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Dubai, il melting pot che non ti aspetti

Sono arrivata ieri sera a Dubai e resterò qui fino a venerdì. Invitata dalla Emaar, uno dei più grandi gruppi locali, con interessi nell'immobiliare, nella finanza e nella moda (sono i partner di Giorgio Armani per il suo hotel qui a Dubai e per quello di Milano). Domani sera, al Dubai Mall, costruito da Emaar, e in altri luoghi della città ci sarà inoltre la Vogue Fashion Dubai Experience, con una sfilata di giovani stilisti europei e mediorientali. Un grande evento, con l'ambizione di rendere sempre di più Dubai la destinazione preferita per lo shopping di lusso della regione. Pare che qui gli abitanti vadano al Dubai Mall anche cinque volte alla settimana e che il Mall, nel 2013, abbia registrato 65 milioni di ingressi. Appena atterrata, mi è arrivato via mail un invito per partecipare al primo "compleanno" del reparto scarpe del Mall: 1.000 metri quadrati gestiti dal gruppo Chaloub di sole calzature di lusso da donna… 

Ma quello che mi ha colpita, per ora e in attesa di rivedere il Mall, che avevo visitato qualche anno fa quando non era ancora completato, è la diversità dei frequentatori e degli abitanti di Dubai. Un vero melting pot di culture, razze, modi di vestire, lingue e abitudini culinarie nonché naturalmente religiose. Si vedeva già all'aeroporto, ma ancora di più l'ho notato ieri sera a cena e stamattina a colazione, con un buffet che pareva un atlante delle cucine del mondo. E' una bellissima sensazione, essere parte di una diversità, di un collage di persone dove nessuno sembra sentirsi fuori posto e nessuno guarda con sospetto gli altri perché mangiano, parlano, pregano e si vestono in modo diverso. Mi rendo conto che il ristorante dell'albergo e l'albergo stesso (The Palace Downtown Dubai) sono luoghi protetti e che fuori di qui ci saranno sicuramente disuguaglianze, soprattutto economiche, molto più evidenti e stridenti. Ma per ora ho visto e sentito questo. E mi ha fatto bene. 

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  • lola |

    Dev’essere molto interessante questo tuo viaggio, ma sei tu a renderlo interessante per te e gli altri perché hai lo spirito aperto e rispettoso e osservi con modestia cercando di trarne un insegnamento. Si dovrebbe sempre viaggiare con questa mentalità. Credo che gli emigranti in questi paesi hanno in testa che tu questo è provvisorio, e di conseguenza accettano forse con più facilità le loro condizioni precarie. (non so se come in Qatar i loro passaporti vengono confiscati).

  • Giulia Crivelli |

    @lola grazie mille, sono felice del tuo commento. Quanto alla situazione a Dubai, oggi ho di nuovo vissuto, certamente, in una sorta di bolla. Abbiamo visitato il gigantesco Dubai Mall e prima di Burj Khalifa dove si trova anche l’Armani Hotel & Residences. Ho respirato opulenza, certo. E siamo stati accompagnati, serviti e riveriti da giovani donne e uomini sicuramente immigrati da altri Paesi e che sicuramente guadagnano un’inezia rispetto alle persone che sono di qui. però posso assicurare che tutti avevano un sorriso non forzato, come se avere un lavoro dignitoso fosse già un progresso, rispetto alla situazione in cui, presumo, sono nati. Certo, ho intravisto gli alloggi provvisori, simili a container, in cui lavorano le persone impegnate negli infiniti cantieri di questa città. Fanno sicuramente un lavoro molto duro, lontano da casa e dai loro affetti. Ma ho anche pensato a come trattiamo noi molti immigrati provenienti da paesi lontani e poverissimi. li mettiamo nei centri di accoglienza, simili in tutto e per tutto a prigioni. E questo è quando sopravvivono al viaggio della speranza verso l’italia e l’europa. mi chiedo quindi se sia così terribile la via trovata da dubai. me lo chiedo e non ho risposte. ma cercherò di continuare a osservare, seppure dall’interno di una bolla

  • lola |

    Questo tono aggressivo dei commenti è veramente molto sgradevole da leggere ed offensivo ai riguardi di Giulia Crivelli. (E lo dice una che è conosciuta per essere diretta e senza fronzoli di linguaggio).
    Mi domando sempre se l’atteggiamento di tolleranza verso i costumi diversi che ci dobbiamo di avere verso tutti i popoli per rispetto della diversità ci deve far accettare usi che noi occidentali non condividiamo o condanniamo o se dobbiamo condannare tutto per via di queste usanze detestabili (posto della donna nella società, maltrattamenti, ecc..). Non so se mi spiego bene. L’occidentale dovrebbe comunque smetterla di dare lezioni a tutti gli altri.

  • giulia crivelli |

    @francesca. Sono partita con scarissimo preavviso, ho fatto colazione e raccontato quello che ho visto. Trovo molti ingiusti e ingiustificati i suoi commenti cosi tranchant. Aggiungo che non so dove lei viva, ma milano e’ piena di discriminazioni, situazioni di estremo disagio sociale, violenza e disperazione. Dubai non e’ l’unico posto al mondo a essere ingiusto. E a milano ho assistito a scene di razzismo e sessismo e omofobia che meriterebbero altrettanta attenzione. L’ipocrisia di noi occidentali sta anche in questo credere di essere migliori e piu evoluti

  • francesca |

    Grazie per la risposta.
    Certamente il Suo punto di vista può essere condivisibile,ma con la disponibilità di informazioni di cui si gode oggi (e sulle contraddizioni di Dubai hanno scritto giornalisti molto autorevoli) mi pare davvero coraggioso, dopo sole dodici ore, emettere giudizi così positivi: significa ignorare ciò che succede nel mondo.
    Non mi ritengo,infine,per nulla fortunata di aver visto certe cose,per certi versi avrei preferito continuare a vivere in un mondo ipocrita.
    Cordialità

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