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La Trapeze di Céline e le sue tante, tante sorelle

E' da molti mesi che mi frulla per la testa l'idea di scrivere della borsa "Trapeze" di Céline, la "borsa con le orecchie" arrivata nei negozi oltre un anno fa e sulle passerelle anche prima. Trascorsa più o meno una stagione e ottenuto un successo pazzesco e forse inaspettato anche da parte da Phoebe Philo, la direttrice creativa di Céline che l'ha creata, la Trapeze è stata, diciamo così, fonte e forma d'ispirazione per talmente tante altre borse di talmente tanti altri marchi, che dovevo trovare una spiegazione. Ho avuto un primissimo impulso di bollare il tutto come "imitazione", come desiderio un po' matto e disperato di godere del fenomeno di moda che aveva trainato le vendite della Trapeze. E' un momento in cui tutti hanno un grande bisogno di vendere e quando qualcosa ha successo, si cerca di "rubarne" un pezzettino, di replicarne la formula.

Non succede solo nella moda! Pensate ai libri, all'esplosione della "chick lit" (abbreviazione di "chick litherature", romanzi per ragazze), nato con Sophie Kinsella, Candice Bushnell (autrice di Sex and the City) e delle loro infinite imitatrici. Più di recente, spiace ricordarlo, almeno a me, c'è il filone sentimental-erotico (?) iniziato con le famigerate Cinquanta sfumature di grigio e continuato con centinaia di altri titoli più o meno azzeccati. 

Celine

Ma torniamo alla Trapeze: da qualche giorno ho cominciato a ritagliare dai giornali foto di borse "sorelle minori" della borsa di Céline. La Trapeze è un esempio di "it bag", che letteralmente vorrebbe dire "LA borsa", "la borsa con la L maiuscola", "proprio LA borsa". Con "it bag" (non so chi abbia coniato il termine) si intende insomma la borsa che diventa un successo quasi istantaneo, in modo spesso imprevisto ma sempre graditissimo per i marchi che l'hanno creata. E' una specie di benedizione per qualsiasi stilista, marchio, azienda. Perché le borse hanno i margini maggiori e perché danno una visibilità e un ritorno di immagine che nient'altro può dare. Insomma, se una borsa diventa una "it bag" c'è da festeggiare. 

Qualche giorno fa Madame Figaro ha chiesto ad alcuni stilisti come si inventi una "it bag". I più sinceri hanno risposto che non esiste una formula, che non è una cosa che si programma a un grande tavolo a cui sono seduti creativi, uomini e donne di marketing e della pubblicità, esperti di semantica del web o di sociologia dei consumi o di geopolitica o amministratori delegati e uomini e donne della finanza. Non c'è brain storming che tenga, insomma. La nascita di una "it bag" ha a che fare con la distruzione creativa, con lo zeitgeist, con il gusto di lavorare e creare ma anche con… la fortuna.

Ieri sono andata in libreria a cercare la biografia di Diana Vreeland, ma non c'era e l'ho ordinata. In compenso ho comprato un libro sulle frasi famose di Karl Lagerfeld, una raccolta curata dal figlio di Diana dei "memo" (delle e-mail ante litteram) con cui inondava i collaboratori fuori e dentro la redazione di Vogue America, e, last but not least, un libro intitolato: "Io sono un mito. I capolavori dell'arte che sono diventati icone del nostro tempo". Ieri sera l'ho sfogliato e ho trovato degli spunti molto interessanti per capire come siano nate tante sorelle della Trapeze. La moda è (anche) una forma d'arte per me. E come l'arte specchia e si rispecchia nella società. Come un'opera d'arte colpisce al punto da entrare, imitata in modo più o meno onesto, palese e riconoscente, nell'immaginario collettivo, così accade, evidentemente, per una borsa. Con una bella e interessante differenza, che pur essendo noi nell'epoca della riproducibilità, il massimo a cui si possa aspirare per possedere un'opera d'arte, diciamo, di Warhol, è comprare un manifesto, una serigrafia, una fotografia. La borsa la possiamo proprio comprare. Possiamo comprare l'originale, se vogliamo e possiamo (per la Trapeze ci vogliono dai 1.500 euro in su e forse sto arrotondando per difetto). Oppure possiamo comprare una delle sue sorelle. Non sto parlando di falsi, li detesto (ma questo è un altro discorso). Sto parlando di borse che assomigliano all'originale, ma hanno anche una loro personalità, come succede per tutte le sorelle.

In ogni caso, qualche ora fa ho fatto un bel collage e poi l'ho fotografato (lo vedete qui sopra). Non è un albero genealogico della Trapeze, ma un puzzle che la riguarda. E' un puzzle a cui mancano tanti pezzi, perché ci sono altri marchi dove si può trovare una sorellina o sorellona della Trapeze. In ogni caso, direi che ci sono gradi di separazione diversi tra le altre borse, ma sono tutte in qualche modo legate. Colpiscono evidentemente una corda. Qualcuno ha tentato di darmi una spiegazione razionale del successo della Trapeze. E' chiusa ma è anche aperta. E' rigida ma non troppo. Si presta a tante varianti e combinazioni di colori. Si può portare a mano con comodità. ecc ecc. Tutte considerazioni vere ma fatte a posteriori e comunque insufficienti a capire davvero quella borsa e gli entusiasmi che ha suscitato, in tutto il mondo, in tutti i mercati, tra ogni tipo di donne di ogni età. E anche questo è molto interessante.  

Non so quanto tempo dovremo aspettare prima di un altro "caso Trapeze", che potrà verificarsi anche per le scarpe (è successo), i cappotti o, magari, di nuovo, per i libri. Ma non sono cose che succedono tutte le stagioni. E per questo la Trapeze mi ha tanto appassionata.

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  • Giulia Crivelli |

    @carla
    ti confesso un piccolo segreto. più passando gli anni, più cerco cose fatte da artigiani, illudendendomi un po’ che siano davvero uniche. sono oltre l’innamoramento per il singolo modello di un brand, per quanto bello, fatto bene, creativo. sto addirittura pensando di fare un corso di cucito, anche su pelle, per fare piccole modifiche alle borse che ho…

  • carla |

    Scusami, e tu cosa ne pensi della Edge?
    A Parigi una mia collega mi faceva notare come questo modello fosse molto amato e al braccio delle sciccosissime francesi questa Edge così elegante, “unica”. La Trapeze viene considerata d’impatto, ma ormai ve ne sono moltissime di molti altri brand. E poi, diciamoci la verità: le due terrificanti “orecchie ” della Trapeze!!!!!
    Buona giornata

  • Giulia Crivelli |

    @carla
    E’ imitatissima, è vero, forse per questo ti/ci appare banale
    Sulla Edge, accetto la scommessa!
    buon anno anche a te!

  • carla |

    A me non piace per nulla la Trapeze. La trovo imitatissima e banale.
    Per me il modello ora che diverrà un must è la Edge di Celine, veramente raffinata e molto francese. Auguri!!!

  • Giulia Crivelli |

    @annalisa
    che occhio! certo, ha ragione, la foto che ho trovato – perché cercavo un’immagine recente – è della sorella maggiore dell’originale trapeze. La forma, però, è proprio quella!
    grazie della sua attenzione e buon week end

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