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In ricordo di Sara

Questa mattina ho attraversato Milano alle 5.30 per andare in radio a preparare la rassegna stampa. Non faceva freddo, adesso che sono le 10 la temperatura è più bassa e pioviggina pure. Come ogni volta che mi appresto a fare la rassegna a Radio24, non vedo l'ora di arrivare, trovare la mazzetta dei giornali, aprirla e poi scorrere una a una le aperture di Corriere, Repubblica, Sole, Stampa, Giornale, Libero, manifesto, Unità, Padania, Messaggero, Fatto quotidiano… e non vedo l'ora di poi vedere di cosa si parla all'interno. Mi sono resa conto solo oggi che è come se quando faccio la rassegna stampa tutti quei quotidiani, osservati insieme e poi uno dopo l'altro mi dessero la sensazione, piacevole, di un nuovo inizio. Certo, la maggior parte delle notizie non sono positive, ma quei giornali freschi di stampa è come se mi lanciassero un messaggio forse scontato a banale, ma importante per una persona pessimista come me: "ogni giorno è un nuovo giorno". Ecco, sono arrivata alla radio col mio termos di caffè e una tortina cotta alle 3, nel bel mezzo del jet lag, da condividere con gli altri giornalisti e tecnici che avrei trovato di turno. Ho preso la mazzetta, l'ho aperta, ho messo la crostata sul tavolo più vicino a me e ho guardato la prima pagina del Corriere della Sera. Nel frattempo è entrata Valeria e mi si è avvicinata qualche minuto dopo. "Non so se hai letto… no, forse no, perché hai appena iniziato. Volevo dirti… e troverai un pezzettino sul Sole, che ieri è morta Sara Bianchi".

Ancora adesso, a quattro ore di distanza, mi vengono i brividi. Sara era una collega del Sole 24 Ore che da qualche anno lavorava nella redazione online. Sara prima aveva lavorato a 24 Ore Tv, dove l'avevo conosciuta, nel 2001. Sara aveva compiuto 45 anni il 21 settembre. Sara è morta di tumore, un Signor Cancro, come mia sorella ha definito il tumore che si è portato via due giorni fa – e dopo soli tre mesi di malattia – una cugina di mio padre. Sara era una bravissima giornalista. Amava la televisione, credo che se 24 Ore Tv non avesse chiuso non avrebbe mai smesso di amare e fare televisione. Sara era discreta, quasi timida e per nulla carrierista. Sara era bellissima. Sara era anche la moglie di un altro collega e amico, Francesco Gaeta, con il quale ho lavorato per anni alla redazione online e poi in quella di Economia e imprese e che credo di conoscere un po' e al quale voglio molto bene. Sara aveva lasciato trapelare pochissimo della sua malattia e delle sue sofferenze, persino agli amici più cari. Sara era leggera e pesante insieme. Leggera perché non invadeva gli spazi di nessuno (e perché era magra e slanciata!). Ma era pesante perché aveva un altissimo peso specifico e per questo lascia un vuoto enorme, come solo poche persone sanno fare.

Sono piena di dolore e non posso neppure immaginare come si senta Francesco. Ma sono anche piena di rimpianti. Conoscevo poco Sara, ma tutto in lei lasciava intuire che bella persona fosse. Proprio perché era anche molto bella, correva il rischio di essere giudicata, in prima battuta, per il suo aspetto fisico. Che errore, che superficialità (anche mia, all'inizio, ovviamente). Rimpiango di non averla conosciuta meglio e frequentata. Rimpiango di non averle potuto essere più vicina. Non che pensi che avrei potuto alleviare le sue angosce e sofferenze. E' un rimpianto quasi egoistico: frequentare belle persone toglie un po' di bruttezza al mondo. Francesco è un uomo fantastico, che sicuramente sa amare e che deve aver amato moltissimo Sara e che l'amerà sempre. Questo un pochino mi consola. 

Ho visto Sara l'ultima volta due e tre settimane fa, mi ha fatto un cenno di saluto da un corridoio opposto rispetto a quello dove mi trovavo io. Ricordo di aver pensato: chissà come sta. Perché sapevo che aveva avuto qualche problema di salute. Ricordo di aver pensato: devo chiederglielo. Non l'ho fatto. Ed ecco un altro rimpianto.

La morte, che mistero. Il corpo di Sara è ancora qui, il suo spirito, i suoi pensieri, chissà. Non posso improvvisarmi credente oggi, come non sono riuscita a fare tutte le volte – e negli ultimi anni è successo spesso – che è mancata una persona che mi era cara. Non so come consolarmi, ho una tristezza infinita addosso, una sensazione di vuoto e forse anche di rabbia. Come sempre, mi chiedo se la religione, la filosofia o chissà quale altra medicina per l'anima possano alleviare queste sensazioni. Poi mi rendo conto che domani è lunedì, che si deve tornare a lavorare, che tutto passa e si dimentica. E anche questo mi dà tristezza e rabbia.

  • Giulia Crivelli |

    @corrado omar
    hai ragione, siamo foglie nel vento
    non sempre riesco a fare come dici, ad accettare questa precarietà irremediabile
    e non sempre riesco a cogliere le (tante, in fondo) piccole gioie che la vita offre. sto imparando, ma la mia natura mi spingerebbe altrove, verso il baratro del pessimismo permanente
    grazie del tuo commento!

  • corrado omar |

    ho imparato ad accettare il male del mondo quando ho imparato ad apprezzare il bello del mondo!!!! Giulia,siamo foglie nel vento……..passeggeri di un treno locale che non sappiamo a quale fermata ci farà scendere…….ma se non fosse così che senso avrebbe la vita.? Ti ho sentita commuoverti in diretta…..stavo lavorando , mi son commosso anche io , non per Sara che non sapevo chi fosse, ma per la genuinità delle tue parole. Quando sarò incapace di soffrire per il male degli altri credo che sarò davvero morto. Ho imparato ad accontentarmi della condizione umana che è limitata. tanta sofferenza e qualche goccia di gioia………..anche se poca la apprezzo. Ciao Giulia!!!

  • Luisella |

    Riposa in pace piccola Sara …

  • Antonella |

    Stavo ascoltando radio 24 domenica mattina…come sempre.. ero in bicicletta e mi hai veramente commosso.. eri sincera e lo si percepiva.. Del resto radio 24 è passione anche in questo. Bellissimo ciò che scrivi…brava Giulia! Lei da lassù ti sarà vicina…sempre..

  • PAOLA BOTTELLI |

    grazie, giulia

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