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Fame di architettura firmata

Stamattina in edicola mi sono comprata Abitare, attirata da un nuovo allegato, The Reader, un agile tabloid che raccoglie una selezione di articoli pubblicati all’estero che ruotano intorno all’architettura. Mi ha colpita sorpattutto uno strillo "New York, un passo indietro. La fame di Manhattna per l’architettura firmata", articolo pubblicato originariamente su El Pais, quotidiano spagnolo di ottima fattura. Si parla di tutti i progetti in corso e firmati, appunto, dai nomi più famosi dell’architettura mondiale: Richard Meier, Jean Nouvel, Santiago Calatrva, Frank Gehry, Norman Foster, Richard Rogers e naturalmente Renzo Piano (nella foto, una parte dell’auditorium di Roma).

Renzopiano
Renzo Piano l’ho "reincontrato" a metà giornata: domani si chiude la mostra Renzo Piano Building Workshop. Le città visibili, che era stata inaugurata alla Triennale il 22 maggio e ieri l’architetto ha compiuto 70 anni. Così domani ci sarà una grande festa in Triennale e ne abbiamo dato notizia sul Sole. Preparando il breve testo per il giornale di domani, qualche ora fa, ho fatto un po’ di ricerche sull’idea di Italo Calvino di "Città invisibili" (titolo di un suo libro del 1972). Il mitico Calvino ("lo scoiattolo della letteratura", come lo chiamava Cesare Pavese)  scriveva che sono due le specie in cui ha senso dividere le città: "quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati".

Io sono nata a Milano e tutto sommato le volgio bene. Ma come sarebbe bello se anche lei avesse un’autentica fame di architettura firmata, come New York. Non ne fosse solo "ingolosita". perché di progetti in giro ce ne sono tanti, ma chissà quanto tempo ci vorrà per realizzarli.

Il che mi riporta anche a Renzo Piano: sono contentissima che abbia scelto di festeggiare il suo compleanno a Milano e sono altrettanto felice che la mostra sia andata molto bene: 45mila visitatori in meno di quattro mesi sono "cifre da mostra d’arte, non di architettura", mi ha spiegato Davide Rampello, presidente della Triennale. Mi dispiace però che nella nostra città Piano non abbia lasciato il segno che ha lasciato in altre capitali. Parlo anche per esperienza personale: la redazione del Sole-24 Ore è proprio un suo progetto e per me è sempre un’emozione vederla da fuori e soprattutto lavorarci. Forse la mostra in Triennale lo ha fatto "reinnamorare" almeno un po’ della nostra grigia città e magari in un futuro molto prossimo si dedicherà a un nuovo progetto proprio qui.