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Buone notizie dalla Cina per Tiffany

Negli ultimi mesi è stato tutto un susseguirsi di avvertimenti, veri e propri allarmi e, finanziariamente parlando, di profit warning legati al rallentamento dei consumi in Cina, persino di quelli di beni di lusso. Le ragioni sono molte: la prima è un fisiologico assestamento di una crescita non sostenibile nel lungo periodo. La seconda è legata all'incertezza politica, che ora sembra diradarsi: in Cina il mercato del lusso, in particolare per quanto riguarda i prodotti da uomo, è legato all'abitudine di fare regali ad amici, conoscenti e, sì, politici e uomini delle istituzioni. Una forma – diciamolo chiaramente – di corruzione, per quanto più o meno blanda e alla luce del sole. Il terzo motivo è che il crescente divario tra ricchi e poveri e l'ostentazione di ricchezza sempre più diffusa per le strade delle grandi città cinesi (non solo Pechino e Shanghai) preoccupa il governo cinese, che teme moltissimo la nascita di invidie e tensioni sociali difficili da gestire, specie in un paese che, formalmente, è ancora comunista. Fatto sta che gruppi  come Lvmh, Kering, solo per citare i due più grandi, hanno citato il rallentamento del mercato del lusso cinese come principale causa del calo di fatturato e utili degli ultimi due-tre trimestri.

Tiffany
Ieri per Tiffany dalla Cina sono arrivate invece ottime notizie: è stato il gigante asiatico infatti a trainare i risultati del quarter terminato il 31 luglio (secondo trimestre fiscale secondo il calendario fiscale americano). Gli utili di Tiffany sono cresciuti del 16%, ben sopra le
attese degli analisti, passando da 91,8 milioni di dollari a  106,8 milioni di dollari. In termini di utili per azione, il dato è stato di 83 centesimi da 72 centesimi. I ricavi sono arrivati a 925,9 milioni di dollari, il 4,4%
in più dello stesso periodo dell'anno scorso. Il contributo maggiore è arrivato dalla regione Asia-Pacifico e dalla Cina in particolare, dove le vendite sono balzate del 20%. Segue l'Europa con un +11% e le Americhe con un +2%. Giù del 14% invece il dato in Giappone, segnale che la Abenomics ha già il fiato corto.
(Nella foto, Carey Mulligan nei panni di Daisy Buchanan sul set di Gatsby di Baz Luhrmann: per il film, uscito nella scorsa primavera, Tiffany ha creato una collezione di 30 gioielli basata sul design del 1920, con diademi, collane e braccialetti di perle. Il pezzo più importante era anche in vendita nelle più importanti gioiellerie del gruppo per 200.000 dollari ed è stato acquistato da molti collezionisti, pare).