Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

In un’altra vita

In questi giorni io e molti altri colleghi del Sole-24 Ore siamo andati a caccia dei "100 e lode" d’Italia, i ragazzi e ragazze che hanno preso il massimo alla maturità. Inevitabilmente, credo, sono tornata al 1988, l’anno in cui la maturità toccò farla a me. Sono sempre stata una secchiona (che lasciava copiare tutti, però, ci tengo a dirlo) e la maturità è stata un traguardo molto importante. Poi però ho fatto una serie di scelte sbagliate e ancora adesso ho un certo numero di rimpianti. Parlando con le mie ragazze 100 e lode ho cercato di ricordare cosa provavo io, se ero in grado di immaginare me stessa dopo gli studi, se avevo le idee chiare come sembrano averle loro. Ho pensato con grande tenerezza alla me stessa di allora e agli errori che penso di aver commesso tra i 19 e i 22-23 anni. Errori di valutazione dei miei desideri e delle mie aspirazioni, legati a una grande confusione tra le mie aspettative e quelle dei miei genitori. E mi è venuta in mente una poesia di Jorge Luis Borges (qui sotto, un quadro intitolato "Il paradiso secondo Borges"), Istantes. Devo ricordarmela più spesso. I rimpianti sono una bruttissima cosa.

Borges
Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in più posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti; non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
(Jorge Luis Borges)

  • Paola |

    Gentile Signora Crivelli,
    sono la mamma di un “100 e lode” di un liceo scientifico di Udine.
    Mi è piaciuto molto il Suo intervento e la poesia di Borges.
    Anch’io, come Lei, credi di aver fatto molti errori in quel periodo della mia vita; ma, molto presuntuosamente, credo di aver camminato scalza dall’inizio della primavera e di non aver mai portato con me il paracadute. Forse ancora oggi mi sto curando i piedi per le ferite, ma non importa: ho vissuto intensamente e questo mi consola.
    Credo che anche mio figlio, a modo suo, stia camminando scalzo e qualche volta mi preoccupo. Poi ricordo com’ero io e lo incoraggio.
    Con un affettuoso abbraccio,
    Paola

  Post Precedente
Post Successivo