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La moda (e altro) sul treno

Ieri sono andata a modena a moderare un incontro organizzato dalla fiera dell'antiquariato. ho imparato tantissime cose ascoltando gli esperti di nomisma e di christie's e parlando con alcuni antiquari. molte di queste cose hanno – almeno apparentemente – poco a che fare con la moda. ma c'entrano con il valore e la qualità degli oggetti di cui ci circondiamo. e non escludo di utilizzare alcuni spunti in futuro. a modena sono andata in treno, adoro viaggiare in treno (forse anche perché non ho la patente). il treno è un grandissimo e privilegiatissimo osservatorio sociale. ed è un po' di questo che vorrei parlare. sulla tratta milano-bologna c'erano persone di tutti i tipi: il treno era un eurostar diretto a napoli. l'abbigliamento variava moltissimo. la cosa che mi ha colpita di più è stata la quantità di abiti firmati indossati dai bambini. quando vedo questi bambini "griffati" da capo a piedi penso sempre a tre persone: la prima è mia mamma, donna di grandissimo gusto e che segue la moda e ogni tanto si concede qualche lusso in fatto di abbigliamento. senza mai esagerare. ci ha sempre raccontato (e da piccola pensavo quasi di dovermene vergognare, di potergliene fare una colpa) che fin quando abbiamo avuto 11-12 anni i nostri vestiti li comprava al mercato. si cresce troppo in fretta, fino a quell'età, ci ha sempre detto per spendere troppi soldi in vestiti che durano appena una stagione. la seconda persona a cui penso è mia sorella, che vive a londra da quando i suoi bambini hanno 5 e 3 anni. a milano aveva l'angoscia di quei precoci confronti all'asilo tra mia nipote e le sue compagne, già tutte griffate. a londra questo non succede e nelle scuole c'è la divisa, che annulla quelle differenze di capacità di spesa e di ornamento che tanto possono turbare i bambini, secondo me. perché riflettono differenze sociali ed economiche difficilmente comprensibili a quell'età. ma che già a quell'età possono essere mortificanti. la terza persona a cui penso è miuccia prada. tempo fa le chiesi se avevano intenzione di creare delle linee junior, come fanno quasi tutti i marchi. lei con un mezzo sorriso, con il quale sembrava scusarsi per quello che poteva addirittura sembrare una specie di snobismo stilistico, rispose: "no, almeno i bambini lasciamoli in pace". 

da bologna a modena ho preso un "regionale veloce". molto interessante anche qui osservare i miei compagni di treno. studenti di liceo e immigrati, tra cui molto asiatici e molti neri. incredibile la quantità di giacche e borse quasi certamente false. bisognerebbe fare una classifica dei marchi che più sono presi di mira dai falsari. non voglio nominare quelli che ho visto in treno, perché sono osservazioni senza alcun valore statistico, ma si contavano sulle dita di una mano. non so se questo sia una specie di bacio della morte o un segno di successo. Certo fa effetto che pur di avere un capo o una borsa griffata ci si adatti ad avere quella falsa. ma ciò che sempre davvero trionfare è il jeans. io amo i jeans, l'ho già scritto tante volte in questo blog. sono come gatti con 999 vite. sono come camaleonti. sul treno li indossavano tutti, io compresa, ovviamente, e non sembravano stonati su nessuno. un giorno forse lavorerò a un libro fotografico sui jeans. girerò l'Italia a immortalare le persone che li indossano. credo sia l'unico capo veramente, autenticamente, orgogliosamente democratico. e lo trovo un fatto straordinario, in un mondo che ha sempre meno di democratico. 

 

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  • Laibi |

    Vedere i bambini vestiti con capi firmati mi fa davvero tristezza…è come se li si educasse già da piccoli ad una cultura del consumismo più spinto. Ognuno è libero di spendere i suoi soldi come meglio crede, però non sarebbe più utile spendere quei soldi per un corso d’inglese, o anche di pittura…anche di uncinetto va bene! Un mio amico ha un negozio di abbigliamento situato di fronte ad una scuola elementare: ha smesso di vendere zainetti di Hello Kitty & co. perchè si ritrovava ad ascoltare bimbe di 7 anni che non volevano quegli articoli ritenuti “troppo da bambina”!

  • Matteo |

    Bella quest’idea del jeans, una sorta di livellatore sociale. Il libro sarebbe divertente!
    I bambini griffati sono ridicoli, davvero.
    Vediamo se invece riesco a indovinare i tarocchi sul treno: Gucci, Lv, Alviero Martini (?), Hermès (H belt?)…

  • lola |

    ricordo che il jeans era l’ogetto culto dei paesi oltre cortina durante gli anni del communismo, ne mandavo regolarmente a una mia amica di varsavia che poi li rivendeva alle sue amiche.

  • Emily |

    Ma le maiuscole per i nomi di città? Per i capoverso? Nemmeno un correttore automatico? Mah…

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