Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Lele Luzzati, stilista mancato

Lele
Il 26 gennaio 2007 è una data che ricorderò per un bel po’: è stato un giorno molto triste, è il giorno in cui è morto Lele Luzzati, uno dei più importanti scenografi del dopoguerra. Anzi, un artista in molti sensi, non solo uno scenografo. Aveva 85 anni e l’elenco delle sue opere come pittore, illustratore, animatore di cortometraggi e, naturalmente, di scenografo, è lunghissimo e ricchissimo. La sua città natale,
Lele2
Genova, nel 2000 gli ha dedicato un museo (nella foto qui accanto), che ha anche un bel sito e dove chi volesse può trvare mille informazioni. Luzzati era anche un uomo dolcissimo, che ha lasciato ricordi struggenti in chiunque lo abbia conosciuto. Ieri sono andata a vedere una mostra interamente dedicata al lavoro di Luzzati per le opere di Gioacchino Rossini, allestita al Chiostro di Voltorre, a pochi chilometri da Gavirate, vicino a Varese. La mostra resterà aperta fino al 30 settembre e la consiglio a tutti. E’ un trionfo di amore per l’opera e per la musica (non solo quella di Rossini), per l’arte applicata, per i colori, per il piacere di comunicare allegria tramite forme e colori.

Luzzati
Mentre passeggiavo per le sale del chiostro (un posto splendido, che in realtà da solo vale la visita) pensavo che Lele Luzzati avrebbe potuto fare anche lo stilista (qui a fianco, uno dei suoi personaggi più famosi, Pulcinella). Non so se ci avesse mai pensato, non ne abbiamo mai parlato. Forse l’idea lo avrebbe fatto inorridire… Però non credo: forse piuttosto, con l’umiltà che lo caratterizzava, avrebbe pensato che quello non era il suo mestiere. Sono tanti gli stilisti che si dedicano alle scenografie e
Lele3
spesso con grande successo (basti pensare a Gianni Versace o Giorgio Armani) mentre gli scenografi preferiscono, mi sembra, non cimentarsi con la moda. Ma nel caso di Luzzati secondo me sarebbe stato un gran successo. Perché sapeva usare i colori e forse perché, come scenografo, sapeva che i vestiti (pardon, costumi) dovevano valorizzare chi li portava, gli attori, non oscurarli.