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Un saluto a Dubai e al suo mall

Sono appena atterrata a Malpensa e in aereo ho fatto alcune considerazioni sull'ultimo giorno a Dubai. Ieri mattina abbiamo lavorato un pochino, scelto le foto da mettere online e incontrato i giornalisti stranieri per scambiarci qualche opinione. Al pomeriggio c'era la possibilità di fare un mini tour del deserto oppure di starsene in albergo o comunque per i fatti propri e quasi tutti abbiamo scelto di fare il mini tour. Al rientro abbiamo trovato un collega tedesco che non s'era visto tutto il giorno e gli abbiamo chiesto cosa avesse fatto, così, per cortesia. Anche se credo tutti pensassimo che fosse rimasto in piscina. Si sa, i tedeschi amano il sole, visto che durante l'anno non ne vedono molto. Sorpresa: "Ho fatto una cosa un po' diversa da tutti voi", ha detto sorridente (ha sorriso sempre, durante questi giorni, e lo abbiamo anche preso un po' in giro per questo, sciocche che siamo…). "Ho preso la metro sopraelevata, che a Dubai è gratis per tutti, e sono andato alla città vecchia. Vecchia per modo di dire, ma è comunque qualcosa che ha più di 30 anni e per Dubai vuol dire vecchio. Faceva molto caldo, ma ho visto tanta gente e, incredibile, non facevano shopping come al Dubai Mall, comprando cose che non si capisce quando metteranno, ma facevano e compravano cose più normali. Ho visto un "vero" souk, ho visto donne e uomini per strada senza sacchetti di marchi della moda, li ho visti bere e mangiare cibo locale e ho sentito un po' di vita vera". Ecco, l'intraprendenza che non ti aspetti. ci siamo guardate come dire: e bravo Marcelo, tu sì che hai lo spirito del viaggiatore, ci hai insegnato qualcosa (e ci hai ricordato di non giudicare mai superficialmente le persone!).

Non che il mini tour non sia stato interessante, anzi. Però è stato comunque una cosa per turisti, che i locali non farebbero!

In ogni caso, abbiamo solcato un po' di dune con grandi suv con pneumatici opportunamente sgonfiati, visto una giovane danzatrice del ventre esibirsi solo per i nostri occhi e fatto i nostri tatuaggi semipermanenti all'henné. E poi, graditissima sorpresa, prima di arrivare al "campo" ci siamo fermati per un incontro con un falconiere. Un uomo sudafricano che da 13 anni vive a Dubai e ci ha raccontato del rapporto tra beduni e falchi e di come il falco sia il simbolo di Dubai e di come i padri, anche se oggi non avrebbero più bisogno di addestrare i falchi, insegnino come si fa ai loro figli, come i loro padri hanno fatto con loro. Ci ha detto che all'Alba non c'è un singolo pezzetto di deserto in cui non si trovino uomini che allenano i loro falchi. Lui aveva due falchi pellegrini, un maschio, Insect, e una femmina, Kelly. I falchi sono una delle poche razze in cui la femmina è circa un terzo più grande del maschio. Insect pesava 460 grammi, Kelly 600. Solo Insect ha lavorato per noi, una volta liberato dal suo "hood" (il piccolo ma elegantissimo cappuccio che devono sempre indossare quando non lavorano per il loro falconiere, un modo per isolarli dal mondo e non distrarli. Se non vedono, non vivono, ci ha detto il falconiere, hanno una vista otto volte più sviluppata della nostra e senza quella sono come "switched off", ha detto il sudafricano). Il falconiere sembrava veramente affezionato ai suoi falchi ("l'animale più veloce sulla terra non è Usain Bolt, meno di dieci secondi per percorrere cento metri, né il ghepardo, 4 secondi per cento metri – ha detto orgoglioso – ma il falco pellegrino, che quando vola in picchiata fa cento metri in 2,5 secondi"). Però ha detto di essere sicuro che "i falchi non hanno una vita emotiva molto intensa e che hanno un cervello molto piccolo, della grandezza di una lenticchia". Io non sarei così sicura, sulla vita emotiva. "Se un falco potesse parlare, noi non lo capiremmo", per parafrasare Wittgenstein… 

Al ritorno in albergo abbiamo notato il folle traffico di Duabi, dove alle dieci di sera ci sono più macchine che durante il giorno. Mancava ancora qualche ora al pick up per l'aeroporto e così abbiamo deciso di accompagnare Emanuela (Schmeidler, la pr che ha seguito il gruppo Emaar per questo evento) a comprare un piccolo regalo per sua figlia Sofia. "Di nuovo al mall? Noooooo", è stata la nostra prima reazione quando ci ha chiesto di andare con lei. "Siamo stanche, impolverate, non abbiamo voglia di altra super aria condizionata e poi… di nuovo gente che fa shopping selvaggio?" Ma poi siamo andati, io, Laura, Anna Chiara e Gianluca. E abbiamo fatto bene. Perché forse non è come andare nella città vecchia, ma il mall è comunque un punto di osservazione fantastico della società di Dubai. E non bastano certo un paio di visite per farsi un'idea di quello che succede lì e degli aspetti della società di Dubai che lì si riflettono. 

Guardandomi in giro ho pensato anche al ragazzo che ha frequentato il master in luxury del Sole e al quale ho augurato di diventare il Bill Cunningham italiano, perché è appassionato di fotografia "di strada" legata alla moda. Avrei voluto che fosse con noi al Dubai Mall. Per immortalare, ad esempio, le tre giovani donne di nero vestite che sembravano uscite dal fumetto Persepolis di Marjane Satrapi, sedute una accanto all'altra su una specie di pouf all'interno del gigantesco Victoria's Secret del mall. Ai piedi avevano sacchetti rosa di Pink, il marchio giovane di Victoria's Secret, e sacchetti gialli di Forever 21. Abbiamo chiesto loro dove fosse, nel mall, Forever 21, e loro ci hanno risposto con entusiasmo ed estrema cortesia. Ho avuto l'impressione che ci dividesse quel vestito nero e quel velo da cui spuntavano occhi bellissimi e truccattissimi e si sentivano delle belle voci nere. Ci dividevano quindi quel vestito e quel velo, niente di più. Poi abbiamo incrociato tantissimi uomini vestiti di bianco (la stragrande maggioranza sono vestiti così, quelli vestiti all'occidentale, si intuisce, sono turisti o comunque stranieri), di tutte le età. Alcuni magri, la maggior parte ben piazzati, alcuni con un po' di pancia, ma NESSUN obeso. Stessa cosa o quasi per le donne: nessuna magrissima, la maggior parte di onesta corporatura, NESSUNA obesa. Per i bambini, purtroppo, è un po' diverso: molti sono decisamente sovrappeso e, forse, obesi-to-be. Alcuni uomini spingevano passeggini, più di quanti lo facciano a Milano. La differenza tra gli uomini sono i copricapi. E mi riprometto di capire quali sono e cosa significano queste differenze. Non tutti portano un copricapo, chi lo fa può scegliere tra molti tipi. Si intuisce che ogni volta che se lo mettono, al mattino, gli uomini devono seguire tecniche molto precise e probabilmente anche lunghe. E' una forma di cura di sé, in altre parole. Così ho pensato a Mohamed Alabbar, presidente di Emaar Properties, e a quello che ha detto quando una giornalista francese gli ha chiesto cosa lo attraesse tanto nella moda. Ha detto che gli uomini del deserto, come lui, hanno poche possibilità quando scelgono come vestirsi. Devono usare il bianco, perché è il colore che più si adatta alle temperature del loro paese. E devono mettere un abito lungo, che li copre interamente. Per lui la moda è l'osservare e sapere che esistono abiti e accessori ben fatti, di grande qualità e belli da vedere, toccare, avere sulle pelle, abiti che esprimono la creatività di qualcuno e la capacità di costruire qualcosa e la conoscenza di tecniche artigianali. Per lui la moda è cura dei dettagli ed è cura di sé. Per lui la moda è scegliere cose belle che si adattano e rispecchiano il suo gusto e la sua personalità. "Anche se nessuno, vedendo la veste bianca (o quella nera delle donne) può sapere tutto questo". Non male, come definizione di moda e del perché la sia ami!

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  • Giulia Crivelli |

    @sergio e @marcelo: grazie mille per la precisazione sul costo del metro. qui a milano l’atm ha appena aumentato del 20% circa in un botto il costo degli abbonamenti, quindi fa bene sapere che anche a dubai si paga

  • Marcelo |

    Un saluto urbano a te, Giulia del deserto. Io ho fatto i biglietti per la Metro. Ci vediamo MC

  • Sergio |

    Nota: il metro di Dubai non è’ gratis, ma bisogna fare il biglietto…..

  • alberto |

    “Ma purtroppo Il Sole 24 Ore non ha corrispondente dagli Emirati Arabi Uniti” … male!

  • lola |

    @critico, il linguaggio, mi sembra, è stato inventato per comunicare fra persone, per farsi capire, per esprimere al meglio il proprio pensiero. Dunque ben venga la parola giusta ed efficace pescata in un altro idioma se si pensa che è quella più precisa e significativa e che sarà capita. E poi, che diamine, stiamo costruendo l’Europa no ?

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