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Un museo per Valentino

Oggi a Roma sono iniziati i festeggiamenti in onore di Valentino: la sua attività di stilista compie 45 anni. Oltre alla mostra retrospettiva al museo dell’Ara Pacis, inaugurata da Romano Prodi e Walter Veltroni, stasera ci sarà una grande festa (con scenografia – sic – del premio Oscar Dante Ferretti). Domani grande sfilata (per la prima volta dopo 17 anni gli abiti haute couture di Valentino non saranno in passerella a Parigi, bensì a Roma), poi altra grande festa e domenica presentazione di un nuovo profumo. Pare che nel 1966 Jackie Bouvier (allora vedova Kennedy) avesse augurato a Valentino di "vivere cent’anni". Lo stilista ne ha 75 e sembra in ottima salute, cosa che ci fa molto piacere. Ma fa un po’ impressione l’idea di dedicargli, da vivo, un museo. L’idea è del sindaco di Roma Veltroni, che inaugurando la mostra, poche ore fa, ha spiegato: «Porterò in giunta a luglio o a settembre una delibera che prevede l’affidamento a Valentino di un luogo meraviglioso come San Teodoro, una struttura molto affascinante, che era un vecchio autoparco comunale e che nelle
mani di uno scenografo d’eccezione potrà diventare unico». Il museo, ha detto Veltroni, oltre a ospitare i vecchi abiti disegnati da Valentino, sarà anche un centro di cultura della moda, per i giovani talenti italiani. Non è strano dedicare un museo a una persona ancora in vita?

Genova lo aveva fatto, qualche anno fa, con Lele Luttazzi, lo scenografo, illustratore, pittore scomparso quest’anno. E anche in quel caso mi aveva fatto impressione. Ma forse invece a Valentino la cosa farà piacere, non so.

Tutto questo mi ha fatto riflettere su un altro tema che riguarda gli stilisti, quello della successione. Nel caso di Valentino, il problema per ora pare non esistere: ha detto di non avere alcuna intenzione di lasciare il suo incarico di "direttore creativo" della maison che porta il suo nome e Matteo Marzotto, presidente della Valentino Fashion Group, la società che possiede il marchio e l’azienda, ha dichiarato pochi giorni fa che "l’incarico di Valentino è a tempo indeterminato". Prima o poi, però, lo stilista dovrà passare la mano. E lo stesso dovrà fare Armani, ad esempio.

Michael Burke, geniale Ceo di Fendi, mi ha spiegato qualche settimana fa il suo punto di vista. "E’ l’eterno problema del figlio che si confronta con il padre. Quando uno stilista non disegna più il suo marchio, per sopraggiunti limiti di età o per una scelta personale o per altri motivi, il marchio può sorpavvivere. E’ successo con Dior, Givenchy, Yves Saint Laurent. O con Jil Sander, per fare un esempio di stilista ancora vivente e anche relativamente giovane. Chi raccoglie l’eredità creativa non deve rinnegare lo stilista-fondatore, sorta di "padre" stilistico, né deve rinnegare il suo Dna, che fa la forza del marchio. Ma allo stesso tempo deve trovare la sua strada, proprio come fa un figlio. La rottura completa, l’oblio del genitore, la cancellazione dell’identità passata, non è affatto auspicabile. Sarebbe il marchio a soffrirne. Quello che succede è una "uccisione del padre" in senso freudiano. Quando uno stilista non si sforza né di imitare né di dimenticare lo stilista-fondatore, ma di interpretarne lo spirito, a modo suo, l’operazione riesce e il marchio vive, magari per sempre. Non è facile, ma è possibile. In Francia è già successo molte volte, credo che possa succedere anche in Italia".

  • melagatta |

    carissima, anch’io credevo che la moda fosse solo sfilate, modelle, stilisti egocentrici e riviste insulse. Ma occupandomene mi sono molto ricreduta. è ANCHE quella roba lì. ma non solo. credo che il primo a farmelo capire sia stato in realtà guido vergani, gelntiluomo coltissimo. e ti ringrazio per avermi fatto pensare ancora una volta a lui. ne parlerò nel prossimo post

  • docciascozzese |

    sai che sei una delle poche persone che ho conosciuto che riescono a farmi interessare alla moda? non se ne parla mai in senso così…psicoanalitico e leopardiano!

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