo solo dietro ordine esplicito. Non desideravo altro che chiudermi in macchina e leggere. Davanti a ogni attrazione tematica mia madre mi chiedeva se non mi sembrasse divertente, ma io osservavo gli altri ragazzi in fila, sentivo i loro sguardi sui miei vestiti e sui miei genirotir e rispondevo, con un nodo alla gola, che la fila era troppo lunga".

Di tutti i disagi che ho provato nella mia vita, uno dei più difficili da dimenticare è quello legato al senso di iandeguatezza per come ero vestita. Non credo di aver superato il pericolo di ricadervi ancora oggi. E non parlo di situazioni in cui si è palesemente inadeguati o fuori posto, come entrare topless in una chiesa o presentarsi in lungo a un barbecue sulla spiaggia o in costume da bagno a un gran gala. In questi casi il contrasto è talmente forte che forse c’è più da ridere che da piangere. Parlo di situazioni più normali, come quella che descrive Franzen, dove il senso di inadeguatezza è più legato alle nostre sensazioni che a quelle del mondo esterno. Quando il disagio viene dal profondo, non da fuori.

  • Erre54 |

    comprero’ sicuramente il libro
    Grazie del consiglio
    Rita

  • docciascozzese |

    quando mi mandavano a comprare il latte. per me era una cosa contronatura, ero troppo timida e non avevo il coraggio di chiedere. indicavo la busta di latte e lasciavo i soldi, a volte senza prendere il resto.

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