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Se i sindaci fanno campagna elettorale sulla moda (a New York, però…)

Ieri sono stata alla presentazione di Milano moda donna, la tornata di sfilate e presentazioni delle collezioni P-E 2014 in programma dal 18 al 23 settembre (si veda anche Il Sole 24 Ore di oggi, pagina 37 per la precisione…). Il sindaco – incredibile a dirsi – è restato dal primo all'ultimo secondo. Idem per l'assessore alla Moda Cristina Tajani, che mi è sembrata molto assertiva e volenterosa ed è già qualcosa. Ricordo ancora una conferenza stampa per una Vogue Fashion Night Out alla quale l'allora assessore alla Moda Stefano Boeri arrivò in clamoroso ritardo senza scusarsi e se ne andò in clamoroso anticipo dicendo – testuale – che doveva scappare perché "aveva impegni più importanti".

Sono uscita da Palazzo Marino ottimista, per una volta. Ognuno deve fare il suo mestiere ed è ovvio che il Comune di Milano, con le sue casse tragicamente vuote, deve occuparsi anche e soprattutto di scuole, ospedali, strade, sicurezza ecc. Ma vedere che almeno tutti si parlano e lo fanno con rispetto ed evitando inutili polemiche è già molto.

Detto questo, appena tornata in redazione ho letto un articolo pubblicato dalla mia "Bibbia", Women's Wear Daily (WWD, il quotidiano americano della moda), sulla campagna elettorale in corso a New York, dove il 5 novembre si voterà per il nuovo sindaco e prima di quella data democratici e repubblicani avranno le rispettive primarie per scegliere il candidato che correrà per sostituire Michael Bloomberg. E di cosa parlano (anche) i candidati per convincere gli elettori? Di quello che faranno per il sistema moda della città! Una cosa del genere, paradossalmente, a Milano non è mai successa. Wwd ha chiesto a tutti i candidati quali sono i loro piani e loro hanno risposto dimostrando di sapere di cosa stanno parlando e soprattutto dimostrando di sapere che la moda è strategica per New York.

Ma vediamo i numeri, per spiegare perché trovo il tutto paradossale: alla moda è attribuibile il 25% del Pil di Milano. Per New York siamo al 5-6%. Una sola settimana (settembre 2012) ha portato a Milano un indotto di 28 milioni. Moltiplichiamo per 4 circa e arriviamo a 100 milioni. Le aziende della moda danno lavoro a 91mila persone. A New York, che ha circa dieci volte gli abitanti di Milano, sono, secondo Wwd, 173mila, meno del doppio. A noi del Sole 24 Ore piacciono molto i numeri, è vero. Ma la moda, per Milano e per l'Italia è anche questo, una grande miniera di occupazione e di generazione di Pil! Le sfilate, il bling bling e il traffico esagerato che i milanesi tanto detestano quando ci sono Milano moda donna e Milano moda uomo, sono solo la punta dell'iceberg. Forse la politica milanese l'ha finalmente capito.