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Il mistero dell’anoressia

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Ieri è arrivata la notizia della morte di Isabelle Caro, avvenuta in realtà il 17 novembre a Tokyo. Aveva 28 anni, soffriva di anoressia da quando ne aveva 13. Pesava poco più di 30 chili per un metro e 65 di altezza. Oliviero Toscani e la campagna di No-Lita l'avevano resa famosa, un paio d'anni fa. La notizia mi ha colpita molto, anche se non moltissimo. Perché l'anoressia uccide e Isabelle non sembrava affatto sulla strada della guarigione. Ho aspettato di leggere i giornali di oggi prima di scriverne, forse perché temevo comunque di scrivere banalità. Di tutti gli articoli che ho letto quello che mi è piaciuto di più è quello di Alessandra Arachi sul Corriere della Sera, ma ho trovato tutto molto rispettoso, anche i pezzi su Stampa e Repubblica, forse perché scritti da donne (anche se la malattia comincia a non risparmiare i giovani uomini). L'anoressia resta un mistero, una malattia senza cura, di fatto. O almeno, senza protocolli di cura. E la cui origine è diversa da caso a caso. Quanto c'entri la moda e le modelle troppo magre in passerelle e sulle riviste, non so davvero. Possono c'entrare in parte: nel senso che vedendo donne molto magre e apparentemente di successo giovani o giovanissime ragazze possono pensare di emularle mettendosi a dieta.
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Ma il rifiuto del cibo e il desiderio di vivere dentro a un corpo che sparisce ha radici molto più complesse. Ad Isabelle il cantante svizzero Vincent Bigler aveva dedicato una struggente canzone, J'ai fin. Un titolo che potremmo tradurre come "Io finisco". Cosa si può fare per convincere le ragazze e le donne che soffrono di anoressia a curarsi seriamente, a non andare incontro alla fine come dei lemming che si gettano dalla loro scogliera rinunciando a un mondo che tutto sommato poteva anche ospitarli? Non ho risposte: la maggior parte di loro sanno di avere una malattia mortale. Gli occhi di Isabelle erano a volte felici a volte angosciosi. L'angoscia ha avuto la meglio su tutto, nel suo caso. Spero che per altre ragazze non sia così. Ma ripeto, non ho risposte né suggerimenti.