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Lezione di giornalismo da New York

Nyt
Premessa: io adoro Renzo Piano e mi sento fortunata a lavorare in uno stabile che lui ha ristrutturato. Lo dico perché l’articolo che sto per citare, apparso sul New York Times ieri, parla proprio di Piano e di un suo nuovo progetto, quello appunto della nuova sede del quotidiano americano. Nicolai Ouroussoff ne ha parlato nella sua rubrica "Architecture Review", intitolanto il suo pezzo "Pride and Nostalgia Mix in the Times’ New Home". La sua è una garbata "critica" del progetto di Piano, come, secondo me, solo un grande giornalista di un grande giornale potrebbe fare.

Sentite l’attacco:

"Scrivere del nuovo palazzo del proprio datore di lavoro è un compito rischioso. Se dicessi di amare l’edificio, il lettore mi sospetterebbe di piaggeria nei confronti di chi mi paga lo stipendio. Se dicessi di odiarlo, qualcuno potrebbe pensare che stia ostentando la mia indipendenza. Lasciate allora che esca da questa situazione così: come dipendente, sono affascinato dal nostro nuovo palazzo sulla Eighth Avenue. L’imponente e antica struttura in stile neogotico, con in suoi 18 piani all’angolo con la 43esima strada, che ha ospitato il New York Times per quasi un secolo, ha il suo fascino. Ma era un posto deprimente dove lavorare. Le sue file labirintiche di scrivanie con pile di giornali ingiallite erano un costante richiamo alla tradizione, ma sembravano anche anacronistiche.

Il nuovo palazzo di 52 piani, tra la 40esima e la 41esima, disegnato dall’architetto italiano Renzo Piano, in confronto è un paradiso. (…)

Cosa rende grande un grattacielo newyorchese? I più belli ti colpiscono al cuore, li cerchiamo quando osserviamo la skyline, per trovare un punto di riferimento e per ancorarci psicologicamente alla città. La torre di Piani difficilmente ispirerà questo tipo di sentimenti. La caratteristica più originale dell’edificio è la sua copertura di piastrelline di ceramica, che diffondono la luce e dà all’esterno un aspetto pulito, uniforme. Mr Piano usò un accorgimento simile per la Debis Tower della Daimler-Benz, con risultati ambigui".

  • papageno |

    se una volta il caro adolf loss scriveva “parole nel vuoto”, oggi noi siamo autori di “architetture del nulla”. il mondo invidia il genio italiano, lo vuole, lo pretende, gli commissiona lavori. ma l’incapacità e la magra figura che spesso l’italia fa’ all’estero è emblematica. renzo piano di queste figure ne ha fatte molte, dall’aereoporto in giappone, a questo ultimo capolavoro newyorkese.

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