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Abercrombie, sarà vero declino?

Fino a pochi anni fa ogni volta che andavo a New York qualcuno mi chiedeva di fare acquisti da Abercrombie&Fitch. Poi c'è stata l'apertura di Milano e quella di Londra e quella di Parigi e oggi succede meno spesso di dover partire per gli Stati Uniti con l'incubo (le file erano spesso interminabili) di rispettare gli impegni presi con amici e conoscenti. Ho comprato per altri e per me, da A&F, anche se, forse per l'età (oggi 43) non ho mai subito il fascino dei commessi mezzi nudi, superprofumati e mezzo-ballanti che popolano ogni negozio (qui sotto, una foto che ho trovato online che rende molto l'idea: ne ho viste tante, di ragazzine, immortalare i famosi commessi palestrati).

Abercrombie__fitch_models
Non ho mai scelto le cose più appariscenti né quelle con le scritte più evidenti, ho comprato perché i materiali, cotone in primis, sono fantastici e resistono anche a un'analfabeta delle tecniche di utilizzo della lavatrice come me. Però l'isteria collettiva mi è sempre sembrata esagerata, il sospetto che la componente moda fosse pericolosamente forte l'ho sempre avuto, come penso moltissime altre persone. Infatti i ricavi e gli utili di A&F si sono fortemente ridimensionati (l'azienda è quotata a Wall Street e controlla anche Hollister). Nel trimestre chiuso il 3 agosto i ricavi sono scesi, è vero, ma dello 0,6%, a 945 milioni di dollari (945 milioni di dollari!) e gli utili sono calati del 17,1%, ma hanno pur sempre superato gli 11 milioni di dollari. Il calo c'è, ma a me sembra fisiologico, quasi sano. Le mode passano, ma la qualità resta e la formula A&F è comunque originale. Chi ha cercato di copiarla o cercherà di farlo in futuro probabilmente non avrà lo stesso successo. La reazione della Borsa (il titolo ha perso molto dopo l'annuncio dei dati) è purtroppo fisiologica, ma indica anche come le aziende quotate diventino schiave dei risultati trimestrali. A&F è un marchio nato nel 1982, secondo me sopravviverà anche a questo appannamento. Potrebbe persino diventare un piccolo "classico" americano, lasciando il testimone del fenomeno modaiolo a qualcun altro. Succede spesso. E' la moda, bellezza.

  • PAOLA BOTTELLI |

    secondo me, A&F è un marchio che si è progressivamente spostato dai teenagers ai 30enni. O forse anche verso i 30enni. Ed è ovvio che non siano molti coloro che a quell’età possono andarsene a lavorare con una maglia con le maxi-scritte

  • al |

    bob, conosci bene l’america? Bullismo/Sessismo sono basi per una “sana” crescita nella maggior parte delle “provincie” USA parte del primo strato culturale dei teenagers.
    Ovvio che sia criticato da molte parti interne, ma non molto eliminabile.
    E sei poi così sicuro che anche il calo dipenda da lui? Credo che si tratti di una comprensibile saturazione di mercato in senso lato, come avvenuto per Timberland o Crocs. Probabilmente staranno già cercando nuovi sbocchi, ma la vedo dura aprire in Medioriente o Russia a torso nudo… chissà in Asia?

  • bob |

    Il problema di A&F non è tanto di natura del prodotto ma di management: il suo amministratore/padre padrone Michael Jeffries è una figura molto controversa (basta cercare su google per vedere che ne ha fatte di cotte e di crude) e che tende a vivere secondo dettami molto costosi(pur per un milardiario!!) ma sopratutto con uscite al limite del bullismo/sessismo verso i non fighi, e questo in maerica, alla fine, non te lo perdonano…insomma A&F è fondamentalmente molto antipatica in USA.

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