Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

“032c”, creatività made in Berlino

032c_13_cover
A new breed of fashion magazines comes into vogue: è il titolo di un articolo pubblicato ieri dall’International Herald Tribune. E così ho un nuovo oggetto del desiderio, la rivista tedesca di "moda e molto altro" "032c". Secondo l’autore dell’articolo, Andreas Tzortis, è bellissima. Inutile dire che mi ha convinta e che me la farò spedire appena possibile (il sito è bello… ma vuoi mettere con la versione cartacea). l’articolo dell’iht l’ho trovato citato anche sul blog di cathy horyn, in un post di una delle visitatrici più assidue, tale "autre", che innescava una polemica sulla presunta "vetustà" di vogue america e la grande "modernità" di 032c. questa "autre" è molto intelligente ma troppo polemica per i miei gusti.

ma parliamo di o32c. ogni numero (due all’anno) è dedicato a un tema. quello in edicola ora è tutto sulla "energy experimentation", costa 12 euro e ha meno di 300 pagine (vogue usa di settembre ne ha 840). uno degli articoli si intitola KL XXL ed è dedicato a Karl Lagerfeld, una delle personalità più forti, invidiate e discusse, della moda internazionale. Muoio dalla voglia di leggerlo perché il direttore di 032c, Jorg Koch, ha speigato al giornalista dell’international herald tribune che "l’artciolo spiega perché chanel (di cui lagerfeld è direttore creativo, ndr) non sarà mai tra i nostri inserzionisti". il tema è attualissimo, quello del legame tra inserzionisti pubblicitari e contenuti delle riviste. l’artciolo incrimanto è una recensione, temo molto molto negativa, della mostra di fotografie by karl lagerfeld, ospitata dalla galleria berlinese C/O.

a tutti noi giornalisti capita di scrivere cose che a qualcuno, o a molti, possono non piacere. la disponibilità ad accettare le critiche da parte di chi legge i nostri pezzi e ne è (o si sente) il bersaglio, secondo me, dovrebbe essere direttamente proporzionale a una serie di cose, ad esempio:

– rispetto del diritto di critica (non amo particolarmente i critici, di qualunque campo, dal teatro alla musica, dal cinema ai fumetti) perché criticare in effetti è un esercizio semplice rispetto a quello di creare. ma è bello che ci sia il diritto di critica. quindi un po’ di incazzatura ci sta, da parte del criticato, ma senza ritorsioni o richieste di censure

– rispetto dei fatti. certo, ogni fatto è interpretabile, e quindi manipolabile. però dovremmo tutti (criticati e criticatori) saperli presentare e riconoscere con un minimo di onestà

– livello di animosità, acidità, buona o mala fede. a volte le critiche o gli articoli giornalistici grondano di questi elementi. e in quel caso capisco l’incazzatura di chi viene preso di mira. ma anche in questo caso, mi piacerebbe non sentir parlare di ritorsioni o altro. semmai può essere il direttore del giornale a crtiicare il suo giornalista, perché ha esagerato e si è allontanato dalla realtà o ha ecceduto nel suo diritto/dovere di critica e cronaca

sempre più spesso (soprattutto nella moda) i criticati si arrabbiano molto e a volte arrivano a minacciare di togliere la pubblicità dalla testata non gradita. molti giornalisti (e soprattutto i loro direttori) vanno dritti per la loro strada, perché cedere ai ricatti è lo scenario peggiore, sempre. però il ricatto si diffonde, ed è un brutto segno, secondo me.