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Shopping all’outlet e (trascurabile) felicità

Happy
Non mi stancherò mai di consigliare la lettura del libro di Francesco Piccolo "Momenti di trascurabile felicità" (Einaudi). Non perché condivida tutto quello che Piccolo ha descritto. Anzi, a volte mi ha fatto proprio arrabbiare… Ma perché credo molto nell'idea di felicità come piccoli grandi momenti intensi per noi e a volte imcomprensibili per altri. Un po' quello che descrive Piccolo. Ma devo ricordare che il testo veramente fondamentale (!) su questo tema è "14.000 things to be happy about" di Barbata Ann Kipfer, uscito negli Stati Uniti ormai parecchi anni fa. Da qualche anno dal libro viene tratto un calendario "a-page-a-day", che in settembre, di passaggio da New York, ho comprato senza esitazioni. L'ho scartato ieri e ora troneggia sulla mia scrivania (foto qui sopra). Non vedo l'ora di iniziare a usarlo e ho fatto una cosa che per le persone scaramantiche è un sacrilegio: sono andata a sbirciare cosa dice il calendario per il 1° gennaio. Tra le "things to be happy about" ci sono:
– renting classic movies (affittare film classici, per me non tanto)
– a warm green house (una serra calda, concordo)
– a fresh fruit cup (concordo)
– being awakened by a kiss (essere svegliati con un bacio, chi non concorderebbe?)
– worn oriental rugs (tappeti orientali usurati, concordo)
– slalom racing (gare di slalom speciale, concordo a patto si tratti di guardarle in tv e non di farle)
– starting a brand new book (concordo)
– OUTLET STORE SHOPPING. E qui concordo in pieno. Forse adesso gli outlet sono fin troppi, quel senso di fare una cosa eccezionale ed eccezionalmente conveniente è un po' sparito. Però continua a essere una piccola grande felicità avere la sensazione di risparmiare senza troppo rinunciare (in questo caso al marchio). Due anni fa sono andata con mia sorella a fidenza village. ricordo il piacere di comprare di tutto di più da desigual e in un negozio di casalinghi… alla fine si spende lo stesso, ma ci sente un po' meno consumisti. o no?