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Bertelli e la capacità di dire: “Fine di un ciclo”

Patrizio Bertelli e il gruppo Prada non parteciperanno alla prossima Coppa America, che si terrà a Valencia nel 2009. Il comunicato è di oggi pomeriggio e non è del tutto inaspettato. "E’ stato un periodo molto bello, ma ora si è chiuso un ciclo", ha detto Bertelli. Personalmente avevo sperato fino all’ultimo che Bertelli ritrovasse la voglia, l’energia, la motivazione per lanciarsi in una nuova sfida. Perché Luna Rossa, per chi ama la vela, è stata un’avventura bellissima. Per partecipare alla prima sfida, quella di Auckland del 2000, i preparativi erano iniziati nel 1997: da allora Bertelli e una squadra enorme di persone hanno lavorato per dieci anni e l’investimento complessivo di tutti gli sponsor è stato di oltre 200 milioni di euro. L’unica speranza di rivedere Luna Rossa in acqua (forse il più bel nome mai dato a una barca di Coppa America) è che Telecom rilevi il 51% di Luna Rossa Challenge, la società creata ad hoc per la sfida 2007. Non è tanto facile che succeda: primo, perché Telecom ora ha un assetto societario diverso da quello del 2004, quando fu creata la soceità (società di cui il gruppo Prada detiene il 51%). Secondo, perché Luna Rossa è un nome molto legato al gruppo di Bertelli (nelle sfide 2000 e 2003 la barca si chiamava Prada-Luna Rossa).

La cosa che mi colpisce è la frase di Bertelli "si è chiuso un ciclo". Forse in futuro parteciperà ancora alla Coppa: è un appassionato di vela e sicuramente non è un uomo che si arrenda o che accetti facilmente le sconfitte. Però adesso ha il coraggio per fare un passo indietro e in un certo senso ammettere la delusione, l’amarezza. E questo me lo rende ancora più simpatico.

Molto diverso l’atteggiamento di Larry Ellison, il fondatore di Oracle e patron del team Bmw-Oracle, che dopo essere stato sconfitto in semifinale da Luna Rossa, ora è più aggressivo che mai: da una parte fa causa ad Alinghi per una serie di cavilli legal-burocratici, e dall’altra rilancia sulla sfida 2009, aumentando gli investimenti e ingaggiando la superstar Russell Coutts. Neanche a Ellison piace perdere, ma forse non vincerà mai la Coppa america, se ne farà solo una questione di soldi e di tribunali. Chi è stato a Valencia ha percepito che, ancora una volta, i team italiani (Luna Rossa ma anche Mascalzone Latino e +39) trasmettevano qualcosa di speciale, che erano in grado di attirare anche fan di altri paesi, persino spagnoli e neozelandesi. Noi italiani abbiamo tanti difetti, ma anche molti pregi. Tra questi c’è la capacità di attirare le simpatie degli avversari, di coinvolgere anche gli sportivi più freddi e distaccati, come a tratti sono sembrati i neozelandesi. Per questo speriamo che, magari nel 2011, Bertelli, Onorato e altri ancora, decidano di partecipare alla Coppa America, dovunque sarà. A Valencia, nel 2009, noi italiani rischiamo di essere i grandi assenti.

  • Michele Cipolli |

    Coppa America ogni due anni; la competizione diventa sempre più un fenomeno mediatico e di marketing, di conseguenza la sua autorevolezza come evento di riferimento storico-sportivo velico ne verrà sminuita. Segno de tempi.
    Ma Bertelli ha fatto la scelta giusta: ogni progetto inizia, si evolve e si conclude quando è sano e ben pianificato, e lascia sempre bei ricordi. Spesso si ripropone in forme rinnovate, con nuovi protagonisti e nuovi obiettivi. La sua non è stata una sconfitta, anzi. Indipendentemente dai notevoli risultati raggiunti, Luna Rossa rimarrà, come Azzurra ed il Moro, nelle menti e nei cuori dei velisti e degli appassionati di uno sport che quest’anno ha raggiunto vette tecnico-organizzative e spettacolari di assoluta eccellenza. Dietro soltanto ad Alinghi e New Zealand, che indubbiamente hanno meritato la sfida finale, dando il meglio per loro stessi e per lo sport velico.
    Ugualmente l’Italia ha dato molto alla Coppa America in quest’ultima edizione, tre sfide sono state tante, forse troppe; nel 2009 mi auspico che vi sia un raggruppamento e consolidamento delle risorse umane e finanziarie messe in campo finora dai consorzi italiani per essere ancora più forti in una competizione in cui non possiamo mancare. Occorre lanciare un progetto nuovo, in comune, nel quale far convergere le competenze e le esperienze maturate nell’ edizione appena conclusa.

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