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Una felicità paradossale

Dieci giorni fa alla Bocconi si è tenuto un interessante incontro sulla moda, il Global Fashion Summit organizzato da sei anni, credo, da Class Editori, Merrill Lynch e aziende del settore. Sono stati toccati molti temi, ma l’intervento più interessante è stato forse quello di Gilles Lipovetsky, sociologo francese. Al convegno ha parlato di moda e arte e di come i due mondi si cerchino e si incontrino fruttuosamente sempre più spesso. Il giorno dopo sono passata in libreria e ho visto il suo ultimo libro, "Una felicità paradossale. Sulla società dell’iperconsumo" (Raffaello Cortina). L’ho comprato e leggiucchiato subito (su Nova di giovedì scorso ne ho anche citato alcuni brani): è un libro molto interessante, anche se chi dà alla parola consumismo un’accezione comunque negativa resterebbe un po’ deluso. Perché Lipovetsky non lo condanna in toto. Forse è anche per questo che il libro mi è piaciuto: mi ha fatto sentire un po’ meno in colpa di molti altri saggi dedicati al tema (uno per tutti, "Etnologia del Natale. Una festa paradossale" di Martyne Perrot, edizione eleuthera).

Comprare cose utili, dilettevoli o addirittura superflue dà un attimo di felicità. su questo penso siamo d’accordo tutti. Ma forse quell’attimo è ancora più breve ed effimero e fragile di ogni altro attimo di felicità (temo che per definizione la felicità sia misurabile solo in attimi).
Accumulare attimi di felicità comprando compulsivamente è una ricetta per il disastro emotivo (oltre che economico, nella maggior parte dei casi). E’ un po’ questa la conclusione, banale forse solo in apparenza, degli articolati ragionamenti di Lipovetsky. Mentre lo scrivo cerco di stamparmelo bene in mente, perché la trappola dell’acquisto per gratificarsi o compensare tristezze o solitudini più o meno momentanee l’ho sperimentata tante volte.

A proposito di felicità mi ha colpito una risposta del nostro mentore Luca De Biase. Sul Venerdì di ieri segnalano il suo nuovo libro (che domani andrò a comprarmi), Economia della felicità (Feltrinelli). "Lei cita i blog: c’entra internet con l’economia della felicità", gli chiede staglianò in una brevissima intervista. "La tv incoraggia il sistema dei consumi. Ma la soddisfazione per un bene materiale è molto più breve di quella per uno relazionale. I blog rovesciano il sistema, proponendone uno in cui si dona tempo. E si è molto più felici". Luca ha ragione: adesso che ho scritto due post, di quelli, nel mio piccolo, "sentiti", arriva l’attimo di felicità. E forse durerà di più di quello che arriva quando mi compro una borsa.