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Visto documentario su Bergdorf Goodman, ora ne vorrei uno sulla Rinascente

Sono appena atterrata a New York, volo Delta da Malpensa. Una delle migliori business come poltrone, davvero dei letti, bagni un po' meno entusiasmanti. Ho seguito il consiglio di Paola (Bottelli, che ha viaggiato molto più di me!) e sono andata a controllarli appena salita sull'aereo. Il confronto con Emirates, che straccerà tutti sulle rotte da Malpensa, è impietoso. Chiuso il capitolo bagni, che però è importante! A volte penso di scrivere una guida sui ristoranti di Milano parlando esplicitamente dei bagni. Odio, ad esempio, quelli dove non c'è l'acqua calda per lavarsi le mani. 

Ho dormicchiato un po', ma davanti a me avevo un gigante russo che sembrava Dolf Lundgren (che poi era danese…) in Rocky III, credo. Altissimo, biondissimo e soprattutto durissimo. Mi ha voluto a tutti i costi aiutare a mettere il trolly sopra di me e ho sfiorato un suo bicipite. Sembrava fatto di adamantio, come Wolverine. Simpatico, ho pensato. Solo che poi si è messo a bere vodka e a canticchiare tra sé canzoni russe. Fine della possibile dormitina. Così ho guardato un po' di film. Superman, Wolverine, appunto, e un documentario su Bergdorf Goodman, il department store che forse conosco meno, qui a New York. Il documentario di intitola "Spargete le mie ceneri da Bergdorf", un titolo tratto da un cartoon del mitico New Yorker (l'autrice del cartoon ha spiegato che quando ha immaginato le due amiche della upper east side di Manhattan che davanti a un tè parlano della loro cremazione e del destino delle loro ceneri, il nome del department store non poteva che essere Bergdorf. Non ha pensato neppure per un attimo a Saks, Neiman o Barneys… doveva essere Bergdorf, il più newyorchese di tutti). 

Il documentario è fatto benissimo, con decine di persone intervistate o ricordate attraverso foto, brani registrati ecc. Da Linda Fargo, capo dei buyer, alla sua "maestra" Dawn Mello. Dal capo dei commessi ai personal shopper più importanti. Dall'ideatore delle vetrine di Natale (a cui comincia a lavorare in febbraio, appena smantellate qualle del Natale appena trascorso) al nipote del fondatore. Dalle celeb che lo frequentano (Cher, Joan Rivers e moltissimi altre e altri) agli stilisti che lo vedono come un traguardo importantissimo (Michael Kors, Jaso Wu, Vera Wang e tanti tanti altri).

Mi ha fatto piacere notare che tra gli stilisti e/o marchi stranieri, ne hanno scelti CINQUE, quattro dei quali italiani. Hanno intervistato Giorgio Armani, Stefano Gabbana e Domenico Dolce, Laudomia Pucci e Silvia Venturini Fendi. Il quinto marchio citato è Dior, con una mini apparizione del ceo Sydney Toledano. Made in Italy batte Made in France 4 a 1, quindi. ;-)))

Ma ho anche pensato che sarebbe bellissimo vedere un documentario simile sulla nostra Rinascente. Che ha lo stesso patrimonio di storia e che rappresenta un simbolo dell'Italia e di Milano in particolare. Ha segnato o testimoniato o riflesso tanti cambiamenti nella nostra società e ha sicuramente contribuito al successo di tanti talenti (Armani agli inizi della sua carriera ha lavorato alla Rinascente come vetrinista, proprio come Ralph Lauren ha fatto per Brooks Brothers…). E sono sicura che ci sono alrettante storie e personaggi da raccontare, persone che lavorano o hanno lavorato o amano la Rinascente. Spero davvero che prima o poi qualcuno ci pensi. Gli americani sono bravissimi a celebrare ciò che hanno di storico. Noi italiani, purtroppo, molto meno. 

  • D |

    Non avevo sentito ancora parlare del documentario su Bergdorf Goodman e dopo che lei l’ha consigliato qui l’ho visto, e mi è piaciuto moltissimo. I documentari americani soprattutto nella moda sono imperdibili.
    Sullo stesso filone consiglio la serie tv Mr Selfridge, storia romanzata del fondatore del celebre department store londinese. Forse non una delle migliori serie della storia ma vale la pena guardarlo per l’ottima interpretazione di Jeremy Piven (Mr Selfridge) e per alcune incursioni nello stile dello shopping nei primi del Novecento, così diverso da quello di oggi.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Mr_Selfridge
    Dopo Londra e New York, anche io vorrei che la nostra Rinascente fosse celebrata adeguatamente. Anche solo raccontare di Gabriele d’Annunzio farebbe incantare tanti spettatori stranieri. Ma quando penso a Milano, e ai templi dello shopping, anche se la Rinascente è senz’altro uno di questi, non posso far altro che dare il primo posto al Quadrilatero. E’ il vero cuore pulsante del commercio di lusso Milanese, ieri come oggi. E ne vado molto fiero, perchè rappresenta un “ecosistema” unico al mondo. Nessun grande magazzino in nessun’altra parte del mondo, ma nemmeno nessun altro “insieme di vie” potrà mai eguagliare il nostro Quadrilatero. Le viuzze strette, i bellissimi palazzi, l’atmosfera, la storia che si respira. E’ tutto così concentrato e magnificamente italiano. Non ho trovato la stessa atmosfera nè in Old Bond street, nè in Avenue Montaigne, nè tanto meno sulla Fifth. E da italiano mi fa piacere.

  • Giulia Crivelli |

    @paola per la Rinascente ci sto, pensiamoci seriamente!
    Quello che mi dici di Dawn Mello la rende ancora più affascinante. Perché dal documentario esce il ritratto di una donna estremamente discreta (Linda Fargo è diversa!) e che non esibisce i suoi successi né il ruolo, evidentemente cruciale, che ha avuto nelle vite di Tom Ford e, suppongo, di tantissimi altri

  • Paola Bottelli |

    Giulietta, Dawn Mello e’ l'”inventrice” di Tom Ford e Domenico de Sole!! Cio’ detto, la Rinascente ora e’ thailandese, ma la sua storia e’ magnifica da raccontare. lo facciamo noi due??

  • Fra |

    É cosa ritrita, abbiamo una eredità enorme ma non la sappiamo ne apprezzare, ne valorizzare

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