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I McCartney secondo Interview

Domenica scorsa in stazione ho comprato Interview, mitica rivista fondata da Andy Warhol e oggi diretta da Ingrid Sischy, geniale giornalista. anche se chiamarla giornalista è assolutamente riduttivo. in copertina c’è Daniel Craig, a cui dedicherò un post prima o poi, perché mi fa impazzire.  L’intervista e le foto sono di Sam Taylor-Wood. Però il pezzo più interessante è l’intervista fatta da Ingrid Sischy a Paul McCartney e a sua figlia Mary, che fa la fotografa. Famiglia interessante, questa dei McCartney. La figlia Stella è una delle stiliste inglesi di maggior talento (e successo) degli ultimi anni. Le foto del servizio sono della stessa Mary e di Linda McCartney, defunta moglie di Paul e fotografa anch’essa. L’intervista, o meglio, la conversazione, è molto interessante, ma forse ancora di più lo è l’introduzione all’intervista della stessa Sischy. "Ho sempre amato le foto di famiglia. In genere non sono pretenziose e arrivano al cuore delle cose. In questo articolo si parla anche del fatto che McCartney perse la moglie Linda per un cancro al seno nel 1998, quando era solo a metà della sua vita. Possiamo solo immaginare quale senso di perdita ma anche di consolazione e orgoglio la famiglia abbia provato a guardare le sue foto negli anni successivi alla sua morte. "La sua macchina fotografica era il suo diario", ha ricordato Mary mentre intervistavo suo padre.

Mentre Paul ha descritto l’approccio di Linda alla fotografia così: "Non si trattava mai di sessioni fotografiche. Lei usava sedersi, mettersi comoda, alzare la macchina fotografica e fare click, come se fosse una cosa secondaria all’intero processo. Le sue sessioni erano conversazioni inframmezzate di click". Nei ritratti di Mary – fatti circa 40 anni dopo quelli di Linda che pubblichiamo insieme all’itnervista – la conversazione prosegue. Le fotografie ci permettono di esserne tutti testimoni. Per citate "sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band: Siete un’audience davvero adorabile/Ci piacerebbe portarvi a casa con noi".

anche a me piaccioni molto le foto di famiglia. Nell’ultimo libro di Jonathan Coe, La pioggia prima che cada, ogni capitolo prende il via da una vecchia foto. Le foto parlano. O meglio, conversano, come dice Ingrid Sischy.