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Dei gatti e degli uomini

Saul_cat
Del mio amore per i gatti ho già parlato… oggi in libreria mi sono comprata un delizioso libro di patricia highsmith, "dei gatti e degli uomini" (archinto). ieri invece ero andata a trovare mia mamma e mia sorella, che sono ancora al mare. con loro ci sono tre gatti. la giovane leah, felice, egoista e attivissima; la "signora" camilla, nel mezzo dei suoi anni, reattiva quando serve, buona cacciatrice, affettuosa ma incompresa (viene considerata una rompiballe non particolarmente intelligente); l’anziano boris, siamese saggio e meraviglioso a vedersi, imprevedibile e imperscrutabile. e con qualche acciacco che mette molta malinconia a tutti noi. a questi tre gatti sembrano dedicate le tre poesie che chiudono il libro della highsmith.

1. GATTINO (per leah)

Ogni cosa al mondo
è stata fatta perché ci giocassi:
grilli, scendiletti, pois
ombre, "gatti" di polvere e la mia stessa coda.
Vi sono così tanti angoli, porte semiaperte,
e lati inferiori di cose da guardare,
talmente tanti luoghi dove andare, che divento matto
se non riesco a essere in ognuno allo stesso tempo.
Poi mi ritrovo stanco.

2. GATTO (per camilla)

I topi sono stati inventati per me. Li osservo
furtivo, quando loro non sanno.
Poi faccio un balzo.
Preferisco la notte al giorno.
Nessuno può vedere così bene di notte
o muoversi silenziooso
quanto me. A volte faccio cadere gli uccelli,
stupidamente addormentati sui rami,
li faccio cadere per terra, dove gli spezzo il collo
con le mie mandibole. Poi gioco con loro mentre stanno morendo,
dando loro colpetti con le zampe
come se fossi ancora un gattino.
A volte le notti sono luminose
e io divento folle di solitudine
urlo alla luna e ascolto,
e poi vado dove mi giunge una risposta.

3. VECCHIO GATTO (per boris)

Niente è mai stato fatto per me,
no, nemmeno il caminetto,
perché a volte ho freddo e non c’è fuoco,
e altre volte non mi è permesso stare lì.
Le ombre mi annoiano, e se sono un mistero
di un ben misero mistero si tratta. I miei bis-bis-bisnipoti
mi giocano stupidamente attorno, ma ormai so
che i lati inferiori delle cose sono solo inferiori,
e che dietro una porta semiaperta
c’è un’altra stanza come questa.
Mi piace star seduto con gli occhi semichiusi,
perché ho già visto tutto
e i miei ricordi sono più interessanti.
Sono in pace con tutto.
Persino i topi possono quasi toccarmi,
sapendo che ho dimenticato la vecchia guerra.
Solo i miei bis-bis-bisnipoti
a volte mi infastidiscono, tirandomi la coda,
slittandomi e scivolandomi addosso.
Dò loro una bella scuffia sulle orecchie,
e riprendo da dove avevo smesso di pensare.
Sono in pace con tutto.

  • Ale |

    Sancio ha deciso di lasciarci quando ha capito che in casa non “serviva” più. Mia sorella, che l’aveva raccattato su un lercio marciapiede del quartiere tiburtino a Roma, era diventata da poco mamma e tutti, ma soprattutto lei, non lo consideravano più come un tempo. Ogni tanto ricordo i suoi occhioni un po’ stolidi (non doveva avere un grosso QI, temo), ma faceva delle fusa incredibili e non sembrava mai incupito. Mia madre l’ha seppellito in montagna, accanto alla cagnetta di suo fratello. Sono andati insieme fin lassù, in un rito funebre tenero e silenzioso al quale purtroppo non ho potuto partecipare. Dedico a lui “vecchio gatto”.

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