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Vogue Usa “atterra” sulle scrivanie

Settimana scorsa ho scritto un post su tre riviste che mi avevano fatto compagnia in treno (vanity fair, velvet e gq). poi mi è venuto in mente che forse era una cosa un po’ sciocca da fare, che ero stata trascinata dai miei entusiasmi di folle amante della carta stampata in tutte le sue forme. mi faccio venire sempre un sacco di dubbi… ma oggi ho aperto On the Runway, il blog di cathy horyn, fashion editor del new york times, uno dei miei miti giornalistici. Il post più recente è una lunga, appassionata, "recensione" di vogue usa di settembre. mi ha fatto piacere. non che se lo fa cathy sia giusto per forza, da un punto di vista giornalistico. però se lo fa lei, di parlare di una rivista, magari di un gruppo editoriale concorrente, sicuramente non è una cosa sciocca, come avevo pensato.

Vogue190
Fatta quest’agile premessa, la recensione di cathy è molto divertente. "vogue di settembre è atterrato sulla mia scrivania", scrive. non so quanto pesi, però ci dice quante pagine ha: 840. pazzesco. tantissime sono di pubblicità (e cathy parla anche di quelle) ma ci sono anche moltissimi articoli e spero di poterlo sfogliare anch’io presto.

in copertina c’è sienna miller fotografata da mario testino (una scelta abbastanza contestata nei commenti al post di cathy) .

Ma a proposito di riviste, sull’Espresso di questa settimana c’è un bell’articolo (non lo linko perché è a pagamento) di Quirino Conti, profondissimo conoscitore della moda e della sua storia. si intitola "Proust pret-a-porter" e, almeno in parte, spiega perché il modno della moda sia dominato dai gay.

conti non mi convince del tutto, anche perché non subisco la fascinazione di proust come sembra succedere a lui e non l’ho mai considerato un mio punto di riferimento letterario o di pensiero o di chissà cos’altro, però l’articolo è molto interessante e offre un sacco di spunti.

A un certo punto conti scrive: "quasi che (e questo è il nodo del problema) al couturier-stilista, come a un predestinato, in vista di un’ulteriore ampliamento di doni e di talenti, venisse naturlamente sottratto lo spazio, eccessivamente fisiologico, di una sua qualunque sessualità. ("Uno scrittore deve dimenticare di avere un sesso e deve parlare per tutti", diceva Proust). Per un’androginia – allegorica – che come in molti miti è all’origine della razza divina come di quella umana".

La moda sarebbe uan specie di "redenzione", mediante "una figura – il couturier-stilista – anomala, perché ancora intessuta di primordiale integrità androgina".

Questo ragionamento mi ha fatto venire in mente le recenti dichiarazioni di veronesi, fatte in un’intervista al riformista: secondo l’oncologo la nostra specie sta andando verso la bisessualità.

Non so se conti abbia ragione sui gay e la moda, sull’androginia e la moda. e non so neppure se veronesi abbia ragione sulla bisessualità che verrà. una cosa è certa, almeno per me, siamo troppo ossessionati dal sesso. ogni ragionamento parte e arriva quasi sempre lì.