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Bailey sarà lo Steve Jobs della moda?

E' venerdì, la settimana di lavoro è in molti sensi finita e mi è venuta voglia di inaugurare un piccolo rito, scrivendo un post su quale è stato l'evento, nella moda, che mi ha colpita di più. Potrà capitare, suppongo che ci siano settimane nelle quali non succede alcunché di eclatante o forse succedano troppe cose. Su questa settimana, però, non ho dubbi e scelgo l'annuncio fatto martedì mattina che Christopher Bailey, direttore creativo di Burberry (pardon, chief creative officer) nel 2014 diventerà anche chief executive officer, cioè amministratore delegato, della società a cui fa capo un marchio nato nel 1856. Succederà perché l'attuale ceo, Angela Ahrendts, andrà a fare il capo del retail di Apple. Un cambio di settori che ha scioccato molti, ma che a me sembra la parte più "normale" e più "digeribile" della vicenda.

Uno stilista di 42 anni (è nato nel 1971 nello Yorkshire) che diventa amministratore delegato di una società quotata alla Borsa di Londra che al 30 settembre 2013 aveva 500 negozi nel mondo e che nel primo semestre del 2013 ha raggiunto un fatturato di 1,031 miliardi di sterline (1,21 miliardi di euro circa), in crescita del 14% rispetto al primo semestre del 2012? Una cosa del genere non si è mai vista ed è vagamente eccitante. Un azzardo, da parte dei vertici di Burberry. Molti analisti finanziari si sono affrettati a dire quanto possano essere turbati gli azionisti. E spaventati. Alcuni forse lo saranno, altri magari si sentiranno protagonisti di un piccolo grande evento nel mondo della moda e del lusso.

Che Bailey sia un personaggio eccezionale – e non solo un bravissimo stilista – credo lo si sia capito da tempo. Da quando è entrato in Burberry, nel 2001, dopo aver lavorato da Gucci per alcuni anni, ha fatto tutto a stretto contatto ed evidentemente in grande sintonia con Angela Ahrendts. In poco più di dieci anni non solo è enormemente aumentato il fatturato e migliorata la reddititvità, ma è anche cambiata la percezione del marchio, che ora tutti vedono come brand globale all'avanguardia nell'utilizzo del mondo digitale. Mercoledì scorso, durante il convegno Decoded Fashion by e-Pitti.com di cui oa parlato nel post precedente, la vicepresidente marketing di Twitter ha citato Burberry come marchio che meglio usa i cinguettii. Per non parlare dei negozi, una sorta di anticipazione del futuro del retail, almeno per chi ama le tecnologie, i grandi schermi, il livestreaming, i camerini virtuali ecc.

Bailey e Ahrendts hanno fatto un ottimo lavoro anche nell'estendere la gamma dei prodotti e razionalizzando le licenze (quella della cosmetica, vero pozzo di petrolio per il marchio, è stata riportata in house, ad esempio). Per non parlare delle campagne pubblicitarie, degli allestimenti delle sfilate e di tutto il resto (nel 2008 tra l'altro è nata una serissima Burberry Foundation, che aiuta giovani creativi di tutto il mondo a realizzare i loro sogni).

Un ottimo lavoro fatto o almeno coordinato, in questi anni, da due persone. Da metà del 2014 due persone diventeranno una. E' il punto principale sottolineato da quello che secondo me è il miglior magazine on line di moda e lusso, The Business of Fashion (BOF), che cita solo altri due esempi in cui la mente finanziaria ed economica di un'azienda è anche, con successo, la mente creativa di quell'azienda e di quel marchio. Gli esempi fatti da BOF sono Giorgio Armani (e sono totalmente d'accordo) e Tom Ford (e sono un po' meno d'accordo, ma sarebbe un altro discorso). Che però guidano aziende non quotate e con un azionariato molto chiaro e famigliare, sostanzialmente.

Dell'articolo di Imran Amed, fondatore di BOF, mi ha colpita in realtà un altro punto. Al di fuori del mondo della moda, c'è stata solo un'altra persona in grado di ragionare con due cervelli (e due anime), quello finanziario e quello creativo, e farli "ballare" insieme in sintonia. Questa persona è Steve Jobs, almeno negli ultimi dieci anni della sua vita come guida suprema di Apple. "Bailey potrebbe essere lo Steve Jobs della moda?", si chiede Amed.

Io sono portata a rispondere di sì, per quel poco che so di Bailey (qui trovate la prima "social interview" dello stilista, rilasciata a Moda24 nel 2012). E gli auguro ogni fortuna. L'unica cosa che mi chiedo, ma ovviamente vale per ogni persona che arrivi a traguardi professionali simili, è che ne sarà della sua vita sociale. Se ne avrà ancora una. Perché in un giorno ci sono 24 ore e qualcuna bisogna usarla per dormire. In ogni caso, buona fortuna, Christopher, I'll be watching you!