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Karl e Rosa

Questi sono solo alcuni dei mitici aforismi di Karl Kraus. Il mio professore di italiano lo presentava sempre, compiaciuto, come un misogino, anche perché lo era lui stesso. Io l’ho amato fin dal primo momento, Kraus, anche se ogni volta che mi imbattevo in una delle sue affermazioni misogine per un secondo pensavo che era uno stronzo e non avrei mai letto niente di suo. Poi ricominciavo a leggere, con un leggero senso di amaro in bocca. Kraus era un cinico, in una parola. Così ho sempre pensato. Ma sbagliavo. L’ho capito solo leggendo "Un po’ di compassione", librino appena uscito per Adelphi che contiene uno scritto di Kraus, uno di Rosa Luxemburg e altre brevi cose.

inaNon potevo credere ai miei occhi! Karl Kraus parlava con affetto, ammirazione, commozione, di un essere umano. anzi, di un essere umano donna. per un po’ di righe mi sono aspettata che a un certo punto kraus gettasse la maschera, che negasse  beffardo quello che di positivo aveva detto. E invece no: l’elogio appassionato di Rosa continuava, era sincero fino all’ultima riga, all’ultima parola.
A parte la bellezza dello scritto della Luxemburg, che racconta il dolore di un bufalo selvaggiamente picchato e il suo dolore nel veder soffrire l’animale (non trascrivo il pezzo perché mi sono venuti i brividi solo a leggerlo), è stato bellissimo scoprire un nuovo Kraus.