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Abiti da sposa “low cost”. Sulla carta si può

Di passaggio a Londra per un paio di interviste (che tentazione di farsi rapire da questa città e non tornare più a Milano), ho fatto un po' delle solite cose che faccio quando sono qui… Un giretto da Harrod's (sempre un po' stordente, ne racconterò presto sul Sole 24 Ore), un salto da Uniqlo (ma quando aprono a Milano?), una capatina alla Royal Academy (è così comodo quando ci si passa davanti… magari faccio solo un giro al bookshop, ma è sempre divertente, a Londra si ha l'impressione che la cultura – in senso lato – abbia sempre le porte aperte verso la città) e… naturalmente ho saccheggiato tutti i newsstand da cui sono passata. Su Grazia Uk  mi hanno colpita due articoli: uno (richiamato in copertina… la ragione per la quale ho comprato la rivista!) è su Demi Moore che starebbe per riprendersi Ashton Kuchner. E' una cosa che così umana, comprensibile (per me) e commovente (anche se temo pessima per Demi) che mi ha quasi commossa. Ammesso che ci sia del vero. L'altro articolo che mi ha colpita è sulla linea di abiti da sposa appena lanciata da TOPSHOP, una catena di fast fashion che in Italia non è ancora arrivata. Li ho visti solo sulla carta, premetto. Magari toccarli fa impressione. I tessuti sono tutto. Però sulla carta sono uno più bello dell'altro e, sapendo quanto costa mediamente un abito da sposa (ricordi di quando si è sposata mia sorella), penso che l'idea sia fantastica. Però ripeto: mi riprometto, la prossima volta che verrò a Londra, di andare a toccare con mano.

  • Dario |

    Cara Giulia,
    sono arrivato al tuo articolo tramite un link sul mio blog 🙂
    leggendoti ho visto che hai linkato il mio post su Topshop e Richard Nicoll 🙂
    Thanks :-)))

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