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Lo “scoiattolo della letteratura”

Einaudi
Questo week end ho letto un libro bellissimo, "Colloquio con Giulio Einaudi" di Severino Cesari. Quando uscì la prima volta, nel 1991 per Theoria, me l’ero perso. e soprattutto einaudi era ancora vivo. giulio einaudi, che purtroppo non ho mai conosciuto di persona, è uno dei miei miti, forse l’unico che ha resistito a tutti i miei cambiamenti/evoluzioni/involuzioni di questi anni. consiglio questo libretto a chi ama i libri o a chi ha lavorato in editoria… anzi: lo consiglio a chiunque.

a tratti mi sono commossa, leggendo le parole di einaudi. anche per la sincerità disarmante nel criticare il se stesso di tanti anni prima. direi con una "fiera umiltà" ammette gli errori e li rivendica, ma rivendica anche l’aver cambiato idea, opinione e il diritto stesso ad autocritcarsi.

"Solo che io, con le mie intemperanze, esageravo, sconfinavo nell’arroganza. Alla morte di Truman, che, non dimenticarlo, è il presidente americano che promosse la guerra fredda, e dio sa cosa ci è costata, mandai un telegramma alla casa bianca epr dire che non piangevo la morte di un criminale di guerra, del responsabile dell’olocausto di hiroshima".

Vuoi dire che sei profondamente pentito?

"No, non sono pentito. avevo queste convinzioni o se vuoi intemperanze, che oggi anch’io sono costretto a giudicare così, solo perché sono state condannate dalla storia, si sono dimostrate vie perdenti: ma allroa, quando cercavo di portarle avanti, potevano sembrare nobili utopie, e chi dice che la storia abbia davvero sempre ragione?"

Calvino_ph1
ma la citazione che spero faccia venire a più persone possibile la voglia di leggere questo libro riguarda Italo Calvino (qui a fianco, in un ritratto di tullio pericoli).

Cesare Pavese, racconta einaudi, in una delle sue prime recesioni di calvino, lo chiamava "lo scoiattolo della letteratura". credo di non aver mai visto, in tre parole, un ritratto così completo e allo stesso tempo leggero dell’opera di uno scrittore come calvino. che io amo dall’età di 13 anni.

Scoiattolo
ricorda ancora einaudi, parlando di pavese, calvino e di tutti gli altri protagonista della casa editrice che non ci sono più. "Tutte queste morti hanno pesato come montagne. Anche le assenze di chi è andato via. E anche i musi lo sanno, quando io predno un’iniziativa, ho l’abitudine ormai, nella mia mente, di convocare questi assneti, anche i vivi, ma comunque assenti, e chiedere loro consiglio. Che cosa può pensare Pavese? Cosa può pesnare Leone? Cosa pensava Calvino? Ora aggiungo: cosa penserebbe Bollati? Continuo a dialogare con chi ha lasciato la casa editrice".

io ora invece mi chiedo cosa avrebbe pensaro calvino dei blog, se ne avrebbe avuto uno e magari persino cosa avrebbe pensato di questo mio blogghino piccolo piccolo. "scoiattolo della letteratura". fantastico.