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Kate Moss “appesantita”

 

 

 

LV AI1112 (Kate Moss)
Ieri si è chiusa la settimana della moda di Parigi, con due sfilate, per il settore, molto importanti. Miu Miu e Louis Vuitton. Le sfilate sono uno show, l'attenzione si concentra non solo sui vestiti, ma anche, proprio come a teatro, sulle scenografie, la musica, l'atmosfera, il regista, il commediografo. E sull'equivalente degli attori, cioè le modelle. A volte c'è qualcosa da dire su tutte queste cose, a volte no. Dopo una sfilata, più che di ogni altra cosa, si dovrebbe, secondo me, parlare dei vestiti e di chi li ha creati. Ieri l'attenzione è stata catalizzata anche da Kate Moss, una delle modelle più famose e ancora oggi più pagate degli ultimi 20 anni. Non andava in passerella da qualche stagione, a Parigi ha sfilato per Vuitton, oscurando persino Naomi Campbell, che pure riesce sempre a fare notizia, perché è bellissima ma anche per altri motivi. Cosa si legge oggi sui nostri giornali e soprattutto nei titoli? Che Kate Moss "è appesantita", che "sdogana la ciccetta" e che "ha un filo di cellulite". Kate Moss è stata in passato molto magra. In modo disinvolto, probabilmente naturale, probabilmente non legato a un vero e proprio disturbo alimentare. Poi è passato il tempo, ha avuto una bambina, è un po' invecchiata e ora è semplicemente magra, non più molto magra. E forse sì, superati i 30 anni, ha un filo di cellulite. E questo fa notizia? Di questo si sente il bisogno di scrivere, su questo si sente il bisogno di titolare? Ma di chi è l'ossessione per il corpo? E perché nessuno si prende la responsabilità di atti concreti – e le parole che formano un articolo o un titolo lo sono – di abbandonare questa logica? Perché vivisezionare un corpo e una presenza bellissima come quella di Kate Moss per scoprire quanti chili ha in più o quanti centimetri a buccia di banana le sono venuti sulle cosce? Perché questo accanimento sull'aspetto fisico e questo desiderio di scomporlo in tanti pezzi, pensando forse così che siano eliminabili o migliorabili? Mi fa tutto tanta tristezza, perché chi ha scritto quei pezzi lo ha fatto con colpevole leggerezza, rischiando di diventare complice di una mortificazione. Mi fa tristezza perché penso a quante ragazze, donne, captino il messaggio che ognuna di noi non possa essere se stessa e basta, bella e basta. Con qualche chilo in più – o in meno – e un po' di cellulite. Mi fa tristezza perché di tutti i quotidiani europei siamo gli unici ad aver parlato della cellulite e del peso di Kate. Anziché di quanto, imperfetta rispetto a una (supposta) perfezione precedente, portasse bene i vestiti creati da Marc Jacobs per Vuitton. E di quanto, imperfetta, fosse bellissima.

  • stefania |

    Hai ragione ed è bello leggere articoli così. Quanto all’accanimento di chi scrive certe cose, credo sia il risultato della certezza che molti le leggeranno ed anche con una certa compiacenza. La compiacenza che esorcizza il grande timore di non essere abbastanza perfetti in una società che non ci vuole più umani. Che tristezza però. Non dobbiamo arrenderci.

  • laura a. |

    complimenti in ritardo per questo post, sono arrivata qui leggendo il tuo commento sul sito di Vogue a proposito della infelice (a dir poco) copertina del mese scorso. Grazie!

  • Francesca |

    Ho letto quasi tutti i tuoi articoli che trattano l’argomento, inutile aggiungere qualcosa…è tutto dannatamente vero. Vorrei ci fossero più persone come te, ma soprattutto, mi piacerebbe poter conoscere una persona che la pensi nel tuo stesso modo. Forse riuscirei a crescere una volta per tutte, a staccarmi da certe ossessioni. Scusa, un saluto.
    Francesca

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