Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Look da Festival a Ferrara

Sono a Ferrara per il festival del giornalismo di Internazionale e stamattina ho fatto la prima lezione del workshop di David Randall (mitico caporedattore dell'Observer e autore del libro "Un giornalista quasi perfetto", pubblicato da Laterza e che consiglio a tutti, giornalisti e consumatori di notizie di ogni tipo). Siamo in 30 circa, sono quasi la più vecchia (mi batte un avvocato di Ferrara che ha 48 anni e che ha detto di essersi iscritto perché appassionato di giornalismo… e avrei voluto abbracciarlo). L'età media dei frequentatori di questo festival è bassissima ed è una cosa fantastica. Giovani in molti casi neppure laureati che si affidano a giornalisti di tutto il mondo per farsi spiegare il mondo. O almeno per farsi dare qualche spunto di riflessione e chiave di lettura. Per deformazione professionale, osservo attentamente come sono vestiti, i frequentatori e gli organizzatori del festival. La parola giusta è senz'altro CASUAL. Intuisco che i più giovani hanno alcune preferenze per quanto riguarda zaini, jeans e sneakers. Ma in generale l'impressione che danno è: scegliamo vestiti e scarpe che siano comodi e abbastanza anonimi. Contiamo di più noi come persone che il modo in cui ci vestiamo. Sto semplificando, mi rendo conto. Ma è sempre bello vedere persone che sembrano voler andare oltre le apparenze e sembrano volersi confrontare sulla sostanza, più che sulla forma. Ma forse è solo wishful thinking o, peggio, nostalgia di quando anch'io avevo poco più di 20 anni e pensavo di poter cambiare il mondo dopo aver sentito parlare chi, nel suo piccolo o medio o grande, il mondo magari lo sta già cambiando. Come Chouchou Namegabe, che difende le donne africane e ha vinto il premio giornalistico Anna Politkovskaja, o Nate Silver, che con il suo uso un po' azzardato della statistica dice di poter prevedere tutto. Come la neuroscienziata Tali Sharot e il premio Noble per l'economia Daniel Kahnemann.