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L’addio di Valentino

Lo so, arrivo in ritardo: la notizia è di martedì pomeriggio, i primi a darla sono stati quei fulmini di Wwd. Non so perché ho esitato a scriverne anche sul blog (l’ho fatto, ma per il giornale). Forse perché, come mi ha detto quaclche ora fa Beppe Modenese, con Valentino si chiude un’era e la cosa mette un po’ di tristezza. Alessandra Facchinetti, da ieri ufficialmente direttore creativo delle collezioni donna, è sicuramente una stilista giovane e ricca di talento ed entusiasmo, garantirà una "vita lunga e felice" al marchio, per usare di nuovo le parole di Modenese, presidente onorario della Camera della moda, profondissimo conoscitore della storia della moda e del costume del nostro Paese e allo stesso tempo instancabile osservatore e promotore di giovani talenti.

Quello che fa effetto è che d’ora in poi Valentino stilista non sarà più Valentino maison e viceversa. E’ già successo, ovviamente, in Francia più che in Italia, e in molti casi i marchi sono ancora "alive and kicking" nonostante l’uscita di scena, volontaria o involontaria, dello stilista fondatore.

Gli esempi sono numerosi: Yves Saint Laurent (classe 1936) è uscito di scena nel 2002 e oggi il direttore creativo della maison è Stefano Pilati, Christian Dior (1905-1957) è ancora oggi uno dei marchi della moda e del lusso più forti al mondo e fa parte della galassia Lvmh. Il primo direttore creativo dopo la morte del fondatore fu proprio un giovanissimo Saint Laurent, che nel 1960 fondò la sua maison. Negli anni 80 fu la volta di Ferrè e dal 1997 la griffe è affidata a John Galliano, che il 2 luglio ha festeggiato con un evento spettacolare a Versailles i suoi primi dieci anni da direttore creativo.

Ma ci sono anche Cristobal Balenciaga (1895-1972), il cui "capo creativo" è Nicholas Ghesquiere, Paco Rabanne (galassia Lvmh), Chanel, naturalmente, guidata dal "kaiser" Karl Lagerfeld (che ha anche una sua linea e firma il pret-a-porter femminile di Fendi).

Ci sono "fantasmi in atelier" anche fuori dalla Francia: Jil Sander ha lasciato la sua griffe e il direttore creativo da parecchie stagioni è Raf Simons, in Italia Romeo Gigli è disegnata da Gentucca Bini, ad esempio. In America è l’italiano Zucchelli a firmare le collezioni uomo di Calvin Klein…

Insomma, è un po’ triste dirlo. Però è abbastanza vero: gli stilisti vanno e vengono, i marchi restano.

  • Aurelio |

    Che bello se fossero qui tutti ancora ci regalerebbero bellissime cose Gianni Valentino ecc

  • CosmicVoidAroundMe |

    Già … il che si traduce con il dire che ciò che importa non sono le merci, ma l’umana tendenza a comprarle … quali che siano.
    Un bacione,
    Giorgio.

  • looy |

    ehssì, è sempre molto triste quando il capitano lascia la sua nave, e non importa quanto siano bravi i successori. penso alla morte di gianni versace. cosa avrebbero visto ancora i nostri occhi se fosse rimasto in vita? valentino è vivo, eppure ci faremo la stessa domanda tra qualche anno, nonostante la bravura della facchinetti. bah.

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