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Speechless (davanti a Jay McInerney) in Manhattan

Una delle piccole leggende sulla mia infanzia riguarda un episodio accaduto quando avevo circa 3 anni e mezzo. Pare che ancora non parlassi. O meglio, parlavo ma usavo un linguaggio tutto mio, che solo mia mamma e una mia zia capivano. Per dire, VERDE per me era IBI… Così mia mamma, nonostante lo scettiscimo di mio padre (che di mestiere fa il neurologo e neurochirurgo, ancora oggi che ha 76 anni, quindi forse sarebbe meglio dire che E' un neurologo e neurochirurgo), decise di portarmi da un pediatra e da un logopedista. I quali più o meno le dissero la stessa cosa, di avere ancora un po' di pazienza, perché quando avessi parlato, nessuno mi avrebbe più fermata. E' successo proprio di così… Almeno per tutto il periodo della scuola ho parlato sicuramente troppo, stordendo me stessa, i miei famigliari e chiunque mi stesse intorno. Poi ho imparato a trattenermi, a soppesare un po' di più le parole, a contare fino a cento prima di aprire bocca. Ma lo spirito del grillo parlante, del bastian contrario, di chi pensa (sbagliando) di avere sempre qualcosa da dire, purtroppo un po' mi è rimasto. Una persona che mi è molto cara me l'ha ricordato non più tardi di qualche giorno fa e mi ha fatto anche un po' male… E' così difficile cambiare (in meglio).

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Tutto questo per dire che è difficile lasciarmi sensa parole. Ma la serata di ieri, in cui all'Epicenter Prada di New York (qui accanto, la bellissima vetrina di Dean & Deluca, proprio di fronte al flagshipstore di Prada, su Broadway), come ho scritto anche nel post di ieri, hanno presentato i cinque vincitori del concorso letterario Prada Journal, mi ha lasciata proprio così, "speechless". Anche perché le parole belle, interessanti, affascinanti, le hanno scritte e dette altri. I cinque vincitori, prima di tutto, Mattia Conti, Leisl Egan, Angel Mario Fernandez, Sarah Harris Wallman e Peng Yang. E poi i cinque personaggi newyorchesi che le hanno lette, quelle parole, scegliendo brani dai racconti che i cinque aspiranti scrittori hanno mandato per il concorso: Jay McInerney, Greg Shteyngart, Anthony Mackie, Zoe Kazan e Jonathan Ames.

Su Moda24 di domani potrete leggere, se vorrete, un articolo sul premio e sulla serata, ma mi premeva anticiparvi alcune sensazioni, anche perché nell'articolo troverete soprattutto altre considerazioni. L'Epicenter appariva ancora più grande di quello che è, mi ha ricordato il boccascena della Scala e il suo "backstage", uno dei più profondi che esistano al mondo (dall'esterno non ci si rende conto, ma il teatro occupa un pezzo enorme di via Verdi). Per chi non è mai stato all'Epicenter: il negozio si affaccia da una parte su Broadway e dall'altra su Prince Street (credo, Prince). Come profondità, si estende quindi su un intero isolato. Subito dopo l'entrata di Broadway c'è una specie di "buco" (il boccascena…) che normalmente ovviamente serve per presentare prodotti. Ieri era stata allestito come un piccolo teatro con di fronte il minipalcoscenico sul quale sono saliti il presentatore, Oliver Platt, e chi ha fatto il reading. Il tutto è durato un'oretta e mi ha colpita il quasi religioso silenzio con il quale sono stati ascoltati. E non era una folla di super intellettuali, penso fosse anzi una piccola "fashion crowd", anche se sicuramente c'erano anche amici e conoscenti e ammiratori a vario titolo di JayMcInerney & Company. Ma il fatto stesso che si stessero leggendo brani di racconto induceva a un rispettoso silezioso. Forse perché a Manhattan le persone li organizzano e frequentano spesso, non so. Però è stato bellissimo. A maggior ragione perché non c'erano attori professionisti, che quindi fagocitano, nella mia esperienza, i testi, perché vogliono apparire in prima persona. Qui a splendere erano le parole dei cinque aspiranti scrittori. E in particolare – e non lo dico per campanilismo perché campanilista proprio non sono – mi ha colpita il racconto di Mattia Conti. Che parla di un uomo supermiope e di una donna superastigmatica che si conoscono e innamorano, anche perché i loro difetti visivi si completano a vicenda e completano le rispettive visioni del mondo. Hanno un figlio (che ci vede perfettamente) e poi decidono di correggere chirurgicamente i rispettivi difetti. Salvo accorgersi che perdere la propria visione del mondo è un peccato. Una metafora bellissima del rischio che corriamo a rincorrere ciò che non abbiamo, trovo.

Bene, ora vado a dormire qualche ora, fuori dalla finestra c'è ancora un sacco di vita, anche se qui sono le due di notte passate. Le mille luci di New York, per citare il titolo del libro più famoso (ma forse non il più bello, secondo me, ed ecco il grillo parlante…) di Jay McInerney.

  • Giulia Crivelli |

    @lola
    grazie, come sempre!
    I racconti saranno raccolti in un e-book che sarà pubblicato da Feltrinelli e scaricabile gratuitamente dal sito di Prada. Il tutto entro l’anno. Miuccia Prada è fantastica. Una delle pochissime persone a cui non ho MAI sentito dire una banalità. Piuttosto tace

  • lola |

    Che bel racconto, sei un grillo parlante pieno di talento. Questi racconti vincitori saranno pubblicati? Che persona interessante Miuccia Prada!

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