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L’amore di una sorella

Ieri Donatella Versace ha incontrato un gruppetto di giornaliste in via Gesù per raccontare come si sente a pochi giorni dalla serataalla Scala (domenica) che ricorderà suo fratello Gianni a dieci anni esatti dalla morte. In quel gruppetto c’ero anch’io ed è stato un incontro molto piacevole. Donatella Versace è una donna forte e fragile allo stesso tempo, come siamo forse tutte. O tutti. Ieri era serena e solo a tratti malinconica. Non credo sia facile comprendere che tunnel di sofferenza l’intera famiglia abbia attraversato dopo l’assassinio dello stilista. Mi ricordo che ero al mare, in Liguria, quando ho sentito la notizia al telegiornale. All’epoca lavoravo in una casa editrice e non avrei mai sospettato che dopo pochi anni avrei scritto di moda. Vedevo Gianni Versace come un personaggio eccentrico che disegnava vestiti che non avrei mai potuto indossare, per una questione di prezzo e, pensavo allora, di gusto. Però la notizia mi colpì e mi colpirono le illazioni dei giorni successivi: mi ricordo distintamente che sentii parlare di strane connessioni con la mafia americana, di omicidio "maturato nell’ambiente gay" e altre stranezze. In realtà, come ben presto emerse, Versace era stato ucciso da uno "squilibrato" (Andrew Cunanan) che poi si suicidò.

Avevo intervistato Donatella Versace qualche giorno prima delle sfilate di febbraio. Mi aveva raccontato che solo da pochissimo aveva iniziato a sentirsi all’altezza del ruolo di "direttore creativo" della maison. Ieri ci ha ripetuto che "quando non si arriva per merito ma per altri casi della vita a una posizione così bisogna fare 3 volte tanto per dimostrare di meritarselo".

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E poi ha spiegato che non è convinta, pur essendo credente, che esista un vero e proprio aldilà. "Però se Gianni ci sta guardando credo sia contento di cosa è l’azienda oggi e di come abbiamo deciso di ricordarlo". Poi, sottovoce, ha aggiunto: "E forse anche di me". Quando le hanno chiesto come Gianni avrebbe preso la sua "svolta minimalista", dal colore al nero, dalle complesse fantasie alle forme geometriche, ha detto "che probabilmente avrebbre capito". E che ci vuole "più coraggio per ridimensionarsi che per fare cose esagerate". Donatella Versace, credetemi, ha un carisma incredibile. Anche la persona più fredda o prevenuta se le sta accanto, lo percepisce. Una delle sue qualità maggiori è la capacità, il desiderio, di trattare tutti con la stessa correttezza, gentilezza, disponibilità, dal suo amministratore delegato (Giancarlo Di Risio, l’uomo che in meno di tre anni ha riportato l’azienda all’utile) al cameriere, dalla direttrice americana della più importante rivista di moda al mondo alla giovane stagista. Ma quello che colpisce di più è l’infinito amore che la legava e ancora la lega a suo fratello. Solo a raccontarlo mi sento correre un brivido lungo la schiena e mi viene un po’ di pelle d’oca. E’ come se l’emozione prendesse forma e si potesse toccare con mano.

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    Gianni era un grande. Come per molti altri rimane la curiosità di vedere cosa avrebbe fatto ora. Auguri Donatella

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