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La moda a teatro (la moda è teatro?)

Ieri sera sono andata al teatro dell'Elfo, qui a Milano, a vedere uno spettacolo intitolato ROSSO, scritto da John Logan, pluripremiato ovunque e tutto incentrato sull'opera di Mark Rothko e in particolare sui quadri che gli erano stati commissionati per un ristorante, ai quali lui lavorò direi disperatamente e poi decise di non portare a termine. Bellissimo spettacolo, tentativo di portare in teatro l'arte e in particolare la pittura contemporanea. Mi sono chiesta subito se fosse possibile fare qualcosa con la moda, con una storia di stilista o di maison… Il rapporto tra moda e teatro in fondo è così stretto: ripeto da anni che per me le sfilate sono godibilissimi mini-spettacoli teatrali, spesso perfetti e compiuti al loro interno, che rispetto a uno spettacolo teatrale vero e proprio (e non entriamo nel merito della qualità, ma quella va verificata per ogni cosa, fashion show o grande piece d'autore) ha l'unica differenza di essere molto più breve. per non parlare dei legami tra scene, costumi, scenografie e moda: molti stilisti (Miuccia Prada al Met qualche stagione fa, Valentino ora al Royal Ballet mi sembra, le sorelle-genialoidi di Rodarte a Philadelphia… e pensiamo alla collaborazione tra Versace e Roland Petit e potrei andare avanti…) si sono cimentati con il teatro, di prosa e d'opera, o con il balletto. Giovedì scorso Michael Kors mi ha detto (lo spiegherò meglio nell'intervista che verrà pubblicata su MODA24 dell'8 giugno) che se non avesse fatto lo stilista avrebbe voluti fare l'attore. Ma si rese conto di non avere talento per fare l'attore. Ora gli resta – mi ha detto ridendo – la possibilità di mettere in scena almeno due volte all'anno un piccolo grande spettacolo, cioè le sue sfilate… che dice di considerare "una via di mezzo tra una grande produzione di Broadway e un matrimonio reale perfettamente coreografato". La moda è spettacolo, ne sono convinta. Ma è anche passione e desiderio di mettere in scena se stessi. E di rifarlo ogni volta con piccole grandi varianti che ci fanno sentire – forse ingenuamente – protagonisti delle nostre complicate vite. Forse è per questo che – come ho visto ieri girando per corso vittorio emanuele e poi per corso buenos aires, lontano dal quadrilatero della moda e dai suoi clienti super facoltosi russi e asiatici – le persone continuano a entrare nei negozi, cercare novità, fare acquisti di moda… la moda resta uno spazio di libertà, se riusciamo a fare in modo di non esserne mai schiavi o "victim".