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Costantino piace solo se è gratis

Qualche anno fa uscì Troppo belli un film in cui Costantino Vitagliano e Daniele Interrante, ex "tronisti" in una delle trasmissioni di Maria De Filippi e dipinti come "nuovi idoli delle teen-ager italiane", interpretavano più o meno sé stessi. Fu un flop clomoroso, nonostante l’enorme battage pubblicitario (mi ricordo autobue e tram tappezzatti con le locandine). Il flop fu più evidente che mai a Milano: il film resistette nelle sale una settimana, credo.

Costa

Niente di più lontano dai miei gusti in fatto di uomini di Costantino (anche se, chissà, quando avevo 16 anni forse mi sarebbe piaciuto), però il flop davvero mi sembrò strano. Di solito ci si fionda a vedere i film di cui sono protagonisti i propri idoli. Io lo facevo quando avevo 16 anni ma lo faccio ancora adesso (ho visto il Gladiatore e ogni altro film con Russell Crowe, ad esempio, tre volte nel primo mese di programmazione e innumerevoli altre da allora).

Perché Costantino lo si guarda alla tele ma non lo si va a vedere al cinema? Non avendo una risposta, all’epoca di "Troppo belli" lo chiesi a mia sorella, che essendo più sveglia e forse anche più intelligente di me, rispose tranquilla: "Forse perché se le ragazzine non devono pagare lo seguono, ma se devono sborsare i biglietti del film ne fanno a meno. tanto alla tv impazza". Troppo logico per non essere vero.

Lo stesso concetto (espresso con il suo inconfondibile stile), l’ho trovato nel Buongiorno di Massimo Gramellini di questa mattina, sulla Stampa (splendido giornale, non mi stanco di ripeterlo). Forse ha ragione: agli italiani le scemenze piacciono solo se sono gratis.

"La notizia che la compagna di bisbocce romane dell’onorevole Mele diventerà un’attrazione dell’imminente stagione televisiva ha gettato parecchi genitori nello sconforto più cupo. A cosa sono serviti anni di sacrifici per dare un’istruzione alla prole, se poi la fortuna arride sempre e soltanto a chi si segnala per vicende violente o cafone? Invece che a medicina o ad architettura, sarebbe stato meglio iscrivere i ragazzi a un corso accelerato di estetica della mutanda e filosofia del nulla: docenti Corona, Costantino e la Lecciso.

Eppure c’è un po’ di giustizia a questo mondo. Magari non nelle aule di tribunale e negli uffici di certe procure. Ma nei santuari del consumismo. Là dove il fumoso Famoso, premiato dall’Auditel e venerato da minoranze urlacchianti a favore di telecamera, si sottopone all’unica prova che conta: quella del mercato. Entrate in una jeanseria e chiedete quante magliette e slip di Corona hanno venduto negli ultimi mesi. Poi passate da un negozio di video e domandate se il film del tronista Costantino ha ottenuto più o meno spettatori di una partita di C2. Infine, fate un giro in una di quelle discoteche che affittano come ospiti d’onore la Lecciso e gli altri cloni che la tv produce a getto continuo, con l’unico requisito che non sappiano fare niente. Vi imbatterete in una scoperta interessante. Gli italiani, fin quando c’è da rincretinirsi gratis, sono i più avidi divoratori di scemenze del mondo. Ma appena si tratta di pagarle, le scemenze, diventano saggi come un santone (indù, ché per quelli nostrani quest’estate marca male)."