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Serata Versace: il fascino della nostalgia

Domenica sera ho avuto la fortuna e il privilegio di assistere a un bellissimo spettacolo di danza, "Grazie Gianni con amore", l’omaggio orchestrato dalla famiglia Versace e da Maurice Bejart per ricordare Gianni Versace a dieci anni esatti dalla sua morte ( lo stilista fu ucciso a Miami il 15 luglio 1997). L’inizio dello spettacolo era fissato per le 19.30. Sono arrivata alla Scala alle 19, un po’ perché arrivo in anticipo in modo compulsivo, un po’ perché la Scala è famosa per essere uno dei rari esempi italiani di teutonica puntualità. E qui c’è stato il primo segnale che si trattava di una serata particolare: il "popolo" della moda è riuscito a ritardare la Scala: lo spettacolo è iniziato alle 20. Ma nessuno si è lamentato, è sembrata una cosa molto normale.
E poi eravamo tutti occupati a vedere chi c’era e chi no, a guardare con curiosità (e un po’ di invidia) la bellezza di certi vestiti e di chi li indossava. Ma quando lo spettacolo è iniziato tutto è cambiato. Il palcoscenico (uno dei più profondi al mondo) era dominato da una grande fotografia in bianco e nero di Gianni Versace. Sulla parte destra del palcoscenico c’era Maurice Bejart, che ha introdotto il balletto, con la voce che tradiva una grande emozione ma anche una grande energia, come se il ricordo dell’amico stilista gli desse un’incredibile, insperata, forza. A tratti un assistente sbucava da dietro le quinte e lo aiutava a sedersi e poi a risollevarsi. La voce sembrava quella di un giovane uomo commosso, non di un vecchio, affascinante, signore (Bejart ha 80 anni) con qualche acciacco.

Lo spettacolo è stato bellissimo, quasi una sfilata danzata. Ma non solo: perché la scelta delle musiche ha arricchito la serata, da Mozart ai Queen. La compagnia di Bejart è tra le migliori al mondo, multietnica e vitale, vibrante di energia e creatività, capace di comunicare la forza della vita e la bellezza della fisicità e dello stesso sforzo fisico che diventa gesto atletico e artistico. Forse solo la danza moderna, in tutte le sue forme (compreso l’ibrido di ieri sera) sa fare tutto questo.
Ma nell’aria c’era molto di più, c’era la nostalgia. Una nostalgia bella, una nostalgia gentile.

La parola nostalgia deriva dal greco ma era sconosciuta al mondo greco. Entrò nel vocabolario europeo solo nel diciottesimo grazie a Johannes Hofer, medico non greco ma svizzero. Egli era alle prese con una patologia diffusa tra i suoi connazionali, costretti dall’arruolamento come truppe mercenarie a restarsene lontani a lungo dai monti e dalle vallate della repubblica elvetica. «Nostalgia» è infatti la designazione dotta del «mal du pays» o «Heimweh» che, in francese e tedesco, significano "dolore per il Paese, per la casa". La nostalgia di ieri sera era per un luogo della moda che probabilmente non c’è più, quello dove ha abitato Gianni Versace e con lui Bejart, nei 13 anni in cui hanno collaborato. Un luogo dove alcune delle persone presenti ieri alla Scala hanno vissuto. E chi non c’era (come me e tanti altri) ne ha percepito l’eco.

Donatella Versace era nel palco reale insieme ad alcune autorità (il sindaco purtroppo non c’era) e la sua famiglia. Donatella è arrivata insieme all’ex marito Paul Beck e i figli Allegra e Daniel. Madre e figlia non si sono perse di vista un attimo. Si guardavano, si toccavano, si aggrappavano l’una all’altra. Forse anche per loro ieri sera i ricordi ieri, finalmente, hanno evocato più gioia che dolore. Forse anche loro erano avvolte da una nostalgia gentile. Forse il dolore, da ieri sera, sarà un po’ meno paralizzante.

Allegra_2
 

  • Tony Ray Padilla |

    Good Moring mother
    Good bye mother
    I love you mom
    Happy birthday
    How are you doing?
    having a nice day?

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