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I nuovi negozi del Quadrilatero e un’idea un po’ diversa di lusso

Ieri abbiamo lavorato a un numero speciale di  Moda24, che trovate oggi in edicola con Il Sole 24 Ore. Ci è sembrato il modo più giusto per concludere questa settimana della moda davvero eccezionale. Persino io, che tendo al pessimismo, alla nostalgia, alla melanconia, ho percepito un clima diverso. Di ritrovato ottimismo e fiducia nella città. Come giornale, abbiamo cercato di trasformarlo in un ottimismo della ragione e, come ho ricordato in altri post, grazie a un'idea del nostro vulcanico direttore Roberto Napoletano e dell'instancabile caporedattore di Moda24 Paola Bottelli, è nato il Manifesto della moda del Sole 24 Ore , che racchiude proposte e spunti per non perdere quella spinta positiva nata in questi giorni. 

Un fatto che ha probabilmente contribuito a questo clima positivo (e di cui parliamo oggi su Moda24) è stata la vivacità sul fronte retail: molti negozi hanno riaperto, dopo lavori durati anche mesi, in questi giorni, altri sono stati inaugurati. Tra i primi, Miu Miu in via Sant'Andrea, Dolce&Gabbana in via Spiga, Alberto Guardiani in corso Venezia, Prada in corso Venezia e Salvatore Ferragamo in via Montenapoleone. E sicuramente sto dimenticando qualcuno. Tra i secondi, Dolce&Gabbana in viale Piave, Prada in Galleria Vittorio Emanuele, Giada in via Monte Napoleone, Fendi in via Monte Napoleone, Jil Sander Navy, Agnona (temporary store) e Bottega Veneta in via Sant'Andrea. Poi ci sono quelli che non sono riusciti a terminare i lavori in tempo, ma apriranno nei prossimi mesi o settimane: Hermès in via Monte Napoleone, Marina Rinaldi in corso Vittorio Emanuele e Loro Piana in via Monte Napoleone. Tutti nel quadrilatero della moda o poco distanti, tutti negozi di marchi del lusso e/o con allestimenti di lusso. 

Di questo lungo elenco, quelli che mi hanno colpita di più sono stati Agnona e Bottega Veneta. Perché sono state due vere soprese. Il primo resterà aperto fino a dicembre, poi decideranno se restare lì o trasferirsi in uno spazio più grande e soprattutto se e come cambiare l'arredamento del negozio. O meglio, il "non arredamento". Stefano Pilati, direttore creativo di Agnona, che a Milano moda donna ha presentato la collezione Zero del marchio del gruppo Zegna, ha deciso di lasciare lo spazio com'era, cioè "al rustico", come appare un negozio PRIMA di essere ristrutturato. E i vestiti sono appesi dentro quelle strutture che servono agli operai per lavorare alle pareti. I manichini hanno "gambe di pecora" e sono senza volto. Dopo un attimo di folgorazione per la stranezza dello spazio, non si può che concentrarsi solo ed esclusivamente sui vestiti. Che sono bellissimi.

Bottega Veneta è grandissimo: otto vetrine su via Sant'Andrea e in mezzo il portone del palazzo, sempre aperto di giorno e che lascia intravvedere il giardino interno, che una volta entrati si vede ancora meglio. Due piani luminosissimi per un totale di 1.060 metri quadri. E' la prima maison del gruppo (oltre un miliardo di ricavi nel 2012 e crescita a due cifre anche nel primo semestre 2013) al mondo, ma il concept non è diversisissimo dagli altri negozi Bottega Veneta che ho visto. Lo ha messo a punto, come praticamente OGNI cosa che accade nel mondo Bottega Veneta, il direttore creativo Tomas Maier, austriaco di nascita ma americano d'adozione (vive da molti anni a Miami). Uno stilista al quale il precedente amministratore delegato (Patrizio Di Marco, poi passato a Gucci) e l'attuale, Marco Bizzarri, hanno avuto l'intelligenza di dare carta bianca, riconoscendone e condividendone la visione di medio-lungo termine per trasformare Bottega Veneta in un marchio di lifestyle, come si dice con un termine un po' abusato ma che resta efficace. Sarà però il fascino dell'edificio (un bellissimo palazzo proprio di fronte a Palazzo Morando), sarà il verde con il prato cresciuto a minizollette che ricordano l'intrecciato delle borse Bottega Veneta, saranno i materiali chiari e naturali, saranno gli spazi raccolti in cui è diviso il negozio… fatto sta che la maison Bottega Veneta è bellissima. Mancano quei luccichii secondo me esagerati di altri negozi del lusso, dove sembra di specchiarsi ovunque, ma in modo non naturale. Negozi dove ci si sente "derubati" della propria immagine, riflessa (e a volte distorta) ovunque ci si giri. Da Bottega Veneta, questa è la mia sensazione, si può entrare anche consapevoli di non poter comprare (i prezzi sono altissimi). Non si uscirà delusi, anche se non si avranno pacchetti in mano. E' uno spazio che dà delle sensazioni positive, che fa sentire "al caldo" e che espone al buon gusto e alla bellezza del made in Italy e dell'artigianalità italiana.

Mi viene voglia di parafrasare Coco Chanel, che diceva "Vestite male, e noteranno il vestito. Vestite bene, e noteranno la donna". Alle sfilate ho pensato "Scegliete modelle troppo magre e dall'aria triste, e noteranno quei volti e quei corpi tristi. Scegliete modelle dall'aria sana e fatele sorridere un po', e noteranno i vestiti" (che è quello che vogliono gli stilisti, giustamente). Entrando da Bottega Veneta ho pensato: "Allestite con delicatezza un negozio, e noteranno i prodotti. Allestite con troppa opulenza e ostentazione un negozio, e noteranno (solo) gli arredamenti". 

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